#sottocento. L’Aquila, nascere in emergenza, sopravvivere all’emergenza

#sottocento. Inchiesta sui piccoli spazi teatrali indipendenti a un anno dalla pandemia. Nel 3° appuntamento intervistiamo Spazio Nobelperlapace, L’Aquila.

#sottocento vuole indagare insieme alle direzioni artistiche degli spazi più esposti (piccoli teatri, indipendenti, ecc.), quali siano state le problematiche affrontate e da affrontare, quali le strategie di sopravvivenza messe in atto – economiche  artistiche e umane. Leggi l’introduzione completa

Abbiamo posto le 6 domande di #sottocentoTiziana Irti e Giancarlo Gentilucci di Arti e Spettacolo / Spazio Nobelperlapace, San Demetrio n.V. (L’Aquila)

Foto Dorin Mihai

Quali attività avete messo in campo per reagire a quest’anno di pandemia?

All’epoca della prima chiusura (marzo 2020) siamo rimasti completamente fermi più o meno fino a metà aprile. Poi abbiamo riaperto il nostro spazio perché era consentito riprendere le attività con i volontari del Servizio Civile Universale. Noi nel 2020 ne abbiamo avuti 2, che hanno svolto un lavoro di riordino e digitalizzazione del nostro archivio. Appena è stato possibile (dopo il 3 giugno) abbiamo ripreso l’attività formativa in presenza con bambini e ragazzi, organizzando anche laboratori estivi intensivi. Con gli adulti, invece abbiamo fatto dei laboratori da remoto compatibili con il mezzo usato: drammaturgia, scrittura, lettura espressiva, creando per i nostri allievi rapporti con realtà extraregionali a noi note per le loro capacità.
Durante l’estate abbiamo lavorato a una nuova produzione: uno spettacolo multimediale site specific che prevede l’utilizzo delle cuffie wireless (Finis Terrae), che aveva tutti i requisiti di sicurezza richiesti dalle norme anti covid, per cui abbiamo potuto presentarlo al pubblico nel mese di settembre sulle rive di un piccolo lago a 13 km da L’Aquila.
A fine settembre abbiamo ripreso le prove di Giovinezza Obbligatoria, una co-produzione con Teatro delle Temperie (Bologna) e Tedacà (Torino) e siamo riusciti a debuttare al Teatro di Calcara (BO) e a fare 6 repliche. A fine ottobre abbiamo dovuto fermarci, ovviamente.
Abbiamo anche ripreso le attività di residenza (siamo una delle 3 residenze Artisti nei territori, della Regione Abruzzo), di cui alcune in presenza altre da remoto.
Abbiamo interagito con numerose altre realtà regionali per la costituzione di un coordinamento abruzzese delle realtà teatrali indipendenti extra Fus, soprattutto per metterci in rete e aprire un dialogo con la Regione Abruzzo.
In questo momento stiamo lavorando alla progettazione, alla programmazione delle attività estive, alle ultime residenze 2020, al programma residenze 2021, alla formazione sempre in presenza per bambini/ragazzi e da remoto per gli adulti.

Quali contributi statali, regionali o comunali siete riusciti a intercettare?

Abbiamo ricevuto il Fondo Extra Fus del Mibac, del quale attendiamo il secondo versamento. Abbiamo avuto 2 ristori dell’Agenzia delle Entrate e un piccolo ristoro della Regione Abruzzo (1.500 euro) per il mancato fatturato.

Valutando la la situazione attuale dal punto di vista economico e organizzativo, quanto potete sopravvivere ancora?

È una domanda a cui è difficile rispondere, perché il problema non è solo di ordine economico ma anche “politico” e sociale. Il nostro teatro è nato da un’emergenza (il terremoto dell’Aquila del 2009) ed è riuscito a rispondere a una serie di bisogni sia del settore (noi operatori, gli artisti che lo hanno attraversato) sia del territorio in cui agisce. Dopo 12 anni possiamo dire di aver costruito un “teatro di comunità” che fino ad ora è riuscito a sopravvivere e ad avere un suo senso. Oggi, con questa nuova emergenza, dobbiamo capire se e come il progetto debba rinnovarsi e, per capirlo, l’unico modo è comprendere a quali nuovi bisogni debba rispondere. Alcune residenze fatte in questi mesi ci stanno aprendo nuove riflessioni ed è a partire da queste che cercheremo di trovare le economie per sostenere il progetto.
Ovviamente, se dovessimo basarci sui semplici conti “di cassa”, potremmo dire che avremmo dovuto chiudere 1 anno fa. E forse neanche aver mai inaugurato un teatro che è stato costruito in mezzo alle macerie e alle tende, con nostre risorse e l’aiuto di molti privati.

Con le condizioni sanitarie attuali riaprireste il vostro teatro?

In realtà, come abbiamo detto, il nostro teatro è rimasto completamente chiuso solo un mese, per il resto di questa pandemia è stato sempre aperto anche per la consultazione della nostra biblioteca.
D’altra parte, il nostro patrimonio sono le relazioni e quelle non possono essere interrotte per troppo tempo, perché questo equivarrebbe a cancellare 12 anni di lavoro sul territorio.
Se con “riapertura” si intende quella al pubblico per la normale programmazione, è chiaro che con queste prescrizioni è assolutamente proibitivo. Questo però non ci impedisce di incontrare il pubblico con altre forme che siano compatibili con le norme attuali.

Cosa chiedete adesso alla politica nazionale, agli enti locali e alle grandi istituzioni culturali (teatri pubblici, musei, università,  fondazioni….)?

Alla politica chiederemmo di progettare un sistema culturale aperto e in libero scambio con altri settori come il sociale, la salute, la formazione, l’ambiente, la cultura della legalità, solo per citare i più prossimi. Chiederemmo di non ingessare il sistema nella scelta della salvaguardia delle sole strutture “storiche” e consolidate ma di aprire lo sguardo all’intero comparto che è molto più complesso e capillare.
La stessa cosa chiederemmo alle istituzioni culturali pubbliche: la politica dell’autoconservazione, da sola e in questo momento storico non può essere sufficiente per garantire la loro sopravvivenza a lunga scadenza. Crediamo sia necessario aprirsi e dialogare con il sistema e le comunità che hanno intorno.

Ci raccontereste un’attività, messa in campo in questo periodo da un’altra realtà teatrale, che vi ha interessato o colpito?

Le residenze sono state preziosissime opportunità di incontro:
• con gli over 35 Cesar Brie e Antonio Attisani che, rimasti prigionieri in un teatro durante la prima chiusura, hanno reagito creando un nuovo lavoro ironico e pieno di vita;
• con Stefania Marrone, drammaturga della Bottega degli Apocrifi di Manfredonia, con i suoi splendidi laboratori di scrittura ironica;
• con Cristiana Minasi e Giuseppe Carullo, con il loro poetico lavoro intergenerazionale sulla ricostruzione della memoria
• con Isadora Angelini e Luca Serrani, con la loro stimolante ricerca per trasformare in film uno spettacolo teatrale
Per noi e per gli amici del nostro teatro, sono state delle vere e proprie boccate di ossigeno.

Arti e Spettacolo / Spazio Nobelperlapace, San Demetrio n.V. (AQ) per #sottocento

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