Masterclass a Todi Festival: cosa succederà quando saremo di nuovo insieme?

La proposta artistico-formativa di Todi Festival torna da fine agosto ai primi di settembre 2021 proponendo tre percorsi dedicati ciascuno alla voce scenica con Francesca Della Monica, all’autofiction con Liv Ferracchiati, e alla follia e alla memoria di Macbeth e della Lady con Enzo Vetrano e Stefano Randisi. A Todi anche il workshop di giornalismo di Teatro e Critica.  Presentazione. Materiali creati in Media Partnership.

La tragedia è finita, Platonov di Liv Ferrazcchiati

«Le occasioni laboratoriali in presenza che tornano a nascere ora, dopo e durante questa pandemia, sono sicuramente diverse, sia per chi insegna che per chi lavora. Siamo molto curiosi per le reazioni che genereranno e credo che il testo del Macbeth sul quale lavoreremo sia adatto a questo momento. Sul calendario cinque giorni sono pochi è vero ma per il tempo del teatro sono lunghi, ci si può conoscere a fondo». L’augurio affettuoso e fermo nelle voci di Enzo Vetrano e Stefano Randisi racchiude l’emozione per un nuovo inizio di esperienza in quel di Todi Festival durante la quale sarà programmata, dal 29 agosto al 2 settembre, la masterclass da loro condotta The Queen is dead – uno studio sul Macbeth.

Anche per Liv Ferracchiati si tratterà di uno dei primi ritorni alla formazione in presenza con Mi fa male l’autofiction per drammaturghi, drammaturghe, attori, attrici, performer, registi che vogliono scrivere, la cui idea propulsiva sarà quella di creare un gruppo che possa essere in dialogo, con partecipanti selezionati in base a delle esperienze eterogenee, affinché ciò di cui si voglia parlare, di cui si abbia urgenza, si rivolga universalmente a tutti. «Non è interessante la tua verità ma il modo in cui decidi di raccontarla, che sia tua o degli altri poco importa». La masterclass sarà condotta dal 29 agosto al 2 settembre e non sarà finalizzata al raggiungimento di un obiettivo né tantomeno a una presentazione, ma sarà un tempo, Ferracchiati ci tiene a ribadirlo, «di totale ricerca senza alcuna forzatura, andando contro l’obbligo dell’ottenimento di un risultato». Nulla dunque che possa andare a discapito della ricerca, proprio perché «dopo la faccenda del Covid le situazioni pratico economiche teatrali si sono andate via via inasprendo ed è molto difficile contemplare un tempo per la sperimentazione e il fallimento. Vivo sempre in emergenza, quindi non cambia molto rispetto a prima della pandemia, soprattutto per chi come me è una persona portata ad agire secondo una prospettiva per cui non si adagia tanto facilmente».

Francesca Della Monica

Non adagiarsi, spingersi alla programmaticità nonostante ci districhiamo nella scansione di un quotidiano che da ormai quasi due anni rischia di essere sovvertito, interrotto da un momento all’altro. Di «scollamento degli aspetti esperienziali» ci ha parlato anche Francesca Della Monica pedagoga e sperimentalista della voce in virtù della quale la sua masterclass La voce scenica ha per intento quello di tornare a «gestire gli spazi della vocalità» per i quali «la voce è lo strumento atto a condividere conoscenza». Nonostante il suo professionismo spazi dalla filosofia all’archeologia e alla psicologia, Della Monica predilige come luogo preferito di lavoro quello della polifonia scenica. Il modulo da lei proposto, dal 30 agosto al 3 settembre, si concentrerà sulla drammaturgia della voce e le sue potenzialità di interazione, verrà studiata la gestualità vocale, che è pari a quella corporea, nella sua facoltà di sintesi osservando «l’interferenza della reazione allo spazio fisico, relazionale e immaginativo nella dinamica fonatoria e nella superficie di risonanza del corpo».

La pratica che sarà affrontata dalla Compagnia Vetrano Randisi sarà un lavoro propedeutico al loro spettacolo in debutto il prossimo anno. Partendo dal testo shakespeariano ci si concentrerà sulla memoria personale dei protagonisti, in particolar modo di Lady Macbeth, come se la sua storia venisse vista a posteriori, come se non fosse morta e dalla sua memoria emergessero frammenti di un passato costruito al presente. «Si tratta di una memoria biografica, partendo proprio dalle mani che vagano nel nulla e poi prendono vita, per questo è una memoria che risiede non solo nella testa ma anche nel corpo». Con la traduzione e riduzione di Francesco Niccolini continua il percorso già iniziato con il Riccardo III e volto, in questa occasione, a comprendere come la verità scenica dei personaggi possa affiorare e essere sperimentata: «ci serve per lavorare sul nostro metodo, sulla credibilità recitativa, su quegli stati di coscienza come abbiamo imparato a fare dal nostro maestro Leo De Berardinis».

Totò e Vicè, Compagnia Vetrano-Randisi

Il rapporto tra intimità e collettività, interno e esterno, realtà e finzione è caratteristico a tutti e tre i percorsi laboratoriali: lo è nello studio dello spazio vocale di Della Monica, inteso quindi come «campo di azione del movimento e del gesto vocale nella voce cantata e parlata, nella performance individuale e collettiva»; e anche in quello di Liv Ferracchiati che «non sarà prettamente teatrale» ma si concentrerà, anche in questo caso come per Vetrano Randisi, su una prassi utile a ragionare sul primo prossimo romanzo dell’autore tuderte: «ho lavorato e sto lavorando molto sull’autofinzione e credo che una volta messa per iscritto un’esperienza, quella diventi autofinzione, il ricordo diventa allora una forma che si tinge di finzione. Puoi parlare di un’esperienza che non è tua come se lo fosse nutrendoti di quella degli altri. In fin dei conti stai creando una potenzialità che avresti potuto vivere».

Spostarsi verso il fuori, essere autofinzionali e non autoreferenziali, far uscire la voce per comunicare, e comunicarsi, attraverso di essa, ricordare frammenti di un passato intimo per far emergere la verità del tempo presente e della sua rappresentazione. Tre assoli formativi distinti in tre tempi alla fine di agosto che sono sintesi della volontà di estroversione dall’io verso il noi, dalla casa al teatro, dalla virtualità al corpo. Cosa accadrà allora? Vetrano e Randisi hanno una possibile risposta, quasi parapsicologica, magica, dall’Atto I, scena 1 del Macbeth: «qua entrano in gioco le streghe quando si domandano “Noi tre ci rivediamo quando? Con tuoni, pioggia, o lampi?”».

Redazione

Le masterclass, le modalità di partecipazione e i contatti.

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La rassegna avrà luogo dal 28 agosto al 5 settembre 2021.

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