Roberto Latini. Una partita di tennis con Giovanni Testori

In anteprima nazionale a Castrovillari per Primavera dei Teatri 2019, In Exitu di Giovanni Testori, adattamento, regia e interpretazione di Roberto Latini. Recensione.

foto di Angelo Maggio

A scena aperta, una rete da tennis cala lentamente dal soffitto e si accartoccia a terra fino a scomparire dietro a un binario ferroviario monco appoggiato sul proscenio, che digrada verso la platea. Il palco del Teatro Vittoria di Castrovillari è pavimentato di materassi, circondato da teli bianchi mossi da una corrente d’aria. Roberto Latini appare prima come ombra, poi come presenza, in calzoni neri, maglia vinaccia e scarpe da ginnastica; il microfono che sempre lo accompagna si regge su un’asta senza piedistallo, portata come bastone d’appoggio o come spada da sguainare; amplificherà la sua voce solo per permetterle di bucare la platea con suono gutturale o per lanciare echi alle tonalità naturali.
Dopo averne letti in anni passati, è la prima volta che, con In Exitu, l’artista romano si confronta in scena con uno scritto di Giovanni Testori, raccogliendo la sfida di una committenza, giunta dalla Compagnia Lombardi-Tiezzi, già produttrice di altri suoi lavori.
Primavera dei Teatri dedica a questo incontro artistico l’ultima serata di festival e il pubblico risponde con entusiasmo: si accalca nel foyer, prende posto in fretta, si spegne in un silenzio religioso che verrà rotto solo dagli applausi al termine dei 75 minuti.

foto di Angelo Maggio

La lirica di Testori – così ritmica, frantumata, visionaria e dolorante – si presta alla perfezione a essere rielaborata da Latini: la vicenda del tossicodipendente omosessuale Gino Riboldi, le sue feroci invettive alla società che ignora la condizione degli ultimi, le memorie di un’infanzia vessata dall’autoritarismo scolastico e famigliare, tutto si condensa nello spettacolo di un corpo in disfacimento. Mentre la gravità corrotta dei materassi – «ora un dormitorio, ora un harem», riferisce Latini – rende il suo passo dinoccolato e onirico, l’attore declama i paragrafi ansimando, tirando su col naso, tossendo, girando in tondo e trovando pace solo in brevi momenti in cui si accascia al suolo, a disegnare una scena completamente esausta.
Il tono cromatico privilegia un candore malato; non c’è più traccia di colori accesi, l’unica presenza che “sporca” è quella dell’attore stesso, ancora una volta impegnato a comprimere in se stesso numerose voci, dal presente e dal passato, tra la severa insegnante con impettita voce cantilenante a mo’ di Mussolini e i passanti anonimi dentro a una vita che si autodistrugge. Dell’interlocutore contemplato nell’opera (nella messinscena originaria era lo stesso Testori, accanto a Franco Branciaroli) resta un’ombra con le braccia aperte a crocifisso che appare come presagio ricorrente, un mostro da fuggire o, alla fine, un’icona a cui arrendersi.

foto di Angelo Maggio

Parlando con colleghi e addetti ai lavori, ci si trova d’accordo su come seguire il debutto di una nuova creazione di Roberto Latini equivalga sempre di più a frequentare un concerto rock, in cui gli artisti sul palco mettono a punto una vera e propria esperienza pirotecnica. Se chi conosce questo percorso creativo è portato a sintonizzarsi su questo nuovo canale, anche gli sguardi meno allenati sembrano porsi in maniera diversa dal solito, lasciandosi bombardare da immagini, rimandi e suggestioni che hanno davvero trovato il modo di riallestire in scena certi passaggi di senso estranei, certe ellissi cognitive risultato della fusione tra poesia del corpo e poesia della parola. E lo dimostra il calore dimostrato nelle ultime repliche al Teatro Vascello di Roma, platea gremita da cui poi si snodava una coda di veri e propri “fan”, talvolta giovanissimi, in attesa di poter incontrare questa sorta di strano animale, come sempre inscindibile dalle musiche e dai suoni di Gianluca Misiti e dallo spazio e dalle luci di Max Mugnai.

foto di Angelo Maggio

Dare qui conto della complessità testuale è impresa vana: in quella che l’artista definisce una «architettura», centinaia di parole sono spesso separate da semplici punti, accenti spostati riscrivono la semantica dei termini, quel dialetto che a Milano ormai quasi nessuno parla più si ibrida con il latino, il francese, l’inglese, fornendo l’alibi per un grammelot di voce e di corpo. Centoventicinque pagine di romanzo vengono qui scagliate in platea dall’altra metà campo: il richiamo al tennis, secondo Latini, non sottintende «una gara, è una serie di colpi dove l’interlocutore è lo spettatore, che non è un avversario, piuttosto l’altro da te. Le parole arrivano dall’altra parte, la sensazione in questo testo è che rappresentino il colpo liftato, il rovescio a due mani, il lungolinea. È il testo che è portato in overdose». E che, sul finale, risucchia letteralmente il corpo dell’attore, una maschera dell’io narrante che pare simbolo di ogni grado di dissoluzione.

Sergio Lo Gatto

Teatro Vittoria, Castrovillari (Primavera dei Teatri 20esima edizione) – giugno 2019

IN EXITU
anteprima nazionale
dall’omonimo romanzo di Giovanni Testori
adattamento, interpretazione e regia Roberto Latini
musica e suono Gianluca Misiti
luci e direzione tecnica Max Mugnai
produzione Compagnia Lombardi Tiezzi

Debutto al Teatro Nuovo per Napoli Teatro Festival, 8 e 9 giugno 2019.

Gli articoli di Teatro e Critica, che sono frutto di un lavoro quotidiano di ricerca, scrittura e discussione approfondita, sono gratuiti da 8 anni.
Se ti piace ciò che leggi e lo trovi utile, che ne dici di sostenerci con un piccolo contributo?
Previous articlePurgatorio, il Teatro delle Albe a Matera. Risalire il monte umano
Next articleLa Commedia dell’Amore: JACK & JILL. #sponsor
Avatar
Sergio Lo Gatto è giornalista, critico teatrale, ricercatore e traduttore. È dottore di ricerca in Spettacolo (Sapienza. Università di Roma), con una ricerca su critica teatrale e filosofie digitali e cultore della materia L/ART-05. Si occupa di arti performative su Teatro e Critica. Ha fatto parte della redazione del mensile Quaderni del Teatro di Roma, ha scritto per Il Fatto Quotidiano e Pubblico Giornale, ha collaborato con Hystrio (IT), Critical Stages (Internazionale), Tanz (DE), collabora con il settimanale Left, con Plays International & Europe (UK) e Exeunt Magazine (UK). Ha collaborato nelle attività culturali e di formazione del Teatro di Roma, partecipato a diversi progetti europei di networking e mobilità sulla critica delle arti performative, è co-fondatore del progetto transnazionale di scrittura collettiva WritingShop. Ha partecipato al progetto triennale Conflict Zones promosso dall'Union des Théâtres de l'Europe, dove cura la rivista online Conflict Zones Reviews. Tra le pubblicazioni, con Matteo Antonaci ha curato il volume Iperscene 3, Editoria&Spettacolo 2017. con Graziano Graziani La scena contemporanea a Roma (Provincia di Roma, 2013).

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here