Martina Badiluzzi: Rumori, e altre storie di vita

Intervista a Martina Badiluzzi, regista, drammaturga e attrice, che a Pergine Festival 2021 presenterà il 10 luglio Rumori, una raccolta di racconti musicali ispirata alla periferia metropolitana e registrati durante il primo lockdown. Materiali creati in Media Partnership.

Foto di Claudia Pajewski

Qual è stato il tuo rumore durante questo ultimo anno?

Sono stati molti e diversi tra loro. Il titolo Rumori viene dall’esperienza del primo lockdown di marzo 2020 quando eravamo totalmente sigillati dentro casa. Quando si è bloccato tutto. Io avevo appena vinto Biennale Teatro 2020 (con lo spettacolo The Making of Anastasia ndr) e quindi ho sofferto molto questa interruzione, avvenuta in un momento per me in cui le cose stavano progredendo. I Rumori sono i rumori delle case, le padelle suonate il pomeriggio alle 18, gli applausi, la musica. Capire invece quale sia il rumore di adesso, è davvero complicato. C’è stato un grandissimo silenzio nel secondo lockdown, un silenzio anche istituzionale nei confronti del nostro lavoro e, nonostante la sicurezza del luogo per le norme adottate, si è scelto a ottobre che il teatro non fosse un bene primario. E al momento, quello che pensavamo fosse una ripresa armonica per tutti, un grande concerto sinfonico, in realtà non sta accadendo.

Un’opera di ascolto innanzitutto. Come il suono/rumore è diventato poi scrittura drammaturgica?

Durante la primavera 2020, per impegnare il tempo e occupare i pensieri, ho ricominciato a scrivere come non facevo da molto tempo e sono tornata a una vecchia passione romana: osservare e ascoltare i miei vicini. Venendo dalla provincia e avendo vissuto in campagna, quando sono venuta ad abitare a Roma a Tor Pignattara nella periferia, circondata da palazzoni di sette otto piani, la prossimità della città ha fatto sì che iniziassi ad inventare storie. Così ho ripreso a fare lo scorso anno, ho iniziato a costruire storie i cui protagonisti erano i miei vicini. Tra questi, la signora della finestra di fronte, che io chiamo Elfriede Jelinek perché credo sia proprio lei, la quale lascia sempre l’abat-jour della sua stanza accesa, giorno e notte, e immagino che lo faccia per leggere, scrivere, pensare… Lei è la protagonista dei miei racconti che durante il lockdown immagina di evadere e sviluppa un potere straordinario grazie a una sorta di oggetto magico, la maglietta della sua adolescenza. Ho scritto moltissime storie e mi sarebbe piaciuto allungare il lavoro, chissà non fare una seconda parte… È stata innanzitutto una scrittura d’istinto, ho inventato dei personaggi che fossero dei compagni, che potessero stare con me in un momento d’isolamento e che, a differenza mia, potessero fare cose a me impedite perché dovevo stare chiusa dentro casa. Mi fa tenerezza pensare adesso a come ho dovuto sublimare questa esigenza data dall’impedimento nella finzione del racconto e nelle azioni dei protagonisti.

Foto di Claudia Pajewski

Il dialogo tra la partitura musicale e quella dei Rumori quale costruzione ha seguito?

Ho chiamato il mio collaboratore Samuele Cestola e gli ho proposto di immaginare non tanto una sonorizzazione ma di creare una musica che fosse coprotagonista, in totale simbiosi con il testo. Insieme abbiamo lavorato allora a un progetto ibrido, un vero e proprio album che suona insieme al racconto. Ho condiviso inoltre l’idea di questa installazione con Fabrizio Cicero, altro mio collaboratore e la versione di Rumori come un’opera non solo di ascolto ma anche di sguardo sarà presentata nella sua completezza proprio a Pergine Festival. Credo si tratti di una sintesi, una prova d’amore condivisa con Samuele, riguardante il nucleo fondante questo lavoro e cioè la musica live, elemento essenziale del teatro che amiamo fare. Lavoro con Samuele perché mi piace vivere la scena insieme agli artisti come fosse un ambiente sonoro, imprescindibile. Mi appartiene questa modalità di ricerca e desidero portarla avanti anche nei prossimi progetti.

