Teatro in video. Lindsay Kemp, il trucco è l’anima

Teatro in video 49° appuntamento. In occasione della scomparsa del coreografo e danzatore, dedichiamo uno special a Lindsay Kemp e a Rêves de Lumière.

Ci vuole coraggio a essere soltanto sé stessi: a rifiutare con noncuranza i vantaggi dei travestimenti, a mostrarsi senza le placide garanzie dei costumi, a rivelarsi incoscienti e sfacciati. Nudi: perché organze e piume possono esibire più di quello che celano, e alle volte (stravolgendo un meraviglioso titolo di Angelo Maria Ripellino dedicato ad altri rivoluzionari della scena) il trucco è l’anima. Ecco così uno spesso strato di cerone bianco, il rossetto carminio, le tracce di kajal, la cipria. Il volto di Lindsay Kemp è una tela sulla quale una cosmesi antica – clownesca e al contempo ieratica, fusione originale tra il volto dolente di Marcel Marceau e quello impassibile delle maschere kabuki – scava la carne fino a lasciare intravedere l’uomo. Ecco i lunghissimi veli di seta, che Kemp agita come ali di farfalla; solitario epigone di Loïe Fuller, è una crisalide che si dischiude in linee sinuose, cessando di esistere sulle note della Messa da Requiem di Verdi e risorgendo agli applausi. Eppure nessuna metamorfosi è intervenuta a modificarne le sembianze o l’essenza; non c’è soluzione di continuità tra il figlio del marinaio e il venerato maestro, tra il sensuale danzatore di Sebastiane di Derek Jarman e il creatore di Flowers, bensì un’identità priva di fratture, cangiante e tuttavia coesa. La santa e la prostituta, la vittima e il carnefice, la musa e l’artista: tutti convivono nel corpo di Kemp, tutti appaiono nello specchio che ricorre costantemente nelle sue creazioni. È un perenne, estetizzante conflitto con l’immagine riflessa a originarne l’arte, un’indagine sul proprio essere che assume i contorni dell’ossessione. Scevra da qualsiasi afflato politico o filosofico, la danza di Kemp non racconta nient’altro che il suo artefice: e tuttavia è qui, nell’irrisolto redde rationem con i sogni e gli incubi di una vita – come in questo Rêves de Lumière, spettacolo del 1997 di cui presentiamo alcuni estratti della replica veneziana, tappa di una corposa tournée nazionale – che ci riconosciamo, e leggiamo capitolo dopo capitolo i nostri desideri e le nostre paure. 

L’indecenza ostenta le ambigue pieghe della natura umana, i suoi orrori, la sua commossa poesia: ben più che nell’aver contribuito, con superbo distacco, a definire il camp e il queer, o nell’avere decostruito sesso e genere con la grazia eterea degli onnagata – gli attori che il teatro giapponese destina ai ruoli femminili – Kemp ha scandalizzato facendo emergere l’osceno nascosto sotto l’innocuo make-up. E invitandoci, giullare e pierrot, a sorriderne.

Rêves de Lumière, Venezia, 1997

Alessandro Iachino

Gli articoli di Teatro e Critica, che sono frutto di un lavoro quotidiano di ricerca, scrittura e discussione approfondita, sono gratuiti da 8 anni.
Se ti piace ciò che leggi e lo trovi utile, che ne dici di sostenerci con un piccolo contributo?
SHARE
Previous articleAl Teatro della Toscana selezioni per il Corso Attori Orazio Costa 2018-2020
Next articleDeflorian/Tagliarini: «Nel nostro teatro noi e le nostre vite non siamo altro che un punto di partenza»
Alessandro Iachino dopo la maturità scientifica si laurea in Filosofia presso l’Università degli Studi di Firenze. Dal 2007 lavora stabilmente per fondazioni lirico-sinfoniche e centri di produzione teatrale, occupandosi di promozione e comunicazione. Nel novembre 2014 partecipa al workshop di visione e scrittura critica TeatroeCriticaLAB tenuto da Simone Nebbia e Andrea Pocosgnich nell’ambito della IX edizione di ZOOM Festival, al termine del quale inizia la sua collaborazione con Teatro e Critica. Ha partecipato inoltre al laboratorio Social Media Strategies for Drama Review, diretto da Andrea Porcheddu e Anna Pérez Pagès per Biennale College ‑ Teatro 2015, e ha collaborato con Roberta Ferraresi alla conduzione del workshop di critica della Biennale College ‑ Teatro 2017. È stato membro della commissione di esperti del progetto (In)Generazione promosso da Fondazione Fabbrica Europa, ed è tutor del progetto Casateatro a cura di Murmuris e Unicoop Firenze.