Questa recensione fa parte di Cordelia di giugno-luglio 26
Sul palcoscenico del teatro India entriamo a disporci ai lati lunghi di un rettangolo, chiuso sul lato corto da un palco rialzato. Da lì una figura accucciata in penombra fa risuonare echi di conchiglie; la luce fredda mostra, in basso al centro della scena, tre corpi senza geografia. Come immersi in un brodo primordiale, Chiara Ameglio, Rafael Candela e Nicola Galli – i corpi fluidi e disarticolati – faticosamente provano a organizzare muscoli, arti, giunture per guadagnare la posizione eretta, per imparare a esistere, ognuno nel suo percorso che inciampa nell’altro o nell’altro trova sostegno. I naufraghi di questo mondo, guidati da un misterioso e continuo flusso di suoni progressivamente più distorti e sintetici, sembrano disperatamente cercare un senso: i corpi esplorano i propri limiti sconfinando in quelli dell’altro, lasciando propagare l’energia in riverbero, vittime e carnefici del gesto altrui. Liberamente ispirato al romanzo Il signore delle mosche nella volontà di sovvertirne la morale (per Golding «l’uomo produce il male come le api il miele»), il concept e la coreografia di Nicola Galli evolvono in rito sciamanico di liberazione che passa dall’immobilismo alla frenesia del terrore, all’attrazione/repulsione verso il divino, alla scoperta di un’identità che infine si scioglie nella comunità allargata alla platea degli spettatori. Eppure sotto un’altra luce, la parabola di Diluvio sembra ricalcare la deriva umana che da quel primitivo annaspare si rifugia in tentativi di esistenza virtualmente condivisa, interazioni filtrate da una telecamera che ruba e inventa le identità, continuamente spostandosi per documentare una sfilata di personaggi, oggetti, ruoli che come schegge si susseguono sul palco. La telecamera a infrarossi ingrandisce in live streaming il dettaglio dei corpi, passando di mano in mano come l’occhio allucinato di uno scrolling voyeuristico cui è difficile non pensare. Così la finale liberazione arriva anche come culmine di un disfacimento collettivo, orizzonte disperato di questo presente in collisione. (Sabrina Fasanella)
Visto a Fuori Programma – Teatro India Concept e coreografia e set design: Nicola Galli. Danza: Chiara Ameglio, Rafael Candela, Nicola Galli. Ambiente sonoro live: ALOS. Dramaturg: Giulia Melandri. Frammenti vocali: Roberto Magnani. Suggestioni musicali: Simona Diacci Trinity. Style research: Miss Tilly. Light design: Lucia Ferrero, Nicola Galli. Cura e promozione: Margherita Dotta. Produzione: TIR Danza, Orbita | Spellbound Centro Nazionale di Produzione della Danza. Co-produzione: MilanOltre. Con il supporto di: Istituto Italiano di Cultura di Oslo, Dans Sorost-Norge / Bærum Kulturhus, NID Platform, Ambasciata di Norvegia a Roma, Performing Arts Hub Norway. In collaborazione con: Nebula APS










