Franco Scaldati. In un libro una serie di studi sul poeta del teatro palermitano

Una Quinta di copertina dedicata al volume Il teatro è un giardino incantato dove non si muore mai. Intorno alla drammaturgia di Franco Scaldati, curato da Valentina Valentini per Titivillus.

Foto Redazione

La nascita della drammaturgia moderna in Occidente è segnata dall’apparizione degli autori di compagnia: Shakespeare, Molière, poi Goldoni rappresentano quell’anello mancante in grado di connettere la pagina scritta al palcoscenico, la solitudine della scrittura alla pratica collettiva del fare teatro. In Italia però abbiamo avuto sempre difficoltà a riconoscere e storicizzare quei drammaturghi che legavano profondamente la pratica teatrale alla scrittura: così è stato anche per Franco Scaldati, tutt’ora poco conosciuto dal grande pubblico e probabilmente ignoto alle nuove generazioni.

Nel volume Il teatro è un giardino incantato dove non si muore mai. Intorno alla drammaturgia di Franco Scaldati – edito nel 2019 da Titivillus nella collana Altre visioni, con la cura di Valentina Valentini – la prima questione che appare già dalla premessa è proprio legata alla difficoltà con cui l’autore palermitano classe 1943 è stato riconosciuto a livello nazionale. Della sua vasta opera – fatta di temi e personaggi che attraversano quasi liquidamente un corpus drammaturgico in continuo movimento, nel quale i testi non si sistematizzano, non si fermano a causa del costante lavorio dell’autore attorno alle diverse versioni – è rimasta una sola piccola traccia disponibile al pubblico, mentre le edizioni di Ubulibri e Rubbettino negli anni Novanta e Duemila sono ormai esaurite. Valentina Valentini spiega come, nonostante quelle pubblicazioni e i Premi Ubu assegnati, il rischio di far cadere la poesia teatrale di Franco Scaldati nel dimenticatoio sia ancora evidente.

In questo senso il lavoro edito da Titivillus (al quale concorrono approcci e voci diversi negli scritti di Stefano Casi, Marion d’Amburgo, Antonella Di Salvo, Matteo Martelli, Melino Imparato, Valeria Merola, Marco Palladini, Stefania Rimini, Andrea Scappa, Cosimo Scordato, Carlo Serafini, Viviana Raciti, Valentina Valentini, Andrea Vecchia) è una prima importante radice da cui partire per allargare lo sguardo critico su questo autore atipico, nato prima come attore, mentre lavorava in una sartoria, e poi in grado di rincorrere un talento letterario sempre votato al palcoscenico. Scrive Viviana Raciti nel saggio di apertura «[…] è stato il poeta dei dimenticati, ma anche di coloro che non trovavano più necessità di confrontarsi con quel mondo che li aveva messi di lato; celebrato come cantore della luna (amante volubile o depositaria mitica), riscopritore di un rapporto con la natura panica nella quale non esistono giusti o malvagi ma esseri complessi e mai giudicabili; testimone dei contrasti di una città-anima, Palermo, correlativo oggettivo di un intero universo in cui concorrevano tanto le case distrutte, la violenza dell’uomo mafioso, quanto la sontuosità dei teatri storici o la benevolenza di Santa Rosalia».

Andrea Pocosgnich

Il teatro è un giardino incantato dove non si muore mai
Intorno alla drammaturgia di Franco Scaldati
a cura di Valentina Valentini
scritti di Stefano Casi, Marion d’Amburgo, Antonella Di Salvo, Matteo Martelli, Melino Imparato, Valeria Merola, Marco Palladini, Stefania Rimini, Andrea Scappa, Cosimo Scordato, Carlo Serafini, Viviana Raciti, Valentina Valentini, Andrea Vecchia
cura redazionale Margherita Dellantonio e Doralice Pezzola
supervisione redazionale a cura di Viviana Raciti

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