Maryam del Teatro delle Albe. Una preghiera per ogni umanità

Debutta all’Elfo Puccini Maryam, il nuovo spettacolo del Teatro delle Albe. Lo abbiamo visto in anteprima alla Sala Assoli di Napoli. Recensione.

foto di Cesare Fabbri
foto di Cesare Fabbri

Mistici, sibilanti, luminosi. Eppure, scriveva Simone Nebbia in un’appassionata lettera, gli artisti sono innanzitutto «sacerdoti del buio». Questi epiteti ben si adattano a molti protagonisti della scena contemporanea italiana e internazionale. Tra loro ci sono di certo Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, quel Teatro delle Albe che ha compiuto da poco quarant’anni. Siamo stati a Napoli a vedere, in anteprima, il nuovo lavoro in questi giorni al debutto all’Elfo Puccini di Milano.

Appollaiati sulla gradinata aggettante della piccola e suggestiva Sala Assoli, nel cuore dei Quartieri Spagnoli di Napoli, si ha la visione del palco buio e sgombro di scenografia, il proscenio chiuso da un velatino che mostra e nasconde. Sulla destra l’immancabile asta con microfono, dove Ermanna Montanari entrerà a dar voce a quattro personaggi per altrettanti «movimenti»: Zeinab, Intisar e Douha portano le loro preghiere a Maryam, la Madre di Gesù che compare nel Corano.

Ermanna Montanari in Rosvita, 2009
Ermanna Montanari in Rosvita, 2009

Il testo è dello scrittore e giornalista Luca Doninelli (già a fianco del gruppo ravennate ne La Mano), visitatore incredulo della Basilica dell’Annunciazione di Nazareth. «Lì assistetti allo spettacolo di una fila quasi ininterrotta di donne musulmane che entrava nella basilica per rendere omaggio alla Madonna». Martinelli e Montanari danno corpo e immagine alla «solennità» e alla «certezza fiduciosa» espressa da quelle donne.
Mentre sul velatino affiora alla vista il testo arabo delle preghiere (tradotto da Tahar Lamri), la voce dell’attrice si mantiene su un registro ruvido, quasi gracchiante. Presenta le tre donne palestinesi affondate nel lutto per i figli, vittime del sanguinoso conflitto, la cui durata sta facendo nascere e crescere intere generazioni senza un’idea di pace. La preghiera – ricerca di conforto, di dolcezza, di silenzio, soprattutto di grazia – evoca Maryam, che coronerà con un proprio lamento una sorta di epilogo, la voce finalmente resa a una corposa rotondità.

Lo slancio lirico del verso è reso dalla messinscena con passione e però con cupa severità, quell’aura magica propria dei lavori delle Albe, affondata in una ricerca antropologica che si avvale del corpo, della vocalità e del suono come amuleti di divinazione. Le musiche di Luigi Ceccarelli (già lodate in Lùs) spaziano qui su generi intrecciati, andando a temperare con sonorità ora aspre ora sofferenti, poi ipnotiche nell’esplosione della musica araba, quella «spiritualità coranica» messa in nota come uno dei fulcri dell’indagine.

Ermanna Montanari
Ermanna Montanari

I drammi di ieri sono i drammi di oggi e, sembra dire Maryam, saranno anche quelli di domani. Mentre sul velatino una dissolvenza incrociata mostra immagini di devastazione, di migrazione di massa e di palazzi sventrati dalle bombe, il palco si riempie di tagli di luce rossa e uno schermo decentrato tiene per lunghi minuti il primo piano quasi immobile di Khadija Assoulaimani, incorniciata dal colore acceso del velo. La sua fronte ampia e pulita si fa simulacro di rassegnazione, la sua espressione neutra è quella di chi ha smarrito la via che porta a una speranza duratura.

Nella potenza del teatro, in questo concerto spirituale c’è spazio per la poesia ma anche per una cruda ricognizione dell’animo, che aggiunge vittime a vittime, nella ricerca di un orizzonte comune dove stagliare, annullandola, ogni differenza di credo. In attesa di una risposta che non provenga da un altrove trascendente, ma dal più profondo strato dell’umano.

Sergio Lo Gatto

Sala Assoli, Napoli – gennaio 2017

MARYAM
testo  Luca Doninelli
in scena  Ermanna Montanari
musica  Luigi Ceccarelli
regia del suono  Marco Olivieri
disegno luci  Francesco Catacchio
direzione tecnica  Luca Fagioli
assistente spazio e costumi  Roberto Magnani
consulenza e traduzione in arabo  Tahar Lamri
in video  Khadija Assoulaimani
voce e percussioni in audio  Marzouk Mejri
realizzazione video  Alessandro Renda
realizzazione musiche  Edisonstudio Roma
ideazione, spazio, costumi e regia  Marco Martinelli e Ermanna Montanari
produzione Teatro delle Albe/Ravenna Teatro in collaborazione con Teatro de gli Incamminati/deSidera
si ringraziano Luisa Orelli per i preziosi suggerimenti riguardanti la spiritualità coranica, Yiad Hafez per la consulenza sulla musica araba, E production, Gerardo Lamattina

In libreria
MINIATURE CAMPIANESI
testi di Ermanna Montanari
illustrazioni di Leila Marzocchi
editore Oblomov Edizioni

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Sergio Lo Gatto è giornalista, critico teatrale, ricercatore e dramaturg. Attualmente ricopre il ruolo di Responsabile delle Attività Culturali per Emilia Romagna Teatro Fondazione. È dottore di ricerca in Spettacolo, con una ricerca su critica teatrale e filosofie digitali e docente a contratto di Metodologie della Critica del Teatro e dello Spettacolo alla Sapienza Università di Roma. Si occupa di arti performative su Teatro e Critica. Ha fatto parte della redazione del mensile Quaderni del Teatro di Roma, ha scritto per Il Fatto Quotidiano e Pubblico Giornale, ha collaborato con Hystrio (IT), Critical Stages (Internazionale), Tanz (DE), collabora con il settimanale Left, con Plays International & Europe (UK) e Exeunt Magazine (UK). Ha collaborato nelle attività culturali e di formazione del Teatro di Roma, partecipato a diversi progetti europei di networking e mobilità sulla critica delle arti performative, è co-fondatore del progetto transnazionale di scrittura collettiva WritingShop. Ha partecipato al progetto triennale Conflict Zones promosso dall'Union des Théâtres de l'Europe, dove cura la rivista online Conflict Zones Reviews. Tra le pubblicazioni, con Matteo Antonaci ha curato il volume Iperscene 3, Editoria&Spettacolo 2017. con Graziano Graziani La scena contemporanea a Roma (Provincia di Roma, 2013).

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