Sotterraneo sulle ali della storia

Recensione. L’ultimo lavoro del Sotterraneo, L’angelo della storia, affronta la percezione degli eventi della società umana, attraverso l’immagine dell’angelo che si volge al passato mentre procede verso il futuro, offerta da Walter Benjamin nella sua penultima opera. Ha debuttato a Inteatro Festival 2022; visto nell’edizione 25 del Festival Inequilibrio a Castiglioncello. 

Ph Antonio Ficai

Che cosa sono i fatti all’interno della storia? Certamente sono degli atti di coscienza, attraverso i quali gli esseri umani potranno definirne i mutamenti, raggrumare i frammenti sparsi di passato e con essi comporre un presente ideale, qualcosa che sia al contempo fruibile, plausibile. Ma proprio in virtù di questo i fatti, nella storia, corrispondono a delle immense illusioni, mediante le quali ci permettiamo di costruire una narrazione, differente secondo esperienza, latitudine, risorse economiche, conseguenze. Questa alterità del tempo, mai stabile e che quindi mai permette alla storia di essere determinata unilateralmente, questa relazione in continua definizione tra passato e presente, ricorre nell’immagine famosa descritta dal filosofo Walter Benjamin nella sua penultima opera: un angelo che spiega le proprie ali verso il futuro, ma ha il volto, l’intero corpo rivolto verso il passato; l’angelo sa, non può non sapere, che il suo volo non è libero, tutto ciò che sta alle sue spalle dovrà forzatamente essere trasportato, nel bene o nel male, nel tempo successivo, non è possibile evitarlo e non importa quanto di esso sia distrutto, scomposto in molti frammenti, dovrà in ogni caso procedere a comporre, con tale passato, il presente che vi succede. Tale è L’angelo della storia, spettacolo collettivo ideato dal Sotterraneo e che, dopo il debutto a Inteatro Festival 2022 di Polverigi (Marche Teatro), ha abitato il Teatro Solvay di Rosignano per l’edizione 25 del Festival Inequilibrio.

Ph Antonio Ficai

Prima di tutto una nota tecnica: si fa fatica a dire “uno spettacolo del Sotterraneo”. Era così, forse, un tempo. Ma il termine “spettacolo” pare non più adatto. Sotterraneo ha trasformato negli anni il proprio impegno teatrale, innescando un processo di estrema complessità che si estende all’opera concettuale su più larga scala, giungendo a definire il teatro in sé – ed è sicuramente un processo iniziato fin dalla fondazione della compagnia – come non più il fine, ma il mezzo attraverso cui scavare nelle cavità di questo tempo. La formazione attuale, cambiata negli anni, mantiene un nucleo fondativo storico dal 2005 con Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Daniele Villa (colui che scrive e dispone, raramente sul palco) e si è allargata con Lorenza Guerrini, Daniele Pennati, Giulio Santolini, non come semplici performer occasionali, bensì come parte integrante del progetto Sotterraneo, al punto di firmare concept e regia con il nome di collettivo. È, questo, un elemento portante di come si sia trasformato il gruppo, non solo sul piano della costruzione dell’opera, ma soprattutto come esemplare di più alto livello (da ricordare il premio Ubu per il miglior spettacolo 2018 con Overload) di riorganizzazione della “compagnia teatrale” al tempo delle riforme ministeriali che ne minano il concetto basilare.

Ph Antonio Ficai

Come spesso nei lavori del Sotterraneo, il rapporto tra ciò che accade sul palco e l’effetto sulla platea è privo di barriera: c’è un display in alto, sul fondale, dove appaiono sovraimpressioni di numeri, date storiche che vanno avanti e indietro nel tempo come su un orologio impazzito; ogni data, impressa con un enorme rettangolo di luce negli occhi dello spettatore, rappresenta un evento storico che viene ricomposto sulla scena, per dirla un po’ con Marx, con le caratteristiche di una farsa, per indicarne così l’impossibile verità, illustrata da una storiografia necessariamente priva di prospettiva: tempo contemporaneo in movimento sovrapposto al tempo immobile del passato. E proprio per questo, prima di iniziare, ma dopo l’inizio, viene chiesto agli spettatori di impostare il timer del proprio telefono a 53 minuti esatti, fine dello spettacolo; e dunque il racconto che fa saltare i margini del tempo può avere validità, formare un modello di realtà utile a sopravvivere, soltanto dentro una cellula di tempo stabilita, una durata, ossia la misura entro cui gli esseri umani riescono a percepire la storia senza impazzire.

Ph Antonio Ficai

Ognuna delle vicende su cui si sofferma il viaggio nel tempo, espressa da un preciso giorno cui si antepone la formula “l’unico e irripetibile”, attinge a un molteplice universo fatto allo stesso tempo da verità e leggenda, senza che se ne possa evidenziare l’una o l’altra componente. Il russo Petrov era davvero a un passo dal far scoppiare la guerra atomica? Eleonora d’Inghilterra ha davvero dovuto partorire 16 figli prima che uno fosse un buon erede al trono? Il gatto Tommasino ha ereditato un patrimonio e il combattente giapponese Shōichi Yokoi è davvero rimasto nella giungla per 28 anni senza sapere che la guerra era finita? È davvero “unico e irripetibile” ogni giorno della nostra storia? La notizia ci raggiunge in modi molteplici, il fatto si fa storia e viene interpretato, incasellato in un sistema che norma le emozioni provocate dagli eventi: è dunque necessario, per sopravvivere, che la realtà sia ogni volta modellata. Così, proprio in virtù di questo vorticoso effetto sul reale, le date infine si mescolano, una grande balena bianca gonfiabile è la storia che si sta spiaggiando sul palco, sul nostro presente, ma potrebbe essere l’iceberg sul quale sbatterà il Titanic, nessuno davvero può dirlo, la fine della storia è un inizio dall’altro verso, un differente atto di acquisizione, una nuova realtà, l’angelo avrà sempre dimenticato qualcosa indietro. E torna a prenderlo.

Simone Nebbia

Inequilibrio 25, Castiglioncello – Giugno 2022

L’ANGELO DELLA STORIA

concept e regia Sotterraneo
in scena Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Lorenza Guerrini, Daniele Pennati, Giulio Santolini
scrittura Daniele Villa
luci Marco Santambrogio
costumi Ettore Lombardi
sound design Simone Arganini
responsabile produzione Eleonora Cavallo
responsabile amministrative Federica Giuliano
promozione internazionale Laura Artoni
produzione Sotterraneo
coproduzione Marche Teatro, Associazione Teatrale Pistoiese, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG, Teatro Nacional D. Maria II
contributo Centrale Fies, La Corte Ospitale, Armunia
col supporto di Mic, Regione Toscana, Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze
residenze artistiche Centrale Fies_art work space, La Corte Ospitale, Dialoghi – Residenze delle arti performative a Villa Manin, Armunia, Elsinor/Teatro Cantiere Florida, Associazione Teatrale Pistoiese

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