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HomeCordelia - le RecensioniCASANOVA (di F. Sinisi, regia di F. Condemi)

CASANOVA (di F. Sinisi, regia di F. Condemi)

Questa recensione fa parte di Cordelia di maggio 26

Liberamente ispirato a Storia della mia vita dell’avventuriero e intellettuale veneziano Giacomo Casanova (scritti a partire dai quali Fellini realizzò il suo celebre film del 1976) va in scena, in prima assoluta al Teatro Vascello, Casanova di Fabrizio Sinisi, per la regia di Fabio Condemi. Ci troviamo nelle sale della biblioteca all’interno della dimora del conte di Waldstein a Dux, in Boemia, dove, tra il 1791 e il 1798, Casanova (interpretato da Sandro Lombardi) presta servizio come bibliotecario, e dove scrive i suoi celebri Mémoires de G. Casanova. Ècrits par lui-même. Nel tentativo di riappropriarsi di frammenti di memoria, rievocando i «volti sconosciuti senza nome avvolti in un mare d’ombra», l’uomo si sottopone a una seduta di ipnosi guidata da un medico mesmerista (Marco Cavalcoli, versatile interprete che veste i panni anche del frate Marino Balbi, compagno di prigionia di Casanova nei Piombi). «Io sono vicino a voi, come un vecchio amico o un compagno di scena»: le parole del mesmerista innescano, fin da subito, una più ampia riflessione sul dispositivo scenico – quale terreno di incontro tra passato e presente, tra vita e morte – e sul tempo, là dove il vissuto personale diviene anche l’occasione per interrogare la memoria collettiva (testimone di rilevanti eventi storici, Casanova muore nel 1798, quando il mondo si prepara ad accogliere la modernità, foriera di grande cambiamento). Di contro, però, alla proposizione di contenuti e approfondimenti, la struttura compositiva risente di una certa rigidità che àncora il racconto a un impianto scenico codificato e poco mutevole. Tra i ricordi e i personaggi evocati (scolpiti dal disegno luci di Giulia Pastore), è Casanova bambino (Edoardo Matteo) a condurre il protagonista nei luoghi natali, mentre l’incontro con la giovane amata Henriette (Simona De Leo), nell’autunno del 1749 a Cesena, dà avvio alla «sanguinosa lotta per l’amore». «Il tempo è la malattia», sentenzia infine la Marchesa D’Urfé (Betti Pedrazzi), poiché condanna l’essere umano all’oblio. Tuttavia, tra l’inizio e la fine, la vita esplode. (Giusi De Santis)

Visto al Teatro Vascello. Di: Fabrizio Sinisi; Regia: Fabio Condemi; Con: Sandro Lombardi; E con: Marco Cavalcoli, Simona De Leo, Alberto Marcello, Betti Pedrazzi; Per la prima vota in scena: Edoardo Matteo; Scene e drammaturgia dell’immagine: Fabio Cherstich; Costumi: Gianluca Sbicca; Disegno luci: Giulia Pastore; Musiche e sound design: Andrea Gianessi; Assistente alla regia: Andrea Lucchetta; Assistente scenografo: Andrea Colombo; Assistente costumista: Eleonora Terzi; Foto e video backstage: Agnese D’Ascanio, Sebastiano Piattini; Documentazione e redazione: Nicola Fiori; Grafica: Mike Toebbe; Foto di scena: Luca Del Pia; Produzione: LAC Lugano Arte e Cultura; In coproduzione: Emilia Romagna Teatro ERT/Teatro Nazionale, TPE – Teatro Piemonte Europa, Compagnia Lombardi-Tiezzi

Cordelia, maggio 2026

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Giusi De Santis
Giusi De Santis
Giusi De Santis si laurea con lode in Analisi del Film con una tesi su Luis Buñuel, presso la facoltà di Lettere della Sapienza Università di Roma, dove è stata cultrice della materia ‘Teoria e interpretazione del film’ - corso di Laurea in ‘Forme e Tecniche dello Spettacolo’ -, e dove approfondisce gli studi di metodologia e critica sia cinematografica che teatrale. Ha lavorato alla Fondazione Cinema per Roma per quattro edizioni del Rome Film Fest e per la Compagnia Leone Cinematografica nell’ambito del coordinamento della produzione e, successivamente, come story editor e responsabile editoriale. Svolge attività di consulenza artistica e di editing per la realizzazione di podcast e collabora, come membro del comitato scientifico, chair e discussant, alla progettazione e realizzazione di convegni nazionali e internazionali. Ha scritto di cinema e teatro per diverse riviste online, tra cui Frame e Paper Street e, al lavoro di critica cinematografica e teatrale, affianca quello di dramaturg. Dal 2017 collabora con la rivista Left, dove cura anche la rubrica di cinema. Autrice di saggi e racconti, per L’Asino d’oro edizioni ha curato i volumi Infinito Antonioni. Una ricerca rivoluzionaria sulle immagini (insieme a E. Amalfitano, 2024), Fine serie mai (2023), Il cielo della luna (2020).

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