Teatro in video. Bene e Gassman si leggono a vicenda

Teatro in Video. Nel giorno del Dantedì, dedichiamo il 56° episodio della nostra rubrica ai due maggiori interpreti di Dante del secondo Novecento: Carmelo Bene e Vittorio Gassman, andando ad analizzare quanto di teatrale sia emerso, involontariamente, il giorno del loro scontro più aspro, in un seminario al Teatro Argentina di Roma nel gennaio 1984.

Spalti gremiti al Teatro Argentina di Roma. 18 gennaio 1984. Sul palco non è previsto uno spettacolo ma c’è un tavolo da conferenziere, dietro al quale è seduto Carmelo Bene, chiamato a un seminario per conto dell’allora Centro Teatrale Ateneo della Sapienza. Eppure, ci vuole un attimo a diventare uno spettacolo (ché teatro, invece, lo era già). Dal buio della platea, come vedessimo una sfida di wrestling, ecco il colpo di scena: entra Vittorio Gassman e si siede sul davanzale di un palco laterale. Ascolta, scuote la testa. Chiamato a intervenire si dimena, lancia qualche accusa per motivi tra il pubblico e il privato. L’altro, fintamene smarrito, incassa (anche al botteghino, pare). Ma tutto è rimandato a qualche giorno dopo, quando, sempre lì in teatro, tra il palco e la prima fila c’è ancora meno distanza. Ed è allora che, dopo aver preso lo spazio offerto dall’arbitro Ferruccio Marotti, la sfida prende corpo. Già, corpo. Con la sigaretta in bocca, l’uno e l’altro; ci parlano attorno. Gesticolano, assorbono il ruolo in loro stessi, ognuno dei due è attore a sostegno del proprio Io, gestisce ognuno la propria ridondanza – si direbbe: la propria miseria di esseri finiti che raffinano il dibattito sull’infinito – con una sapienza maestosa.

Siedono di fianco i due “finti nemici” (così li racconta proprio Marotti, testimone di quel giorno, riportando le parole magnifiche dette da CB all’indomani della morte di Gassman), hanno parole taglienti e non hanno regole: Carmelo, come si fosse pugili e non attori, sfida Vittorio a una tenzone prossima ventura: dire il Leopardi de Le Ricordanze, per capire dalle reazioni all’una e all’altra lettura dove il pubblico si commuova. Ma non serve, perché la sfida è già davanti a tutti: è nella prossemica, nell’atto involontario di un dialogo serrato e imprevisto che i due attori sono, loro malgrado, portatori del loro diversissimo e, però, simultaneo modo d’essere attori. La finzione di disinteresse con cui Carmelo cerca tra i fogli quando dice a Vittorio: «sei al vertice degli attori di rappresentazione, ma sia chiaro: per me, non esisti; c’è un abisso incolmabile: io sono un poeta»; allo stesso tempo Vittorio, quando quasi distrattamente elenca i pericoli di una sorta di «misticismo ritardato», oppure quando si preoccupa per l’amico e dice: «non vorrei un giorno tu ti credessi quel Dio che tu sai non esistere», inarca le parole in una sorta di magnifico arco espressivo, dall’ironia all’affondo.

La differenza, ciò che manda in tilt l’apparato dell’ascolto, tra i due parlanti è sempre – lo si nota da un’analisi di linguaggio e di postura – una questione di presenza: il rigore formale e affabulante con cui Vittorio anima il discorso, in contrasto con la reattività fiammante degli assoluti di Carmelo. L’uno dunque, abituato a perimetrare lo spazio della scena spesso anche in coabitazione dialogica, è attore di indagine geometrica non della parola ma delle parole, della sequenza in equilibrio con la sostanza, l’altro bada al peso e non ai lineamenti, la sua parola non ammette alcun equilibrio, è una continua ricerca di detonazione che ignora le altre, come ogni parola fosse, sì, magma della stessa Terra, eppure lava di vulcani separati.

Simone Nebbia

Guarda altri contenuti di TEATRO IN VIDEO

Gli articoli di Teatro e Critica, che sono frutto di un lavoro quotidiano di ricerca, scrittura e discussione approfondita, sono gratuiti da più di 10 anni.
Se ti piace ciò che leggi e lo trovi utile, che ne dici di sostenerci con un piccolo contributo?

1 COMMENT

  1. I due più grandi interpreti di Dante… come se fosse un fatto oggettivo. Le letture dantesche di Carmelo Bene erano molto particolari, sul filo della parodia. Albertazzi, Enrico M. Salerno, Sbragia, Foà hanno letto Dante, anche in televisione, ma è come se non fossero esistiti. Mah

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here