L’istruttoria. In ricordo di Gigi Dall’Aglio

Teatro in Video. Dedichiamo il 63° episodio della nostra rubrica alla memoria di Gigi Dall’Aglio e alla storia trentennale della sua Istruttoria con il Teatro Due di Parma, andata in onda su Rai 5 il 13 dicembre.

Due punti di riferimento, due inferni: uno elevatissimo, quello della Commedia dantesca, per la forma, e quello terribile dei lager nazisti per i contenuti; “un’irrealtà che si è  mostrata in tutta la sua luce”, in tutte le sue contraddizioni, nell’omertà e nella pietà. L’istruttoria di Peter Weiss è un testo che avuto molte storie, tra prime quella legata alla data del suo debutto, il 1965, quando l’olocausto era quasi un tabù, in concomitanza con il grande processo di Francoforte a un gruppo di SS, del quale il testo restituisce forma teatrale, atti di accusa e testimonianze. Un’altra data, il 1984, l’anno in cui Gigi Dall’Aglio, assieme alla sua compagnia mette in scena per la prima volta la sua Istruttoria, e poi prosegue ininterrottamente, riproponendo ogni anno questo oratorio in undici canti, seguendone le direttive del drammaturgo, ma crescendo ogni volta assieme al giudice, al procuratore, al difensore, agli accusati e ai testimoni che lo animano. 

Un rito, con le sue regole, che diventa non più soltanto teatro documentario, denuncia del presente, ma, dice Roberta Gandolfi nel suo intenso volume sull’esperienza dell’Istruttoria, “teatro della memoria”. Memoria dell’olocausto, del processo e delle molteplici repliche, che si vivificano attraverso i corpi, i tanti oggetti mostrati; su un palco spaccato in due da una parete di nera lavagna, dove da una parte rivivere l’orrore attraverso i ricordi – o il loro sordo rifiuto – e dall’altra manifestare lo spazio dell’artificio scenico, un al-di-qua della ribalta. E questi due luoghi, dell’attesa e dello strazio, asciuttissimi e potenti nelle interpretazioni di attori che (salvo alcune rare eccezioni) sono stati sempre gli stessi, sono quelli che ieri hanno potuto vedere gli spettatori di Rai 5, in una replica dedicata alla memoria del suo regista, scomparso il 5 dicembre scorso (peccato la seconda serata, uno spazio più evidente avrebbe forse convinto alcuni reticenti che il teatro in tv non è soltanto schiavo di certi volti e certe dinamiche).

“Era normale che non sentissimo più nulla”, era normale l’orrore, erano normali gli esperimenti, era normale contare solo alcuni morti, ché quelli che finivano diritti dalla banchina alla camera a gas non trovavano riscatto nemmeno nell’essere numero tra i numeri. Era normale non voler ricordare, e scavare dolorosamente tra le corde vocali, abbassando gli occhi, coprendosi il volto, rinchiudendosi in una gabbia, negandosi alla luce, ad accuse e parole che sembrano rimbalzare addosso gli imputati. Di questo e altro, gli attori del Teatro Due hanno sempre dato prova fortissima, parlando al pubblico di allora (di questa replica registrata nel 1997) e a quello di ieri, di oggi. Una regia che li segue e che si lascia guardare, anche in camera, che entra nelle case con quelle musiche di brechtiana memoria, nelle pause, dove anche il giudice, imparziale, non dice e allora con quel silenzio assordante, sta.

Viviana Raciti

Guarda il video completo dello spettacolo

Su RaiPlay è disponibile per 8 giorni a  questo link: https://www.raiplay.it/video/2020/12/Teatro-LIstruttoria-Di-Peter-Weiss-4993719d-6d2f-4d66-a175-aa19fe031f2e.html

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