HomeCordelia - le RecensioniDOUBLE BILL (coreografie di Thomas Bradley e Sita Ostheimer)

DOUBLE BILL (coreografie di Thomas Bradley e Sita Ostheimer)

Questa recensione fa parte di Cordelia di giugno-luglio 26


È una doppia serata: due formazioni diverse, due differenti programmi, ma sullo stesso palco, a seguire. Invenzione di Valentina Marini che, per il Festival Fuori Programma da lei curato, assembla dispone cuce e ricuce disinvolta e sapiente questo cartellone estivo. Il palco è quello gigante open air dell’Arena al Teatro India. Due performance diverse ma senza intervallo. Il tempo solo di levare qualche metro di nastro, e si riparte. In parallelo, con effetto di contrappunto più che di specchiamento: la varietà nella proposta resta comunque singolare e irripetibile. Difficile racchiudere in poche parole definitorie la ricchezza creativa di Thomas Bradley, che qui prova di nuovo a maturare un suo pensiero coreografico. Con Louella May Hogan, Marina Kladi, e Ichiro Sugae, Bradley realizza Playwork: «uno studio sui sistemi coreografici e sul loro funzionamento». La natura metacritica delle interazioni fra i quattro interpreti limitano però al mero calcolo istantaneo, al gioco sottile ma non di rado inesploso, all’attenzione certo prolungata e resistente ma non sempre capace di agency, un lavoro ancóra germinale. Gli straordinari costumi realizzati dallo stesso Bradley, tagliati e assemblati con perizia archeologica, e le musiche ugualmente interrotte e montate per sbalzi e umori acustici, sono l’equivalente di questo approccio: interessantissimo nella composizione, pochissimo nella realizzazione. A seguire, la MiR Dance Company (di Gelsenkirchen) con Hasard & Bolero, coreorafia (e costumi) di Sita Ostheimer. E qui, invece, vanno in scena i luoghi comuni più riusciti (pure abusati) del contemporaneo. Lavoro del 2024, pieno di energia cinetica e intensità interpretativa, è diviso in due parti, una in cui il sonoro è una sorta di paesaggio di mera evocazione interiore; il secondo ripete (letteralmente, fanno quasi le stesse cose senza alcun cambio di punto di vista) il celebre Boléro di Maurice Ravel. Gli interpreti sono preparatissimi e fanno un figurone (Yordi Asiel Perez Cardoso, Marie-Louise Hertog, Alessio Monforte, Hilla Regev Yagorov, Chiara Rontini, e Urvil Shah) ma un poco mi cadono le braccia: per la povertà della composizione, la prevedibilità del movimento, per la staticità dell’invenzione (al ballettofilo giovane consulente ministeriale piace senza condizioni; a me confesso è pure simpatico, allora mi allontano per non questionare). (Stefano Tomassini)

Visto all’Arena del Teatro India per il Festival Fuori Programma

Cordelia, giugno-luglio 2026

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Stefano Tomassini
Stefano Tomassini
Insegna studi di danza e coreografici presso l’Università Iuav di Venezia. Nel 2008-2009 è stato Fulbright-Schuman Research Scholar (NYC); nel 2010 Scholar-in-Residence presso l’Archivio del Jacob’s Pillow Dance Festival (Lee, Mass.) e nel 2011, Associate Research Scholar presso l’Italian Academy for Advanced Studies in America, Columbia University (NYC). Dal 2021 è membro onorario dell’Associazione Danzare Cecchetti ANCEC Italia. Nel 2018 ha pubblicato la monografia Tempo fermo. Danza e performance alla prova dell’impossibile (Scalpendi) e, più di recente, con lo stesso editore, Tempo perso. Danza e coreografia dello stare fermi.

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