Elezioni? A New York ecco come si organizzano gli artisti

promo

Artisti e politica a New York. Ospitiamo il contributo di Valeria Orani, fondatrice e direttrice artistica di Umanism NY società di servizi organizzativi, promozionali e logistici dedicati agli artisti che vogliono portare il proprio lavoro a New York. Valeria racconta in prima persona una riunione tra artisti e operatori in cui decidere quali proposte presentare a istituzioni e politica

 

teatro politiche culturali artisti new york artQualche giorno fa sono stata invitata dalla mia amica Laura Caparrotti (fondatrice del KIT Kairos Italy Theater) a partecipare alla prima riunione di preparazione alla campagna elettorale per le amministrative della città di New York organizzata dalla Lega del Teatro Indipendente (League of Independent Theater).
Non avevo mai preso parte a 4 ore così intense, interessanti e produttive, dedicate per intero alla creazione del dialogo e dell’ascolto, ma totalmente immerse in quel pragmatismo tutto newyorkese grazie al quale nemmeno un secondo è sembrato perso. Cosa significa tuttavia “prepararsi alla campagna elettorale” per un gruppo vasto di lavoratori dello spettacolo, produttori, attori, autori, gestori di spazi? Premetto che non ero affatto preparata all’incontro, quindi il mio stato d’animo era estremamente aperto ad accogliere il nuovo, pensando più a quello che sarebbe potuto scaturire come networking che a quanto invece avrei potuto imparare.

L’organizzazione impeccabile ci ha divisi casualmente in gruppi di lavoro. L’istruzione è stata quella di mettere nero su bianco in dei tabelloni la lista dei servizi in cui la Città di New York si è dimostrata carente nei confronti di chi produce cultura e spettacolo dal vivo. Personalmente ho pochissima dimestichezza con questo tipo di problematiche legate alla città che mi ospita da quasi tre anni, la mia attività qui non si è mai ancora abbastanza paragonata con l’efficienza o le mancanze dell’amministrazione, ma il fatto che Laura fosse li, come associata della LIT e come operatrice culturale che opera con gli artisti stranieri a New York, è stato di grande supporto per stilare alcuni servizi civici importanti proprio per gli artisti stranieri che vengono ospiti in città ed aggiungere questo alla lista che via via si stava componendo.

Nel nostro tavolo, come negli altri, le proposte non partivano mai da recriminazioni o disservizi, ma da proposte per migliorare ciò che negli anni si è raggiunto. Questa la grandissima differenza rispetto a quello a cui sono stata sempre abituata in Italia. Differenza fondamentale perché cambia totalmente il soggetto: non è il Politico che decide ma il Cittadino che propone e sceglie chi sostenere in base all’impegno che l’amministratore prende nei confronti del proprio elettorato. La lunga lista di idee è stata votata dai partecipanti al tavolo. Ognuno di noi poteva selezionarne tre e le più votate sono state poi quelle che diventeranno i topic da portare avanti con i futuri candidati all’amministrazione della città, dei distretti e dei singoli quartieri. Tra i temi votati una maggiore attenzione alle agevolazioni fiscali dei cittadini che mettono a disposizione i loro spazi sfitti per la creazione e l’allestimento di spettacoli, ma anche appartamenti che possano essere affittati agli artisti che normalmente non possono dimostrare le credenziali necessarie per affittare una casa qui a New York (un affitto generalmente supera i 2000 dollari mensili e perché possa essere superata l’application per affittare la casa bisogna dimostrare di guadagnare in un anno almeno 40 volte l’affitto). Anche gli artisti stranieri avranno qualcuno che si curerà di veder promessa la loro tutela: è stata per esempio proposta un’assicurazione momentanea che possa coprire le spese mediche e l’istituzione di foresterie o servizi logistici comunali ai quali gli artisti in tournée a New York possano rivolgersi.
I giovani artisti presenti hanno chiesto maggiore supporto per imparare a muoversi alla scoperta dei servizi già esistenti da utilizzare, come fare per esempio l’application per utilizzare gli spazi prove o le sale teatrali ad affitto calmierato.

La seconda parte dell’incontro è stata tutta rivolta alla strategia dialettica da adottare con i futuri candidati. Ciò che ho trovato estremamente interessante è stata la piena consapevolezza del proprio valore di gruppo e quanto questo valore sia una chiave fondamentale per il dialogo, per la campagna elettorale, per l’elezione e per l’efficacia.

Sono stati portati per esempio numeri statistici che semplicemente hanno sottolineato quanto non possa essere irrilevante la richiesta di una parte dei cittadini che più di altri si esprime regolarmente alle elezioni. Nella percentuale di votanti newyorkesi la quasi totalità di artisti e operatori culturali vota, il 98%. Se un politico sa che il 98% di una categoria di lavoratori si esprime politicamente e sa di avere l’appoggio di una associazione che da sola conta migliaia di iscritti, sicuramente il dialogo prende forza, specialmente se quelle migliaia di iscritti hanno come impegno di seguire il lavoro di questi candidati e controllare che le richieste fatte vengano portate costantemente in evidenza nelle varie riunioni comunali, distrettuali e di quartiere.

Questo è ciò che negli USA viene chiamato democrazia. Credo che vedere l’efficacia di questo metodo e confrontarlo naturalmente alla mancanza di efficacia di una realtà italiana e soprattutto romana sia importante ed istruttivo. Si riuscirà anche a Roma a invertire il punto di vista e decidere che un candidato eletto non ha potere che non gli venga dato da chi lo vota? Quante assemblee si dovranno ancora fare, quanto tempo si dovrà perdere dietro alle lamentele e ai danni da riparare?

Valeria Orani

Gli articoli di Teatro e Critica, che sono frutto di un lavoro quotidiano di ricerca, scrittura e discussione approfondita, sono gratuiti da 8 anni.
Se ti piace ciò che leggi e lo trovi utile, che ne dici di sostenerci con un piccolo contributo?