Piaceri, colpe e responsabilità dell’eroe. L’Orestea performativa di Enzo Cosimi

Una riflessione sulla radicale rilettura della trilogia dell’Orestea di Enzo Cosimi che dal 2019 al 2022 ha presentato seperatamente tre spettacoli ora visti insieme nell’ambito di Romaeuropa Festival 2022.

Glitter in my tears. Foto Piero Tauro

«L’eroe è adesso frantumato, rotto, in rovina, è il risultato di ciò che io sento della società». Così raccontava Enzo Cosimi nel 2019, all’indomani del debutto della prima coreografia di una nuova trilogia dedicata all’unico corpus classico pervenuto per intero, l’Orestea, e che durante l’ultimo Romaeuropa Festival ha visto la presentazione di tutte e tre le parti. 

Dopo Glitter in my tears (2019, l’unico che non riprende direttamente il titolo di una delle tragedie, che in questo caso è l’Agamennone) e Coefore Rock and roll (velato, quest’ultimo, di una malinconia da prima chiusura Covid nell’autunno 2020), quest’anno si aggiunge Le Lacrime dell’Eroe / Installazione performativa sulle Eumenidi. Nel primo spettacolo la forma coreografica incontra la parola personale e parola saggistica, nel secondo il corpo si fa rito di stasi e attesa collettiva, mentre ora il terzo appare destinatario della critica più evidente alla tragedia e alla stessa società contemporanea.

Le lacrime dell’eroe. Foto Antonio Ficai

Dopo la visione integrale della Trilogia della vendetta, in un flusso di quasi quattro ore di fila, i tre autonomi e distinti spettacoli acquisiscono una luce nuova, immergendo gli spettatori in un ambiente da cui si fa fatica a distaccarsi.    

L’eroe e l’immaginario relativo a cui si riferiva il coreografo (l’intervista la leggete qui) mettono in gioco una lettura profondamente contemporanea del fatto tragico (coadiuvata dallo scavo drammaturgico a cura di Maria Paola Zedda), che risalta ancora di più proprio in quanto la scelta del modello è così iconica: così ci si scontra con unità aristoteliche frantumate, mito richiamato solo per brevi suggestioni con la libertà di potersene allontanare e poi di poterle considerare archetipi da reinterpretare secondo nuovi parametri. 

Parlando dei corpi in scena, (a differenza di altre sue sperimentazioni più concentrate sul trarre forza peculiare da non professionisti) qui persona, performer, danzatore e personaggio – e dunque vissuto, finzione e presenza – sono presenti sul palco, accostati nelle diverse funzioni ma mai fusi insieme; ora emergono in maniera più evidente, ora devono essere indagati con maggior impegno da parte di chi vi assiste, ora appaiono come segni fluidi. La dichiarazione di intenti (“Sono Alice e in questo lavoro sono Clitemnestra…”) è soltanto a beneficio di maggiore chiarezza: il suo profondo legame lo si ritrova nella qualità del gesto che è ricordo di azione mimetica, è nella presenza che si esplicano le relazioni di assoggettamento o sudditanza tra i corpi, nelle pose plastiche, nell’attitudine, nell’azione scarnificata da sovrastrutture, puramente funzionale, e in quella fortemente simbolizzata e stratificata. 

Coefore rock and roll. Foto Piero Tauro

E ancora, in questa dimensione dal carattere fortemente performativo e installativo ma comunque efficace nella fruizione frontale, i tempi del presente scenico appaiono dilatati, estremi, lo sguardo su ciò che accade si può e si deve soffermare sull’intero spazio, ricchissimo (come le tante coperte e pupazzi presenti nella nuova versione di Coefore rock and roll, possibile simbolo di una innocenza perduta dopo il matricidio), in alcuni momenti essenziale (solo alcuni accessori in Glitter in my tears), in altri fonte di chiavi onirico-assurde (il casco da astronauta, il frullatore pieno di liquido rosso nelle Lacrime dell’eroe). Ogni elemento non può essere letto secondo un unico sistema di valori, non è detto che ciascuno di questi possa avere senso razionale ma tale estrema libertà non depotenzia i singoli segni. 

Accennavamo prima della rilettura critica dell’ultima istallazione. Le Eumenidi, forse tra i testi più complessi da mettere in scena perché molto statico e verboso, ma allo stesso tempo documento eccezionale di un cambio di assetto da parte della società attica in quanto testimone del passaggio verso la democrazia e l’assunzione di responsabilità, nella rilettura di Cosimi diventa occasione per un ripensamento radicale, in grado di tenere insieme la carnalità esposta e animalesca e atmosfere postapocalittiche cyberpunk. Certo, il passaggio alla democrazia aveva significato progresso e sviluppo, ma quanto altro ha sacrificato? Quel corpo prima raccontato con raziocinio freddo e poi come divelto, rimane esposizione di un rimosso, di mancate assunzioni di responsabilità. E ancora, a testimonianza della fallacia di un discorso dato per assodato e universalmente giusto, c’è sul palco un totem contemporaneo, rappresentazione di uno schermo da smartphone gigante e il collegamento con un rinnovato “aeropago artificiale”. Si tratta di una AI sviluppata proprio in questa occasione sulla base dei testi di Eschilo, di miti e trattati filosofici, dimostrazione perfetta dell’estremismo e contemporaneamente della contraddizione che emerge dalle risposte che continua a dare, impedendo di fatto di potervi fare acriticamente affidamento.

