Notturni delle città, tra narrazioni e Condizioni Avverse

Intervista a Andrea Maurizi di Teatro delle Condizioni Avverse sul progetto Notturni delle città, itinerari di narrazione e di storie di persone che hanno combattuto con un potere più grande di loro.

foto Luciano Lattanzi – da Media & Sipario

«Nelle città le grandi case chiudono a chiave la visuale, ci rendono più piccoli perché ci tolgono ciò che i nostri occhi ci possono dare, e ci rendono poveri perché la nostra unica ricchezza è il vedere». Alessandro Blasioli legge queste parole di Alberto Caeiro a un pubblico di quattro spettatori dalla terrazza della torre Ugonesca, nel punto più alto del territorio comunale di Montopoli di Sabina; davanti a noi si apre il notturno della vallata, dal territorio di Farfa al Gran Sasso, dai monti di Tivoli alle luci lontane della Cupola di San Pietro. Siamo arrivati quassù in macchina, portati da Blasioli come spettatori di Notturni delle città, progetto che prevede la messa in scena di monologhi da realizzare in automobile. È un’anteprima, una serata particolare, i compagni di abitacolo sono altri colleghi, insieme ad Andrea Maurizi, ideatore e regista, fondatore di Teatro delle Condizioni Avverse che opera con laboratori, rassegne e festival tra la provincia di Rieti eela parte nord del comune di Roma, e con spettacoli nel resto d’Italia.

Stavolta Maurizi siede a fianco a noi in veste di regista, ci accompagna in silenzio durante uno degli itinerari di narrazione che partono, per ora, dalla biblioteca di Montopoli di Sabina, da quella di Forano e da quella di Poggio Mirteto, e che presto – ci racconta – partiranno anche in altre città italiane. Il dispositivo è in bilico tra il teatro di narrazione e l’esplorazione urbana e, al tempo stesso, intercetta quella complicità silenziosa che si crea tra viaggiatori. La macchina è il veicolo della narrazione che in tappe predefinite, con monologhi, ascolto di tracce audio dall’autoradio o semplicemente con lo scorrere dello spazio fuori dal finestrino, ci fa accedere alle storie lì nei luoghi dove sono accadute, dove le storie personali degli abitanti hanno sbattuto sui grandi eventi storici, in questo territorio di Resistenza; dal Golpe Borghese all’eccidio di Canneto, dall’armistizio dei Savoia all’avanzata degli Americani.

Come è nato questo progetto teatrale che parte dalla memoria collettiva dei luoghi, e come è stata condotta la ricerca storica?

Questa di Notturni delle città, della Resistenza, è una mia passione e il progetto è nato quasi per caso. Quando avevo diciannove anni un’associazione che faceva escursioni ci chiese di fare uno spettacolo sulla battaglia del Tancia. Io non sapevo nemmeno che qui ci fosse stata quella battaglia, e da lì è partito tutto: ho cominciato a raccogliere interviste, non solo su Poggio Mirteto e su Montopoli, ma anche su altri comuni della provincia.

In che modo poi la ricerca è diventata un itinerario teatrale?

Ho trovato i miei appunti di quindici anni fa su questo progetto e ho trovato il coraggio di farlo. Abbiamo inscritto le storie da raccontare tra due gesti semplici: quello dell’attore-narratore di mettersi un paio di guanti partendo con la macchina, e quello del toglierseli alla fine dell’itinerario. Gli spettatori possono decidere tra alcuni luoghi da visitare e fino a quanto arrivare in fondo alle storie, mentre gli itinerari sono tarati su un periodo storico.

Che cosa offre e cosa toglie l’abitacolo della macchina alla relazione tra attore e pubblico?

Toglie all’attore la sicurezza di stare su un palcoscenico: la distanza è minima e devi riuscire a far rispettare il patto all’interno dell’automobile. Offre molta intimità, complicità, un rapporto quasi sensoriale con gli spettatori e la possibilità di figurarsi le storie in un contrasto con il contemporaneo che scorre fuori dall’abitacolo. Anche per questo, sin dall’inizio, chiariamo che l’attore della performance è uno e tutto quello che accade fuori è la vita.

Quali sono i prossimi percorsi di Notturni delle città e come interverrete negli altri luoghi?

foto Luciano Lattanzi – da Media & Sipario

È un progetto che vogliamo estendere ad altre città italiane. In primavera saremo a Roma, entro la fine dell’anno a Torino, poi a Chieti e a Pescara. Interverremo sui luoghi entrando in contatto, come abbiamo fatto fino ad ora, con l’Anpi – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con il comitato Madri per Roma Città Aperta, formato dalle mamme di alcuni ragazzi uccisi. E poi ci avvaliamo di contributi storici di varie fonti come il Museo della Liberazione di via Tasso, al quale abbiamo donato tutte le interviste integrali che abbiamo registrato. Pensiamo che questo sia un lavoro che va molto oltre lo spettacolo; le interviste che abbiamo fatto ai partigiani in Sabina negli anni passati, se non le avessimo fatte noi non le avrebbe potute fare mai più nessuno. Il filo conduttore di tutti gli itinerari rimane quello di persone che hanno combattuto contro un potere più grande di loro.

Qual è la spinta che continua a tenere accesa questa ricerca?

A muovermi è la ferita del non aver raccolto la memoria dei miei nonni, dei quali non so nulla o pochissimo; il fatto che io non ho una memoria mia personale. E poi, soprattutto, il privilegio di sapere che cosa è accaduto in un determinato posto, la storia dei non luoghi che si attraversano tutti i giorni nel quotidiano e che sembrano apparentemente non meritare un attimo per fermarsi e guardarli. Un luogo di passaggio apparentemente anonimo è magari un binario dal quale sono partiti gli ebrei. Solo dopo aver conosciuto le storie che racchiudono è possibile attraversare quei luoghi con una consapevolezza diversa.

Luca Lòtano

NOTTURNI DELLE CITTÀ
ideazione e regia
Andrea Maurizi
con Alessandro Blasioli, Andrea Maurizi
realizzato con la collaborazione artistica di Marco Baliani e Maria Maglietta
ricerca storica e documentale con la collaborazione di Francesco Barilli e Roberto Lorenzetti
organizzazione Teatro delle Condizioni Avverse

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