Proteggere è esagerare. Compagnia Ragli sulla Border Line

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La Compagnia Ragli presenta il suo ultimo spettacolo, Border Line, alle Carrozzerie n.o.t. Recensione

Foto Eleonora Briscoe

Immaginate uno di quei programmi televisivi in cui la presenza mediatica si insinua tra le maglie della società, moderando addirittura la scelta di alcuni “fortunati prescelti” kamikaze che vorrebbero farsi esplodere in diretta, scegliendo target e modalità. Quella stessa società oramai prodottasi nei suoi estremismi, si spaccerà per un luogo sicuro nei suoi argini, avendo eretto mura attorno a tutti i mari, tenendo fuori tutto quanto “potenzialmente pericoloso”, secondo una politica protezionista per cui varrebbe il mors tua vita mea. In breve, questo lo scenario post-apocalittico dell’ultimo spettacolo della Compagnia Ragli, Border Line, scritto e diretto anche questa volta da Rosario Mastrota recentemente visto alle Carrozzerie n.o.t.

Foto Eleonora Briscoe

I due protagonisti abitano una casa in cui sembrano avere tutte le comodità (essenziali le scene, nelle quali spicca una parete armata di reti, il cui scopo verrà chiarificato in corso d’opera), eppure sono annoiati, con una rabbia soltanto a tratti repressa, il rapporto tra loro è deteriorato, soltanto in alcuni momenti sembrano dimostrare l’ombra di un lontano affetto; il meglio che riescono a fare per sfuggire dal grigiore quotidiano è sedersi su coloratissime sdraio al centro del loro salotto di cemento. La loro vita è esemplificata dal loro aspetto: parrucche inverosimili e un abbigliamento estivo, paradossale e inutile vista l’assenza del mare. Maschio Alfa, il personaggio interpretato da Antonio Tintis (quasi un’eco distorta e corrotta del Krapp beckettiano) continua a produrre “registrazioni di protesta”, audio messaggi rivolti però a un ipotetico pubblico al quale non saranno mai inviati, ha anche provato a partecipare al programma per kamikaze ma il suo target (la stessa presentatrice di “Esplosioni in diretta!”, resa da Matilde Vigna, a cui sono affidati i ruoli di contorno) non è stato accettato, o meglio, come lui stesso dice «non mi hanno accontentato». È un fallito che si autocommisera della sua condizione senza volerla mai veramente cambiare, non a caso il termine che utilizza al rifiuto è indicativo: non è stato “accontentato”, al pari di un bambino cui hanno rifiutato il giocattolo.  Forse meno definita nei tratti è lei, comunque brillantemente resa da Giuliana Vigogna che alterna atteggiamento reverenziale da sciacquetta a momenti più coscienziosi: osserva una crepa nel muro, con toni ambigui – non schierati –  che sono parte del gioco; si preoccupa degli scioperi (anche se più per le eventuali limitazioni ingenerate), è tentata di mollare tutto e partire. È lei a ricordare, nostalgica, l’ultimo bagno a mare.

Foto Eleonora Briscoe

Ma i testi di Mastrota raramente si concedono un sentimento puro senza un suo contraltare che spesso capovolga l’intera situazione: la denuncia sociale impregnava la gioiosità della matta del paese in L’Italia s’è desta, l’ingenuità in Panenostro o la depressione in Ficcasoldi erano le chiavi d’accesso con cui la malavita sfruttava i malcapitati. In questo caso non c’è un confine netto tra  figure positive e negative, tutto è corroso. Al piacere del ricordo per l’ultima nuotata fa seguito il ritrovamento di un corpo morto, «gonfio e nero». Anche in quel caso, onnipresente l’ombra mediatica: «clic fece lo smartphone, scoop fece la tv». La vena sardonica si acuisce nel momento in cui scopriamo che, dietro la coltre di perbenismo, i due in realtà nascondono una complicità nera che contribuisce a porre ulteriore distanza empatica da loro. Eppure, la componente ironica – a tratti genuinamente comica – dello spettacolo non può che farci continuare ad assistere alla loro vita fino alla fine, fino a quando la loro stessa posizione di aguzzini non viene messa in crisi dallo stesso sistema che li ha assoldati, perché, se «l’importante è esagerare», quel che davvero conta è farlo con chi porta più audience (e non danneggia chi conta davvero).

Viviana Raciti

Visto alle Carrozzerie n.o.t., gennaio 2018

BORDER LINE
Testo e regia: Rosario Mastrota
Con: Antonio Tintis, Giuliana Vigogna, Matilde Vigna
Assistenti alla regia: Andrea Cappadona, Dalila Cozzolino
Disegno luci e fonica: Giacomo Cursi
Scenografia: Maria Chiara Arciero
Casting: Fabrizio Pizzuto, Donatella Codonesu
Logistica: Ettore Nasa
Produzione: Compagnia Ragli e KIT Italia
Con il patrocinio di daSud e ÀP Accademia

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Viviana Raciti, siciliana d’origine, dopo gli studi classici si trasferisce a Roma, dove si avvicina al mondo dell’arte attoriale e all’animazione teatrale, per poi preferire la strada della critica. Nel 2015 consegue la laurea magistrale presso l’Università La Sapienza in ‘Saperi e Tecniche dello spettacolo teatrale’ con una tesi dal titolo La produzione drammaturgica di Franco Scaldati. Ordinamento, schedatura e analisi, mettendo per la prima volta in luce l’effettiva entità del corpus di opere dell’autore palermitano. Sempre sulla figura di Scaldati ottiene la borsa di dottorato presso l’Università di Tor Vergata. Dal 2012 è redattrice presso la testata online «Teatro e Critica» scrivendo di teatro, danza e teatro ragazzi, mentre dal 2015 fa parte della redazione della testata culturale «Move in Sicily».