Le Lacrime dell’eroe. Foto Gino rosa

La danza di Cosimi vive i tempi lunghi, e non tanto perché, quarant’anni anni fa, il suo lavoro non fu inizialmente compreso dalla critica di danza che arrivò a elogiarne la grandezza dopo il riconoscimento del nuovo teatro, quanto perché le immagini si creano seguendo ritmi propri e conducono lo spettatore con grazia dentro un mondo complesso da leggere e accettare. E lo è a partire dal lavoro sull’assunto letterario originale fino ai derivati dalla lettura sadomaso del rapporto tra sessualità e potere, esplicitati già in sede progettuale come rilettura del piacere che deriva dall’inflizione del dolore propria della fabula dell’Agamennone. Così come la reinterpretazione – e la messa in crisi radicale – del passaggio da una comunità matriarcale, arcaica, vendicativa e rituale (Coefore) verso una società più “avanzata” poiché democratica, dove la giustizia è demandata a qualcuno di extra ordinario (Eumenidi). Anche qui la danza diventa, guardando alla base, movimento – anche minimo – organizzato nel tempo, dove ogni passo, ogni respiro, ogni parola pronunciata, fosse anche da un dispositivo elettronico, diventano atto coreografico.

Viviana Raciti 

Romaeuropa Festival – Novembre 2022

GLITTER IN MY TEARS
Regia, coreografia, scene e costumi: Enzo Cosimi
Interpreti e collaborazione alla coreografia e ai testi: Alice Raffaelli, Giulio Santolini, Matteo De Blasio
Testi: Enzo Cosimi, Giulia Roncati, Genesis P-Orridge
Disegno luci: Gianni Staropoli
Colonna sonora a cura di: Enzo Cosimi
Musiche: Georg Friedrich Haas, Mika Vainio, Arvo Pärt
Organizzazione: Pamela Parafioriti

COEFORE ROCK&ROLL
regia, coreografia, scene e costumi Enzo Cosimi
drammaturgia Enzo Cosimi, Maria Paola Zedda
con Alice Raffaelli, Francesco Saverio Cavaliere, Luca Della Corte, Roberta Racis
e le studentesse di I° e II° livello dell’Accademia Nazionale di Danza
Laura Alfonsi, Sara Azzu, Lucia Bruno, Melissa Brutti, Alice Casagrande Vispi, Leonetta Gandon, Alice Mucci, Giulia Pirandello, Gaia Sessa, Sara Zambon, Valentina Sansone, Giosiana Pennisi
assistente alla coreografia dell’A.N.D Corinna Anastasio
musica dal vivo Lady Maru
disegno luci Gianni Staropoli
organizzazione Pamela Parafioriti

LE LACRIME DELL’EROE. INSTALLAZIONE SULLE EUMENIDI
regia, coreografia, costumi, video Enzo Cosimi
drammaturgia Enzo Cosimi, Maria Paola Zedda
progetto digitale Marcello Cualbu, in collaborazione con Felice Colucci
spazio scenico Enzo Cosimi, Filippo Lilli
sound design Filippo Lilli
performer Alice Raffaelli, Lorenzo Caldarozzi, Filippo Lilli
voci Enzo Cosimi, Alice Raffaelli, Maria Paola Zedda
luci Giulia Belardi, Enzo Cosimi
organizzazione Pamela Parafioriti
assistente di produzione Luca Della Corte
contributo video Roberto Gentile

Viviana Raciti è studiosa e critica di arti performative. Dopo la laurea magistrale in Sapienza, consegue il Ph.D presso l'Università di Roma Tor Vergata sull'archivio di Franco Scaldati, ora da lei ordinato presso la Fondazione G. Cinismo di Venezia. Fa parte del comitato scientifico nuovoteatromadeinitaly.com ed è tra i curatori del Laterale Film Festival. Ha pubblicato saggi per Alma DL, Mimesi, Solfanelli, Titivillus, è cocuratrice per Masilio assieme a V. Valentini delle opere per il teatro di Scaldati. Dal 2012 è membro della rivista Teatro e Critica, scrivendo di danza e teatro, curando inoltre laboratori di visione in collaborazione con Festival e università. Dal 2021 è docente di Discipline Audiovisive presso la scuola secondaria di II grado.

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