Ripensare il Novecento teatrale. La memoria tra paesaggi e spaesamenti

Quinta di copertina. Ripensare il Novecento teatrale – Paesaggi e spaesamenti è l’ultimo libro scritto da Marco De Marinis, inserito nella collana Culture Teatrali ed edito da Bulzoni Editore.

foto di Lucia Medri

Ripensare il Novecento teatrale – Paesaggi e spaesamenti è una dedica «ai miei maestri, ai miei studenti» firmata dal professor Marco De Marinis e pubblicata da Bulzoni Editore lo scorso luglio, nonostante le condizioni di difficoltà nelle quali versa attualmente la casa editrice romana, testimone e custode di quell’archeologia del teatro che va ben oltre le pubblicazioni accademiche. Quale sarà dunque la postura di colui che si pone al centro di una mediazione tra un prima e un dopo, che da un lato sedimenta e dall’altro consegna?

Non sorprenderà il lettore la riconoscibilità di un logos che continua a dispiegarsi nei suoi passaggi filologici, nelle sue sinergie accademiche e non (tra queste, quella con il Teatro Akropolis) attraversando la collana Culture Teatrali e dividendosi in questa pubblicazione in due parti: la prima dedicata alla rivisitazione di concetti chiave del Novecento e la seconda, più attenta invece a una fase post-novecentesca, incentrata sul Nuovo Teatro Italiano e sul suo attore «nuovo» e «popolare».
Fin dalle prime pagine l’intenzione sembra essere non solo quella di approfondire uno studio lineare che leghi insieme tradizione e futuro, ma anche e soprattutto quella di insistere sull’insegnamento e la riscoperta di quelle «fissazioni accademiche», definite così dall’autore e ricordate in un aneddoto nell’introduzione. Queste, se ricomprese in una necessaria dialettica, verrebbero così salvate da quell’attitudine culturale alla dimenticanza che è frutto di un contesto politico e sociale in cui dominano logiche populiste che propugnano il rinnovamento. De Marinis rintraccia in questo orizzonte politico e sociale una certa prevedibilità, ricollegandola all’alveo di origine, quella crisi del Sessantotto dominata proprio da una forte ideologia partecipazionista.

Secondo lo studioso, lo spaesamento è innanzitutto una categoria di analisi alla luce della quale concetti come «collettivo, comunità, creazione e creatività» devono essere analizzati, politicamente, prendendone in considerazione il cambiamento paradigmatico; quest’ultimo riguarda, poi, non solo teorici e artisti (alcuni creativi incapaci di creare) ma anche operatori, critici e, non ultimi, gli spettatori. Senza remore, sia il partecipazionismo che la sregolata democratizzazione e diffusione delle opinioni sono agenti subdoli di una vulgata troppo strenuamente ferma nelle proprie convinzioni e che relega gli spettatori a passivi osservatori del teatro contemporaneo. Essi possiedono il modus pensandi di chi resta impantanato in un eterno presente, incapace di collegare il teatro attuale a quello dei maestri.

A chi interessa tutto ciò? Perché bisogna parlare ancora di Artaud, Brecht, Grotowski e di quale rapporto intercorre tra essi e Teatro Valdoca, Teatro delle Albe, Compagnia della Fortezza, Roberto Latini, Chiara Guidi, Romeo Castellucci…? Domande che ci si è posti in un precedente articolo e che accogliamo con rinnovata interrogazione scoprendoci tuttavia come degli impreparati attori colti in medias res: apparteniamo a una generazione riluttante nel funzionalizzare la memoria del passato perché siamo incapaci di funzionalizzare la nostra autorevolezza nel presente.

Lucia Medri

RIPENSARE IL NOVECENTO TEATRALE
Paesaggi e Sconfinamenti

autore: Marco De Marinis
editore: Bulzoni Editore
anno: 2018
pagine: 356
costo: 22,00 euro

Gli articoli di Teatro e Critica, che sono frutto di un lavoro quotidiano di ricerca, scrittura e discussione approfondita, sono gratuiti da 8 anni.
Se ti piace ciò che leggi e lo trovi utile, che ne dici di sostenerci con un piccolo contributo?
SHARE
Previous articleBando La danza in un minuto. Edizione 2019
Next articlePremi Ubu 2018. L’eccellenza teatrale proviene dalle periferie del sistema
Laureata al DAMS presso l’Università degli Studi di Roma Tre con una tesi magistrale in Antropologia Sociale, sceglie di dedicarsi alla scrittura critica partecipando a workshop e seminari presso la Fondazione Romaeuropa. Dal 2013 è redattrice presso la testata online Teatro e Critica e approfondisce parallelamente la sua formazione editoriale in contesti quali agenzie letterarie e case editrici (Einaudi). Negli ultimi anni si specializza in web editing prendendo parte a master e stage dedicati al Social Media Management presso aziende operanti nel settore culturale (Fondazione Cinema per Roma). Nel 2018 riceve il Premio Garrone «al critico più sensibile nel leggere il teatro che muta».