Per un teatro da abitare, prima e dopo lo spettacolo

Unconventional Date è una nuova modalità di andare a teatro nel weekend pensata da alcuni giovani operatori del collettivo WeNeed per lo spazio Club 55 al Pigneto. Intervista

Foto di Camilla Mazza

Cos’è Unconventional Date?

Unconventional Date è il progetto del gruppo WeNeed costituito da Vincenzo Nappi, Carlo Maria Fabrizi, Ludovica Santuccio e Francesca Brunetti. Questa è l’edizione zero di un appuntamento non convenzionale perché vuole sperimentare e ideare nuovi metodi di fruizione dell’evento teatrale. Avendo ciascuno di noi maturato un’umile esperienza in distinti ambiti teatrali – come uffici stampa, sopra e dietro il palco – ci siamo resi conto di non voler rappresentare una cesura verso quella che potremmo definire “la tradizione”, ma di porci in dialogo, ripensando al presente il pubblico e invogliandolo ad andare a teatro. Molte persone si ritrovano a frequentare così un contesto teatrale senza quasi accorgersene e, senza quella straordinarietà dell’evento, arrivano a fidarsi della nostra proposta che, oltre allo spettacolo, include altri momenti nella stessa serata.

La programmazione di questa stagione 0 è curiosa, prevede infatti che lo spettacolo in cartellone replichi quattro volte, ogni venerdì a distanza di una settimana l’una dell’altra e a partire dalle 19.30 di sera, dopo il teatro segue uno spazio open e poi di musica col dj set. Come l’avete pensata?

Crediamo che lo spettacolo abbia così un respiro diverso, non si comprime in un lasso di tempo determinato, gli spettatori possono venire dopo l’università e il lavoro e tornare poi più tardi durante la serata. Volevamo risolvere un problema pratico sia per gli attori che per gli spettatori: quando cenare? Sembra banale ma non lo è. Abbiamo parlato con alcuni artisti che ci hanno raccontato come le repliche meno stressanti siano proprio quelle aventi questi orari. La serata non è dedicata solo al teatro quindi, dopo lo spettacolo c’è anche uno spazio open in cui gli artisti possono parlare dei propri progetti, leggere dei testi, provare degli spettacoli. E dopo concludiamo con il dj set, perché rappresenta il momento catartico finale! (ridono ndr) Ma è ancora tutto un esperimento, è un progetto in beta permanenza nato dalla voglia e dall’interesse di osservare questa prima stagione e di nutrirci dei consigli del pubblico, degli artisti, dei critici.

Il Club 55 al Pigneto, perché questo luogo, sarà quello definitivo?

Mentre cercavamo di dare concretezza al nostro progetto e abbiamo pensato al luogo in cui farlo nascere, ci siamo resi conto che ci eravamo già dentro. Conosciamo Marco che è uno dei gestori e con lui abbiamo anche lavorato. Soprattutto per questa prima edizione, ci è parso lo spazio ideale perché è accogliente e versatile: ogni sera riusciamo ad organizzare la sala in maniera diversa e specifica per l’evento. E, considerata la posizione, possiede giù un suo bacino di frequentatori. Non crediamo tuttavia di rimanerci anche il prossimo anno, cambieremo spazio in base alle esigenze del cartellone che vorremo programmare e ci piacerebbe anche spostare la rassegna in una villa, in vista della stagione estiva, e organizzare lì un festival, chissà…

Quanto e come ha influito la vostra esperienza nell’ideazione di questo progetto?

Ci siamo conosciuti durante i festival estivi di teatro (Dominio Pubblico, Kilowatt Festival, Short Theatre, Castellinaria Festival) e volevamo riportare quella dimensione esperienziale all’interno della stagione e durante la settimana. Come dice Morganti «si fa teatro con le persone con le quali andresti a cena» e noi volevamo proprio questo: ricreare un contesto intimo e familiare e forse ancora più prossimo allo spettatore rispetto a quello festivaliero che, in alcuni casi, può essere piuttosto dispersivo. Al di là dei lavori fatti da ognuno, siamo prima di tutto degli spettatori e in base a questo ci confrontiamo tra noi e attuiamo delle scelte.

Foto di Camilla Mazza

Prossimi obiettivi?

Non sappiamo come si intercettino nuovi pubblici ma vorremmo cercare di farlo raccogliendo stimoli da coloro che prenderanno parte a questo nostro format. Stiamo ricevendo anche numerose proposte dagli artisti che vogliono partecipare alla prossima stagione. Del resto, cos’è oggi il pubblico? E come si instaura un dialogo con lo spettatore? È una domanda alla quale è difficile rispondere: non si sa. È arduo già per il settore commerciale che si interfaccia con la clientela, figuriamoci per la cultura, figuriamoci per il teatro contemporaneo. Di certo vorremo coinvolgere nella prossima edizione più direttamente gli under 25, creare una programmazione più attenta e uno spazio più adeguato alle loro abitudini, che possa anche prevedere un aspetto ludico ricreativo.

Pensate che Roma abbia bisogno di altri spazi dove fare teatro?

No, affatto. Gli spazi ci sono, e anche troppi forse, e di offerta teatrale ce n’è molta ed eterogenea. Manca piuttosto una pratica comune rivolta allo spettatore, un approccio pedagogico condiviso che possa contravvenire al disorientamento e alla poca informazione del pubblico. Quello che vogliamo noi con Unconventional Date, e lo dimostra anche l’autonomia da un luogo predefinito, è proporre una nuova modalità di fruire il teatro, senza forzature, attraverso l’intrattenimento e che possa risolvere il problema della dispersione del pubblico. Non vogliamo più che lo spettatore vada a teatro, si sieda, guardi lo spettacolo, si alzi e se ne vada.

Lucia Medri

Gli articoli di Teatro e Critica, che sono frutto di un lavoro quotidiano di ricerca, scrittura e discussione approfondita, sono gratuiti da più di 10 anni anni.
Se ti piace ciò che leggi e lo trovi utile, che ne dici di sostenerci con un piccolo contributo?

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here