Cinema Palazzo, dallo sgombero allo scudo dei cittadini. Quale futuro?

Il Nuovo Cinema Palazzo è stato sgomberato il 25 novembre 2020, dopo nove anni di occupazione, organizzazione, solidarietà e cultura dal basso. Qui una riflessione per fare il punto sulla storia recente e le possibilità future.

25 novembre 2020, corteo per il Nuovo Cinema Palazzo nel quartiere San Lorenzo di Roma. Foto degli autori dell’articolo

Il quartiere, la piazza, il corteo, la città

Avevamo preparato una serie di riflessioni con cui cominciare questo articolo e per l’ennesima volta indagare il grande vuoto istituzionale e politico nel quale cadono spesso in silenzio sgomberi come quello del Cinema Palazzo. Poi invece è arrivata la piazza, i corpi con la loro presenza hanno irradiato fortunatamente un’altra narrazione.

Una marea di persone, attraverso la propria presenza, mercoledì sera a San Lorenzo, ha affermato che i luoghi non sono tutti uguali, che parlare di legalità sottraendo uno spazio diventato negli anni fondamentale per la cittadinanza è un paradosso irricevibile. Chi governa la città deve agire per la propria cittadinanza e la cittadinanza mercoledì sera ha affermato un principio sacrosanto: il Cinema Palazzo è un bene comune, un bene pubblico, simbolo ultimo di una polis che vorrebbe essere aperta, solidale, antifascista e con gli occhi puntati allo sviluppo sociale e culturale dal basso.

Centinaia, o più probabilmente migliaia di persone in mascherina, per un corteo orizzontale e variegato, nel quale gli artisti camminano con i cittadini, gli studenti accanto a teste alte con i capelli bianchi. Ai cori si mescolano i discorsi più compiti, la rabbia prende per mano i ragionamenti e le discussioni politiche; i proclami al megafono si intrecciano con le riflessioni soffiate sotto voce. I cittadini, almeno coloro che hanno a cuore una città diversa, si sono ripresi la possibilità di protestare contro un atto vile arrivato nel freddo di una mattinata di pandemia attraverso il quale la Giustizia, nella sua rappresentazione più effimera e kafkianamente incomprensibile, ha voluto riaffermare un equilibrio sostanziale: non è possibile autorganizzarsi, sottrarre spazi al capitalismo immobiliare più tossico.

25 novembre 2020, corteo per il Nuovo Cinema Palazzo nel quartiere San Lorenzo di Roma. Foto degli autori dell’articolo

Dall’occupazione del 2011: le attività culturali e sociali

La trasversalità che animava le vie del corteo, d’altronde, risponde al lavoro fatto in questi anni dal Nuovo Cinema Palazzo, da quando nel 2011 un gruppo di attivisti ha in sostanza impedito che venisse aperto in un quartiere popolare e studentesco uno dei più grandi casinò della città. Azione per la quale dodici attivisti sono ancora in attesa – prevista a dicembre di quest’anno – in seguito al processo per invasione al fine di occupazione nel quale la società che avrebbe dovuto aprire il casinò – la Camene spa – si costituì poi parte civile.

Al posto di quel fantomatico casinò, a San Lorenzo in questi anni è esistito quel luogo che porta il nome di Nuovo Cinema Palazzo. Per chi non lo conoscesse, si tratta di un centro culturale trasversale, non elitario ma anzi promotore proprio di una eterogeneità artistica e culturale che negli anni ha impedito eventuali arroccamenti. Al Cinema la proposta culturale riesce a coprire un arco di attività che va dai concerti più popolari alla sperimentazione teatrale con il “Contrabbando” (bando di residenze di creazione artistica e partecipazione civile) e con le residenze di moltissime compagnie teatrali, tra le quali Fort Apache di Valentina Esposito (qui è nato l’incontro della compagnia con Marcello Fonte, che ha portato poi l’attore e custode per tanti anni del Nuovo Cinema Palazzo al lavoro con Garrone e con il film Dogman). E poi ancora incontri culturali su temi storici e sociali tra i quali il Festival di Storia passando per veri e propri format nati e cresciuti dentro questo luogo, quale Sgombro, che in poco tempo ha messo in fila una serie di artiste e artisti già attivi in città ma bisognosi di ritrovarsi in una comunità, in uno spazio di linguaggi comuni. Non è un caso che dell’esperienza di Sgombro si sia accorto anche il Teatro di Roma cominciando da quest’anno una collaborazione che farà gravitare quel tipo di avanguardia della comicità sui palchi del Nazionale.

E poi c’è il lavoro svolto dal Cinema per quello che riguarda la coesione sociale diurna, in questo momento di pandemia la questione è determinante. Pensiamo agli esperimenti legati al diritto allo studio grazie ai quali proprio nelle settimane passate gli spazi antistanti al Cinema hanno visto arrivare banchi, scrivanie e sedie per ospitare un’aula all’aperto in sicurezza, sì a distanza ma non in solitudine. Inoltre, la prefettura, chiudendo il Cinema Palazzo, ha chiuso anche un centro di primo intervento sociale, uno spazio per la raccolta di viveri e di beni per la quarantena solidale che copriva bisogni ai quali evidentemente le istituzioni non riuscivano ad arrivare.

