Dentro il tabù, Giuliana Musso dall’impotenza alla catarsi

Recensione dello spettacolo scritto e diretto da Giuliana Musso, Dentro, sul tabù legato alla violenza su minori intradomestica. In scena al Teatro India

Foto Federico Sigillo

«Io non sono un personaggio teatrale, io sono Giuliana». Inizia così la scrittura scenica, drammaturgica e attoriale che Giuliana Musso, con la presenza in scena di Maria Ariis, ha presentato al Teatro India di Roma. Che si tratti di autofinzione, di pura invenzione, di gradi di realtà mutuati da strati finzionali importa poco; preme fino a un certo punto (perché evita il pruriginoso) pensare che questa storia sia avvenuta realmente nei termini raccontati dalle due donne in scena; il patto che Giuliana Musso stringe con il proprio pubblico parte da un percorso di scavo nei diversi piani del reale, ed è questo l’importante. La realtà – presunta o vera che sia – è il muro contro cui sbattiamo continuamente, nel tentativo di entrare Dentro. Ma dentro cosa?

Dentro la dinamica creativa? Dentro le relazioni di una famiglia apparentemente perfetta e poi distrutta? Dentro la mente di una donna non creduta che prima a propria volta non credeva? Dentro una dinamica a catena mossa da non detti, da bugie, da verità taciute e altre sbandierate in maniera controproducente? Dentro le maglie di un’indagine per abuso intrafamiliare poi archiviata? Dentro la burocrazia (giuridica, medica, penale, psichiatrica…) che ingabbia il fatto e lo traduce in interpretazione manipolabile? Dentro i tentativi di Freud di individuare le cause prime dei traumi (e della sua abiura, anni dopo, perché non creduto)?

Foto Federico Sigillo

Domande che si affastellano nella mente di chi guarda questo spettacolo, nato su invito di Antonio Latella, direttore della Biennale Teatro, nell’edizione dedicata per l’appunto alle diverse forme di censura, Nascondi(NO) il cui testo è stato pubblicato nel 2021 per i tipi di Scalpendi. Qui la resa scenica è affidata a un palco vivo delle parole di una madre e di una drammaturga, palco che si tinge di rosso, mentre già rosse sono le sedie, e rosso di rabbia è il volto di questa donna che si rivolge alla donna di teatro per chiedere giustizia (immedesimazione o realtà? Ariis e Musso rendono perfettamente i propri ruolo, con grazia e generosità). Il teatro per la prima diviene ultimo approdo, perché se nella vita reale è oramai già tardi, l’unico tentativo è svelare il segreto in scena cosicché possa fungere da monito e contraltare. Quel senso – antico come il teatro stesso – catartico e consolatorio sembra però ribaltato: la donna, fattasi personaggio, spera che il suo sacrifico («mi considereranno una madre di merda, vero?») possa servire a chi guarda.

Allora, questo incontro prima rimandato, rifiutato, guardato con distanza, con diffidenza, entra pian piano nel pensiero di Giuliana Musso che per prima accolse le parole (e di noi che ora ascoltiamo) e che solo dopo di accogliere la storia, di esplorare a propria volta, nel tentativo di capire perché una figlia odi la madre e scappi dal padre, perché una storia segreta sia in realtà una storia di tabù. Una storia vera, se volete, recita il sottotitolo: quell’aggiunta rivolta all’altro, esterno, “se volete”, sembra celare tutta la rabbia d’impotenza che attraversa lo spettacolo, che parte dalle confessioni della madre, ora qui per tentare di fare ammenda per non aver saputo leggere le richieste di aiuto lanciate dalla figlia, e prosegue riprendendo le parole di altri professionisti, tra avvocati, pubblici ministeri, psicologi, carabinieri (tutti affidati a Musso, che con garbo e pochi cambi di postura, toni e accenti, restituisce queste altre testimonianze senza interrompere il flusso di accadimenti, anche se ponendosi sempre a metà tra il racconto e la sua riproposizione). Tutti ingabbiati nella propria porzione di realtà, mentre noi assistiamo esterrefatti all’esposizione di una verità resa invisibile.

Foto Federico Sigillo

L’unica soluzione per rispondere a quelle domande è utilizzare lo scavo analitico, se l’indagine non ha dato riscontro di realtà (perché non in grado di accettare verità che non si riesce a pronunciare se non per vie traverse), tocca agire come se la realtà possa anche solo esser immaginata, quasi fossero le prove di uno spettacolo volte a capire meglio le intenzioni di quel personaggio, «ricominciamo da quando tu…», dice l’una all’altra.

E così si costruisce in scena un’indagine nuova, alla quale assistiamo impotenti; quel bisogno consolatorio sembra venire meno, di fronte a un sistema giudiziario dove la giustizia non è la soluzione perché non in grado di contenere le complessità delle conseguenze che quella “giustizia” comporta, dalla vittima che diventa bersaglio alle soluzioni di comodo per cui «la terapia familiare risolve più di un’incarcerazione». la scrittura di Giuliana Musso non è una scrittura semplificativa, accogliente, ma indagatoria, conoscitiva, complessa proprio perché vuole provare a farsi testimonianza reale, dolorosa, se volete, il più possibile vera, se siamo disposti a credere.

Viviana Raciti

DENTRO
Una storia vera, se volete.

drammaturgia e regiaGiuliana Musso
con Maria Ariis e Giuliana Musso
musiche originali Giovanna Pezzetta
consulenza musicale e arrangiamenti Leo Virgili
scene Francesco Fassone
assistenza e direzione tecnica Claudio Parrino
foto Federico Sigillo
produzione La Corte Ospitale Coproduzione Operaestate Festival Veneto
spettacolo ideato per La Biennale Teatro ATTO IV NASCONDI(NO)

PROSSIME DATE

26- 29 gennaio 2023
Teatro Carcano, Milano

2 marzo 2023
Teatro Sociale, Bergamo

3 marzo 2023
Teatro Troisi, Nonantola

9 marzo 2023
Teatro Camploy, Verona

11 marzo 2023
Spazio Sant’Anna, Verbania

13 – 14 marzo 2023
Sala Bartoli, Trieste

Viviana Raciti è studiosa e critica di arti performative. Dopo la laurea magistrale in Sapienza, consegue il Ph.D presso l'Università di Roma Tor Vergata sull'archivio di Franco Scaldati, ora da lei ordinato presso la Fondazione G. Cinismo di Venezia. Fa parte del comitato scientifico nuovoteatromadeinitaly.com ed è tra i curatori del Laterale Film Festival. Ha pubblicato saggi per Alma DL, Mimesi, Solfanelli, Titivillus, è cocuratrice per Masilio assieme a V. Valentini delle opere per il teatro di Scaldati. Dal 2012 è membro della rivista Teatro e Critica, scrivendo di danza e teatro, curando inoltre laboratori di visione in collaborazione con Festival e università. Dal 2021 è docente di Discipline Audiovisive presso la scuola secondaria di II grado.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here