Questa recensione fa parte di Cordelia di settembre 26

Je suis. Affermazione identitaria, presa di parola, refrain ostinato che è insieme dichiarazione e rivendicazione. Così si presentano i personaggi ritratti nella serie Decolonial (Hi)stories della coreografa e danzatrice Betty Tchomanga, cui Short Theatre 26 dedica un focus. In scena non c’è evocazione, ma la presenza vibrante delle vite ritratte: corpi portatori di memoria, di ferite, di energia. La storia coloniale intrecciata alla biografia. Mulunesh porta con sé il fardello di una doppiezza identitaria contenuta in un corpo tanto esile quanto potente. Nata in Etiopia, è stata adottata da una famiglia francese che l’ha ribattezzata Adelaïde. Trova rifugio nella family di un gruppo di wrestling, conosce il Krumping, danza urbana nata per convertire l’ira in movimento. Con lei riattraversiamo un percorso fatto di discriminazione, lotta, riappropriazione. Vestita da wrestler – pantaloncini larghi, scarpe da boxe, un turbante nero e una bianca gorgiera al collo – entra in scena con discrezione e affonda gli occhi grandi nella platea attraverso uno specchio. Raggiunge poco dopo lo spazio ristretto tra una sedia e un grande tavolo – altro elemento ricorrente della serie, postazione da relatore, testimone, imputato o giudice. Se la voce off ci racconta i punti cardine della sua storia, il suo corpo sulla scena ci dà accesso alla sua vita intima. La scrittura coreografica è costruita sugli stilemi del Krumping: i muscoli di Mulunesh rispondono ad un ritmo ostinato e sintetico, dapprima con movimenti minimi, come risposte involontarie del sistema nervoso. Progressivamente si adeguano al linguaggio del mondo, i gesti si fanno sempre più schizofrenici. In quello spazio compresso inizia una lotta interiore: ne emergerà potente, dalla sommità del capo fino ad allora celata, una maschera abissina. Da qui Mulunesh prenderà la scena e la parola: quella prima persona affermata con forza da passi netti e un corpo non più guidato, ma scosso dal profondo da un’energia ancestrale che sfonda le pareti della sala. (Sabrina Fasanella)
Visto a La Pelanda – Short Theatre 2026 creata da Betty Tchomanga / GANG Collaborazione artistica e performance Mulunesh. Assistente alla coreografia in tournée Lynda Rahal. Progetto sonoro Stéphane Monteiro. Realizzazione sonora Maëlan Carquet. Costumi Marino Marchand in collaborazione con Betty Tchomanga. Maschera Mariette Niquet-Rioux. Scenografia e oggetti di scena Betty Tchomanga in collaborazione con Vincent Blouch. Produzione Marion Cachan & Florentine Busson. Amministrazione Marion Le Guerroué. Foto Grégoire Perrier