25 novembre 2020, corteo per il Nuovo Cinema Palazzo nel quartiere San Lorenzo di Roma. Foto degli autori dell’articolo

Proprietà privata, responsabilità politica e istituzionale

E anche se in questo sgombero non è evidentemente un’azione partita dal Comune di Roma, ma opera della prefettura e dunque come accaduto altre volte, un’opera di polizia, figlia di un procedimento giudiziario ben specifico, la Sindaca Raggi ha dimostrato ancora una volta poca lungimiranza non solo per il tweet con cui festeggiava gli sgomberi nella mattina equiparando quello relativo alla sede di Forza Nuova a quello di Piazza dei Sanniti, ma soprattutto per il mancato lavoro di questi anni con cui sarebbe stato possibile creare un tavolo tra le istituzioni, gli attivisti e la proprietà dello Stabile. E infatti il tavolo è stato attivato solo in queste ultime ore, se ne parla anche nelle pagine della cronaca di Roma del Corriere di oggi: tra le ipotesi il quotidiano (qui nella versione online) parla anche della possibilità relativa all’assegnazione di un nuovo immobile per il Nuovo Cinema Palazzo; è evidente però che se quello spazio non fosse a San Lorenzo si disperderebbe tutto il lavoro territoriale di questi dieci anni.

La questione è complessa, l’immobile attuale non appartiene alla dotazione pubblica, è di proprietà di una società, è dunque proprietà privata e secondo la legge qualcuno sta sottraendo profitti a un privato. Come se ne asce allora? Come si può far passare l’idea che gli interessi della comunità siano più importanti anche quando in ballo c’è il simbolo stesso di un sistema economico e sociale, la proprietà e il profitto privati?

Una foto del Cinema Palazzo in piena attività, prima dello sgombero. Pagine Facebook Cinema Palazzo

I sigilli al NCP erano arrivati già a ottobre del 2019, lo sfratto era stato ottenuto nel 2014 in tribunale, e già lo scorso anno le istituzioni parlavano proprio di un piano in cui coinvolgere le parti: la presidente del Municipio accennava alla possibilità che il Comune di Roma potesse acquisire il bene e anche Comune e Regione indicavano la trattativa come necessaria, alla quale tra l’altro si dicevano disposti a partecipare anche i titolari dell’immobile. Dunque nello spazio di questi mesi le istituzioni cosa hanno fatto? Abbiamo chiamato Nicola, attivista del Cinema Palazzo, mentre terminava un’assemblea per organizzare uno dei prossimi eventi e incontri che animeranno Piazza dei Sanniti nelle prossime settimane.

Storia recente e sguardo al futuro, in conversazione con gli attivisti

«Tutto è degenerato ad aprile di due anni fa con la lista degli sgomberi disposti da Salvini, e a quel punto una parte della società Domus Aurea, proprietaria dell’immobile, si affida al custode giudiziario Antonio Di Battista. Di Battista tra le sue azioni sale sul tetto del Cinema Palazzo per documentare una copertura in amianto che come per tanti palazzi di San Lorenzo, non è stata rimossa per trent’anni; il custode giudiziario prova a prendere questa copertura di amianto come pretesto per lo sgombero con la motivazione di voler sanificare lo stabile. Poi interviene attraverso una serie di pressioni riuscendo ad ottenere degli attacchi che portano fino ai sigilli dell’ottobre dell’anno scorso al Cinema Palazzo. Una volta rotti i sigilli e tornati all’interno del Cinema Palazzo, si susseguono i distacchi della luce, i distacchi dell’acqua, le piante che vengono rimosse». Di Battista ha rilasciato anche un’intervista in cui conferma l’azione volta a fotografare il tetto e mettere in luce la problematica dell’amianto.

Intanto però la trattativa con le istituzioni prosegue, il Municipio e la Regione si esprimono a favore del Nuovo Cinema Palazzo, e anche il Vicesindaco Luca Bergamo fa delle dichiarazioni importanti di tutela dell’esperienza (come d’altronde accaduto anche dopo l’ultimo sgombero). È ancora Nicola ad affermare «la Regione interviene alle nostre assemblee, e mentre il Comune sparisce nel suo immobilismo ormai classico, la Regione intraprende una trattativa con la proprietà per una eventuale permuta del bene o per farla entrare all’interno della legge regionale dei beni comuni».

Dunque, come si è arrivati allo sgombero di mercoledì mattina? «Si arriva a questo sgombero, con la trattativa ancora in corso, senza capire chi l’abbia voluto; il proprietario dice di non averlo voluto, ma di aspettare soltanto l’eventuale permuta, la Regione e il Comune ora invocano un tavolo per preservare l’esperienza e lasciano capire che lo vogliono acquisire, il custode giudiziario Di Battista dice di volerne fare un teatro da affidare a Vittorio Sgarbi.»

Gli attivisti preparano l’evento del 28 novembre. Foto Ncp. Facebook

Ma qui si può tentare una lettura politica: «lo sgombero potrebbe essere stato determinato dal nuovo prefetto di Roma che si è appena insediato, con l’obiettivo di dare un segnale alla città, e visto che non può farlo su una serie di occupazioni abitative lo fa su un posto dove non ci abita nessuno e dato che la proprietà è di un privato pensavano fosse meno difendibile. Questo è quello che pensavano, e invece poi per strada è successo il pandemonio, la gente è scesa in piazza».

Da quale trattativa ricominciare? «Non ci muoveremo e per noi non esiste nessuna trattativa possibile che non guardi al mantenimento e proseguimento di questo progetto e di questa esperienza; così va riconosciuta e così va legittimata. Siamo consapevoli del fatto che il passaggio dalla nostra illegalità a una presunta legalità potrebbe portarci a una serie enorme di problemi economici, ma siamo disposti a correre il rischio; vogliamo però che sia fatto un passaggio pubblico, e che il Cinema Palazzo diventi un bene comune di tutti. Noi saremo lì per gestirlo, per il bene della città, insieme agli artisti, ai cittadini e ai ragazzi che sono passati lì dentro in questi anni».

Luca Lòtano e Andrea Pocosgnich

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