Il viaggio di Damiano Michieletto a Reims

Damiano Michieletto ha esordito nel 2015 ad Amsterdam con la sua regia de Il viaggio a Reims, particolare opera di Gioachino Rossini che è arrivata sul palcoscenico del Teatro dell’Opera di Roma. Recensione

Foto Yasuko Kageyama
Foto Yasuko Kageyama

A dieci minuti dall’inizio dello spettacolo, tra le file del piccolo loggione del Teatro dell’Opera di Roma inizia un sommesso ma costante borbottio: «Che ci tocca vedere!», «Uno scempio per Rossini!», «È una vergogna!», «Avrei dovuto portare il fischietto!». Evidentemente la fama di Damiano Michieletto, regista dinamitardo, eversivo e a detta di alcuni vergognosamente moderno, è ormai nota a tutti e la sua presenza qui a Roma sembra non essere approvata dagli ultimi strenui conservatori, autoeletti salvatori del patrimonio musicale italiano.

Tuttavia, a ben guardare, l’intervento del regista quarantaduenne su questa particolarissima opera rossiniana sembra essere più improntato alla costruzione che alla distruzione, nell’ottica di riportare in vita e donare coerenza ad una partitura fragilissima che è stata oggetto di approfonditi e lunghi studi musicologici negli anni passati. Definita un vero e proprio “giallo” dallo stesso Philip Gossett (il musicologo che più si è occupato della ricostruzione di quest’opera) – scomparso lo scorso 12 giugno a soli due giorni dalla prima romana -, è frutto della ricomposizione di diversi stralci di partitura (una parte consistente estratta dal successivo Le Comte Ory e le altre ritrovate al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma).

Foto Yasuko Kageyama
Foto Yasuko Kageyama

Il viaggio a Reims nasce come composizione-omaggio, commissionata a Gioachino Rossini in occasione dell’incoronazione di Carlo X di Francia, messa in scena per la prima volta al Théatre Italien a Parigi nel 1825 e poi, dato il carattere celebrativo e circoscritto dell’evento, ritirata dopo tre recite. Si tratta di una delle opere musicalmente più sofisticate del compositore che, non dovendo in questo caso preoccuparsi di comporre un blockbuster per accontentare il pubblico pagante, lascia la forma musicale come unica, vera protagonista. La trama, assai flebile, diventa il pretesto per l’esibizione vocale dei grandi cantanti dell’epoca: la struttura si articola in un imponente atto unico (circa tre ore) che alterna arie a pezzi d’insieme; ci si trova essenzialmente di fronte a una lunga “parata” canora, una sorta di Festival di Sanremo ante litteram.

Foto Yasuko Kageyama
Foto Yasuko Kageyama

Michieletto coglie la sfida celata dietro un’opera senza storia sovrascrivendovi la propria: l’azione è trasportata ai giorni nostri all’interno di un museo d’arte moderna, nel quale la direttrice Madama Cortese (Francesca Dotto) deve realizzare una mostra in cui comparirà il quadro dipinto da François Gérard nel 1827 raffigurante proprio l’incoronazione di Carlo X. Don Profondo (Nicola Ulivieri) diviene allora un critico d’arte e un collezionista, Lord Sidney (Adrian Sâmpetrean) un restauratore, mentre tutti gli altri sono gli stessi protagonisti del quadro, comparsi come per magia durante la notte tra le sale del museo, persi in un varco spazio-temporale che li ha trascinati nell’epoca contemporanea.

Foto Yasuko Kageyama
Foto Yasuko Kageyama

Tra i dipinti di René Magritte, Frida Kahlo, Pablo Picasso e Keith Haring avviene il surreale incontro di vecchio e nuovo, nel quale ogni personaggio ricerca la propria dimensione. Se la Contessa di Folleville (Maria Grazia Schiavo) si appassiona facilmente alla borsa laccata di Madama Cortese e il Cavalier Belfiore deruba un visitatore dei suoi vestiti odierni per conquistare la bella artista del museo Corinna (Mariangela Sicilia), Lord Sidney è così affascinato dalla donna raffigurata nel dipinto che sta restaurando da innamorarsene follemente. La distinzione dei piani è ben sottolineata dall’enorme cornice che delimita lo spazio del quadro di Carlo X, dividendolo da quello del museo, senza che manchino però le similitudini: la scena del litigio del Conte di Libenskof (Merto Sungu) con la Marchesa Melibea (Anna Goryachova) viene replicata al di fuori della cornice da due ragazzi in abiti contemporanei, che provano le stesse emozioni dei protagonisti in costume.

Nell’ottica della contemplazione e della pacifica compresenza postmoderna di antico e moderno, come se fossimo in un museo appunto, va colta questa regia che si rivela metafora dell’opera stessa: si ascoltano i raffinati brani composti per i cantanti nello stesso modo in cui si ammirano i bei dipinti. Così lo spettacolo, pur lontanissimo dalle ambientazioni del libretto, riesce a riportarci intatto il senso ultimo della composizione originale, coadiuvato anche dalle ottime prestazioni vocali degli interpreti (Schiavo e Sicilia le vere protagoniste dell’opera, più che i loro personaggi) e dalla direzione spigliata, ma attenta ai dettagli, di Stefano Montanari.

A dispetto dei dissensi iniziali, e nonostante qualche defezione durante l’intervallo, la restante (e consistente) parte del pubblico conferma il grande successo ottenuto al debutto da Michieletto al Het Muziektheater di Amsterdam nel 2015, senza risparmiare applausi per cantanti e direttore, nonché per il coro, che questa regia ha il merito di valorizzare nei suoi singoli elementi e non come massa indefinita.

Flavia Forestieri

Teatro dell’Opera, Roma, giugno 2017

IL VIAGGIO A REIMS
dramma giocoso in un atto
musica Gioachino Rossini
libretto Luigi Balocchi
direttore Stefano Montanari
regia Damiano Michieletto
maestro del coro Roberto Gabbiani
scene Paolo Fantin
costumi Carla Teti
luci Alessandro Carletti
interpreti principali
CORINNA Mariangela Sicilia /
Adriana Ferfecka 24 giugno
LA MARCHESA MELIBEA Anna Goryachova /
Cecilia Molinari 24 giugno
LA CONTESSA DI FOLLEVILLE Maria Grazia Schiavo /
Maria Aleida 24 giugno
MADAMA CORTESE Francesca Dotto /
Valentina Varriale* 24 giugno
IL CAVALIERE BELFIORE Juan Francisco Gatell /
Filippo Adami 24 giugno
IL CONTE DI LIBENSKOF Merto Sungu /
Pietro Adaini 18, 24 giugno
LORD SIDNEY Adrian Sâmpetrean
DON PROFONDO Nicola Ulivieri
IL BARONE DI TROMBONOK Bruno De Simone
DON ALVARO Simone Del Savio
DON PRUDENZIO Vincenzo Nizzardo
DON LUIGINO Enrico Iviglia
DELIA Caterina Di Tonno
MADDALENA Gaia Petrone
MODESTINA Erika Beretti*
ZEFIRINO / GELSOMINO Christian Collia
ANTONIO Davide Giangregorio
*Dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma
Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
Allestimento De Nationale Opera di Amsterdam
con sovratitoli in italiano e inglese

Gli articoli di Teatro e Critica, che sono frutto di un lavoro quotidiano di ricerca, scrittura e discussione approfondita, sono gratuiti da 8 anni.
Se ti piace ciò che leggi e lo trovi utile, che ne dici di sostenerci con un piccolo contributo?

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here