Inchiesta #sottocento. Teatro Argot: continuare a progettare e fare rete

#sottocento. Inchiesta sui piccoli spazi teatrali indipendenti a un anno dalla pandemia. Nel 2° appuntamento intervistiamo la direzione di Teatro Argot Studio, Roma.

#sottocento vuole indagare insieme alle direzioni artistiche degli spazi più esposti (piccoli teatri, indipendenti, ecc.), quali siano state le problematiche affrontate e da affrontare, quali le strategie di sopravvivenza messe in atto – economiche  artistiche e umane. Leggi l’introduzione completa

Abbiamo posto le 6 domande di #sottocentoTiziano Panici e Francesco Frangipane, direttori del Teatro Argot Studio, a Roma

Quali attività avete messo in campo per reagire a questo anno di pandemia?

Abbiamo dovuto interrompere le nostre attività il 4 marzo 2020 a seguito dell’emanazione del primo DPCM. La stagione era in pieno corso ed in programma c’era l’autore e interprete Paolo Zuccari che presentava la sua opera inedita “TONI” che aveva debuttato da soli due giorni. Il 4 aprile abbiamo inviato il primo comunicato che parlava del progetto “Il Teatro di Domani”, accompagnato da un video in cui Tiziano registrava un messaggio destinato a sé stesso.. per il futuro!

Da quel momento non abbiamo mai smesso di comunicare con il nostro pubblico e con gli operatori esterni. Il progetto “Il Teatro di Domani” prevedeva la riconversione di molte attività e dell’indirizzo stesso della nostra piccola sala, che avevamo già iniziato ad avviare: passare da spazio di programmazione a centro di produzione e di residenza, con particolare attenzione agli artisti emergenti.

Nel 2020 è stato dunque realizzato progetto “Il Teatro di Domani” a seguito degli eventi dell’emergenza covid-19 riconvertendo parte delle azioni strategiche di Argot nelle seguenti linee progettuali:

• Riconversione dell’attività di programmazione annuale in attività produttiva e progetti speciali;
• Creazione di nuovi formati digitali per lo spettacolo dal vivo;
• Messa a reddito dello spazio attrezzato e dei servizi offerti e promozione della parte commerciale;
• Servizio streaming e networking sulle piattaforme social dedicato a teatro e arti performative;
• Sviluppo di un’offerta formativa che possa essere svolta sia in presenza che da remoto;
• Trasmissione in streaming di eventi realizzati dal vivo e storytelling audiovisivo delle produzioni, residenze ed eventi che verranno realizzati in house;
• Valorizzazione dell’archivio digitale della struttura Argot.

Per realizzare il progetto “Il Teatro di Domani”, Argot ha adottato una strategia di networking: ha messo rete una serie di soggetti, alcuni partner storici e altre nuove collaborazioni, che hanno permesso la creazione di un’offerta totalmente all’avanguardia sul fronte della fruizione culturale 3.0 e sulla creazione di nuovi formati digitali per lo spettacolo dal vivo.

Quali contributi statali, regionali o comunali siete riusciti a intercettare?

La risposta a questa seconda domanda è strettamente interconnessa alla precedente: sarebbe infatti stato impossibile pensare di poter sostenere una simile manovra di cambio di indirizzo senza avere un minimo di sostegno economico. Bisogna pensare infatti che tutte le spese correnti di uno spazio privato, come l’Argot Studio, dipendono anche dal flusso economico quotidiano garantito dall’apertura al pubblico, ovvero dai fondi ricavati dalla registrazione dei soci, dalla vendita dei biglietti, dall’affitto dello spazio e dai ricavi con la formazione. Senza questa piccola economia quotidiana uno spazio come il nostro si trova di punto in bianco senza fondi. Le spese di uscita di un piccolo spazio come l’Argot sono di circa 80.000,00 € annui, di cui quasi la metà delle spese se ne vanno in affitto… da oltre 30 anni.

