Occhisulmondo e l’artificio di Amleto

La compagnia Occhisulmondo, diretta da Massimiliano Burini, porta in scena Un principe, liberamente ispirato all’Amleto shakespeariano. Lo abbiamo visto al Teatro Torti di Bevagna. Recensione.

Foto Daniele Burini
Foto Daniele Burini

Nel piccolo Teatro Torti di Bevagna – merletti di balaustre in ghisa e soffitto adornato dalle Muse danzanti, affrescate negli anni ’80 dell’Ottocento da Mariano Piervittori – il palco è sgombro, la scena scura. Sul fondale sette cubi neri, sui quali siedono sette personaggi, rigidi ma inerti come marionette dai fili tesi. Indossano maschere di plastica bianca, attraversate dai segni neri di sopracciglia clownesche ma i capelli, sopra il bordo dei finti volti materici, sono liberi, come una lieve appendice di naturalezza. I costumi – quasi esclusivamente rossi e neri, spalle imbottite, guanti bianchi e gorgiere – ricordano quelli di fanti, re e regine di qualche vecchio mazzo di carte da gioco, modernizzati dalla turgida brillantezza dei velluti e dalla freddezza della luce chiara dentro la quale i personaggi si muovono.

Foto Daniele Burini
Foto Daniele Burini

L’Amleto di Massimiliano Burini, portato in scena dalla giovane compagnia  Occhisulmondo, è soltanto Un principe, a suggellare con il titolo il gioco di astrazione attraverso il quale si ricerca, dentro lo statuto del classico, l’impronta universale e contemporanea. Il pubblico diventa così il destinatario di un messaggio che prova di non aver bisogno di elaborare impalcature complesse o di riprodurre coordinate storiche per funzionare.

Amleto (Daniele Aureli) ha i movimenti deboli e sincopati della creatura in trappola, assume spesso una posizione concava di difesa e racconta con voce cantilenante e infantile della marcescenza che si moltiplica attorno a lui: il tema shakespeariano della vendetta, naturalmente presente, scivola in secondo piano e lavora, in controluce, per alterare l’intensità del vero fulcro della pièce che è l’amara persistenza di una denuncia del male, tragica perché stagnante, priva di un uditorio che sappia raccoglierla e comprenderla e di uno spazio futuribile nel quale possa agire.
Quella «prodigiosa consapevolezza» che, secondo Henry James, è il vero tratto del principe di Danimarca, sembra guidare i movimenti scenici che, svuotati di pathos e di naturalezza, conquistano – attraverso un gioco di sincopi, rallentamenti, codici e distorsioni vocali – un andamento riconoscibile, gestito con cura da un gruppo di attori precisi e sensibili.

Foto Daniele Burini
Foto Daniele Burini

Il rischio è che questo lavoro – da un lato nella caratterizzazione di ciascun personaggio, dall’altro attraverso un’uniforme sottrazione di ogni traccia di realismo – finisca per affaticare lo spettatore con la ripetitività di alcune formule, togliendo forza a una sintassi scenica costruita invece per custodire una riflessione, dichiarata ma non ancora del tutto sviluppata, sul significato dell’arte.

Se studiare l’interazione tra un classico e il presente è un’operazione che sta diventando classica a sua volta, Burini ha individuato una strada personale e suggestiva, sostenuta da un apparato estetico contaminato ma non ridondante, che accoglie e ordina con semplicità gli elementi: il testo shakespeariano, il movimento semi-coreografato, gli innesti musicali (la follia di Ofelia affidata alla delicata litania de La donna cannone di De Gregori, le armi invisibili della battaglia che agitano la scena sulle note degli The Irrepressibles), anche quei mascheramenti, dei quali si comprende progressivamente l’irrinunciabilità concettuale. Il sistema degli artifici funziona come un meccanismo che trova nell’estetizzazione la chiave per rappresentare il mistero di una realtà che, all’interrogazione morale, risponde con un chiuso mutismo o con un’eco, bella e inutile, delle domande poste.

Ilaria Rossini

Prossime date in tournée:

MARZO 2017

DAL 17 AL 18 (ore 10:30) – LECCE – TEATRO PAISELLO
18 (ore 21:00) – NOVOLI – TEATRO COMUNALE
24 (ore 10:30) – SAN SEPOLCRO – TEATRO DELLA MISERICORDIA
24 (ore 21:00) – SAN SEPOLCRO – TEATRO DELLA MISERICORDIA
25 (ore 17:00) – ARCEVIA – TEATRO MISA

Teatro Torti, Bevagna – febbraio 2017

UN PRINCIPE
dal testo di William Shakespeare
con Daniele Aureli, Amedeo Carlo Capitanelli, Caterina Fiocchetti, Andrey Maslonkin, Greta Oldoni, Raffaele Ottolenghi, Matteo Svolacchia
regia e drammaturgia Massimiliano Burini
scene e costumi Francesco Skizzo Marchetti
realizzazione costumi Elsa Carlani Cashemire
sound design Nicola Fumo Frattegiani

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Ilaria Rossini ha studiato ‘Letteratura italiana e linguistica’ all’Università degli Studi di Perugia e conseguito il titolo di dottore di ricerca in ‘Comunicazione della letteratura e della tradizione culturale italiana nel mondo’ all’Università per Stranieri di Perugia, con una tesi dedicata alla ricezione di Boccaccio nel Rinascimento francese. È giornalista pubblicista e scrive sulle pagine del Messaggero, occupandosi soprattutto di teatro e di musica classica. Lavora come ufficio stampa e nell’organizzazione di eventi culturali, cura una rubrica di recensioni letterarie sul magazine Umbria Noise e suoi testi sono apparsi in pubblicazioni scientifiche e non. Dal gennaio 2017 scrive sulle pagine di Teatro e Critica.