Frame del video E L E T T R O S T A T I C A

In che modo la visual art ha incontrato il corpo?

Nel video che precede il debutto e che è stato pubblicato su YouTube durante il primo lockdown dal titolo E L E T T R O S T A T I C A, sono confluite diverse immagini, anche di corpi, come quella del ragazzo che scappa di casa, degli animali che popolano gli spazi urbani prima occupati dagli uomini. Abbiamo usato in maniera documentaristica questi frame per orientare sia la visione che l’ascolto e costruire qualcosa di suggestivo per lo spettatore. Da questa base, il cuore dello spettacolo diventa innanzitutto un oggetto audio che incontra il corpo in scena in maniera suggestiva, mai didascalica, in una rifrazione di luce.

Il pubblico che ruolo assume durante la fruizione, possiamo intuire sia partecipe di un suono che gli appartiene? Ci sono dei margini per cui potremmo anche considerarlo creatore lui stesso del suono che ascolta?

Rumori è nato lavorando a distanza e su Zoom, nella separazione, e da diverse parti di Italia e dalla Francia. Il progetto ha incontrato poi la produzione di Pietro Monteverdi riuscendo a debuttare davanti al pubblico per due giorni a ottobre durante la scorsa edizione di Romaeuropa Festival, prima che chiudesse tutto. La cosa che mi ha colpito di queste prime, e uniche finora, repliche, è stata la strana sensazione percepita dal pubblico: come se non ci si ricordasse più come era stato stare dentro casa, una sorta di salto indietro in un passato vicinissimo. Mi è stata restituita la conferma di una fedeltà ai racconti “installati” nella memoria e condivisi in quei giorni. Credo sia cambiato profondamente qualcosa nella coscienza delle persone, è stato un momento indispensabile, siamo dovuti arrivare a un limite per riflettere sulle condizioni in cui viviamo, sullo stato dello spettacolo dal vivo che ha generato dibattito politico e associazionismo. La pandemia è servita a ragionare veramente.

Foto di Claudia Pajewski

Questo lavoro come si colloca all’interno della tua ricerca: come è nata, si è evoluta e in che modo guarda al futuro?

Mi rendo conto che sta sempre più emergendo con chiarezza un filo che la unisce, e che sto iniziando a notare a posteriori. Oltre alla sperimentazione sonora e musicale, alla base vi è un interesse per le biografie, di personaggi più o meno illustri, ultimamente stanno diffondendosi narrazioni anche per coloro che sono stati più marginali, basti pensare a come la storia sia stata scritta dagli uomini e non dalle donne. Con lo spettacolo The Making of Anastasia abbiamo sentito il dovere di recuperare delle biografie di donne, in questo caso siamo andati oltre il racconto mainstream che ha scelto di presentare la versione romantica della storia prescindendo dalle questioni identitarie e personali di Anna Anderson. I prossimi lavori saranno infatti attorno alla figura di Penelope, poi vorrei addentrarmi anche nella biografia delle sorelle Brontë, in quanto autrici in un periodo difficile per le donne e la loro emancipazione. Sono inoltre vincitrice del bando della Fondazione Haydn per il quale a marzo 2022 scriverò il libretto di Silenzio/Silence, un’opera di teatro musicale contemporaneo in atto unico che dirigerò insieme a Anna Sowa, conosciuta proprio a Pergine Festival. Nell’ultimo periodo sono tornata in sala per le prove del nuovo spettacolo di De Florian/Tagliarini di cui farò parte, e mi sembra davvero un sogno: in un momento come questo, difficile sotto più punti di vista, soprattutto per Roma, mi sento molto fortunata ad avere questa possibilità e ne sono davvero felice.

Redazione

Rumori, 10 luglio 2021, Pergine Festival. Clicca qui per info e prenotazioni

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