Per fortuna il nostro staff da anni lavora sulla progettazione e l’applicazione ai bandi pubblici, oltre che avere un ruolo attivo nella vita politica e culturale della nostra città: questo, i  aggiunta a un’importante mole di attività svolta nel 2019 e negli anni precedenti (parametri necessari) ci hanno permesso di accedere alle domande extrafus (vero e proprio ristoro) e ad accedere all’avviso pubblico del comune di Roma per la concessione di contributi economici ai programmi condizionati dall’emergenza epidemiologica covid-19 (in questo caso legato all’attività svolta in tutto il 2020). Sempre grazie al rispetto dei parametri richiesti abbiamo goduto anche di un contributo a fondo perduto della Regione Lazio per le spese di affitto (pari al 40% del canone d’affitto per i mesi di marzo, aprile, maggio e giugno 2020) e attualmente siamo in attesa di una risposta per un nuovo ristoro sempre della Regione Lazio, che però tarda ad arrivare rispetto alle tempistiche previste.

Tutto questo ci ha permesso di riuscire a sopravvivere coprendo parte delle spese vive ma soprattutto ci ha dato lo slancio e l’energia necessaria per portare comunque avanti l’attività di produzione e di ospitalità, garantendo continuità sia al personale organizzativo che tecnico e artistico.

Valutando la la situazione attuale dal punto di vista economico e organizzativo, quanto potete sopravvivere ancora?

L’equilibrio che abbiamo descritto e le strategie messe in campo sono state immaginate proprio per far fronte a questa situazione di crisi sul medio-lungo termine: di fatto, ad oggi, la nostra impresa di produzione (che invece è finanziata dal Mibac) è il nostro vero salvagente, convertendo parte delle risorse sullo spazio Argot e facendolo diventare così il polo di tutta l’attività. Quindi, in attesa di ripartire con l’ospitalità di compagnie esterne, di riattivare la parte formativa e ricominciare a fare economia con gli affitti e i noleggi di imprese di produzione esterna, il nostro principale impegno ad oggi è la produzione che tiene la sala occupata costantemente. E in questa direzione Argot ha stretto un patto di collaborazione anche con Pierfrancesco Pisani e con Infinito srl, un’altra compagnia di produzione con la quale stiamo interagendo da oltre un anno e con cui stiamo firmando molti dei nostri nuovi progetti.

Tra gli obiettivi ci siamo posti anche quello di rinforzare le nostre capacità di comunicazione e la possibilità di garantire un buon servizio streaming alle compagnie ospiti per non cancellare del tutto la nostra identità di spazio di programmazione. Con Infinito inoltre stiamo lavorando per dotare lo spazio di una propria fornitura di lettori VR con i quali abbiamo intenzione di continuare a programmare spettacoli in realtà virtuale come “Segnali d’allarme”, spettacolo di Elio Germano e Chiara Lagani (qui la recensione della versione dal vivo, ndr.) che abbiamo programmato con grande riscontro di pubblico nel febbraio 2020. Spettacolo che, purtroppo, si è rivelato profetico.

La vera preoccupazione ora è un’altra: dove finirà tutto questo teatro prodotto nel corso di questi due anni? Le nostre produzioni si stanno accumulando come gli stock di tessuti nelle fabbriche tessili: chi indossa vestiti da sera eleganti se è relegato in casa e i teatri sono chiusi? Il problema non è più mantenere in vita la produzione… bensì gestire la distribuzione senza un piano o una strategia che risponda al vuoto creato dalla chiusura.

Con le condizioni sanitarie attuali riaprireste il vostro teatro?

Il nostro teatro è aperto da giugno 2020. Abbiamo modificato gli spazi interni, messo sanificatori ad ogni angolo, impiantando i divisori in plexiglas per le scrivanie e quando siamo in ufficio teniamo la mascherina h24. Gli artisti che abbiamo ospitato in sala li abbiamo regolarmente assunti e tamponati.
A settembre e ottobre 2020, quando ci è stato consentito, abbiamo programmato serate in cui abbiamo ospitato anche il pubblico rigorosamente distanziato, registrando le autocertificazioni e prendendo la temperatura.
Tutto questo costa molti sforzi e molte economie. Ma continueremo a farlo, consapevoli però che dalla situazione attuale non si torna più indietro, e di conseguenza non sarà la programmazione la risposta alla funzione futura dei nostri spazi. Cosa che dispiace enormemente per noi stessi e per il pubblico.

Cosa chiedete adesso alla politica nazionale, agli enti locali e alle grandi istituzioni culturali (teatri pubblici, musei, università, fondazioni….)?

Senza ombra di dubbio dovrebbe essere agevolata e intensificata la possibilità di programmare spettacolo dal vivo negli spazi pubblici: Trastevere è un palcoscenico a cielo aperto. Ai ristoranti è stato consentito di sviare norme bizantine per far riversare in strada i propri avventori, non capiamo perché la stessa facilitazione non possa essere immaginata per poter programmare ad ogni angolo delle piazze artisti, performers, danzatori, musicisti e cantanti che vogliono solo tornare a fare il proprio lavoro. In una città come Roma intensificare il flusso economico per sostenere iniziative pubbliche di questo tipo dalla primavera all’autunno sarebbe l’unico modo per tornare a fruire lo spettacolo dal vivo, in tutte le sue forme.

Ci raccontereste un’attività, messa in campo in questo periodo da un’altra realtà teatrale, che vi ha interessato o colpito?

Faremo di meglio, ne citeremo tre diverse:

Sul territorio cittadino, senza dubbio, tra i nostri spazi gemelli la medaglia al coraggio e all’intraprendenza andrebbe data ad Eleonora Turco ed Alessandro di Somma di Studio Uno a Torpignattara, che ha traslocato i suoi spazi in pieno lockdown ristrutturando e mettendo a norma un nuovo locale che ha dovuto inaugurare in piena pandemia: la Fortezza Est. Lo spazio affaccia finalmente su strada e ospita un’attività commerciale rigorosamente artigianale: vendono prodotti di artisti e artiste locali e hanno una magnifica libreria con tanti titoli per l’infanzia. Alle spalle della cassa una sala teatrale grande come l’Argot Studio, immaginata insieme all’architetto Olimpia Fiorentino. Infine al piano interrato, dove ancora si svolgono i lavori, hanno immaginato una sala studio, ludoteca per accogliere laboratori e iniziative dei più piccoli. Così dovrebbero essere immaginati gli spazi culturali del futuro: polifunzionali, multidisciplinari e pronti a sposare le attività teatrali anche con tutte le altre funzioni sociali necessarie all’interno dei quartieri.

A livello locale/regionale ci fa piacere segnalare il progetto realizzato dallo Spazio Rossellini e ideato da Katia Caselli per il Live Streaming Theatre, che ha dato modo a tutti di capire che fare teatro in diretta streaming è possibile. È possibile farlo con grande professionalità e competenza e coinvolgendo platee molto allargate di pubblico virtuale e di grande sostegno a compagnie indipendenti che hanno avuto modo di verificare così la forza del mezzo digitale e social, che purtroppo si è rivelata necessaria e fondamentale in questo periodo di pandemia ma che era necessario esplorare e sperimentare.

Infine a livello nazionale ci fa piacere segnalare l’iniziativa del Teatro Bellini di Napoli: “Zona Rossa”. Riteniamo che sia stata non soltanto una grande intuizione, ma anche un grande gesto di coraggio e di manifestazione politica: gli artisti che si sono rinchiusi lo hanno fatto mettendo al centro il loro corpo, rendendolo pubblico e politico. Un’azione davvero sensata e significativa per far capire cosa è la presenza e il senso del teatro, anche vissuto con la distanza sociale.

Tiziano Panici e Francesco Frangipane
Teatro Argot Studio

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