Presepe romano. Passeggiando per teatri

Qualche nota su lavori visti a Roma di recente. Io, Cassandra di Di Santo/Chianelli; Stendhal Comedy di Davide Grillo; Vota Kurt Cobain! di Arianna Gaudio e Filippo Gatti. Recensioni

Foto Tiziana Tomasulo
Foto Tiziana Tomasulo

Lungo la Roma dei fiumi argentati che trasportano paperelle e rifiuti ingombranti, con i pastorelli non più miti ma incazzati dentro i Suv mentre restano bloccati nel traffico, i greggi di pecore a occupare le strade e intasare le linee dei bus che non arrivano neanche se seguono la stella cometa, ecco dentro questo presepe talmente deserto al punto che i re magi hanno deciso di restare dove sono, qui noi ancora andiamo a teatro. Cerchiamo barlumi di quello che il teatro definisce della realtà contemporanea, i punti in cui si incontra la rappresentazione con la visione, in cui cioè si fa esperienza diretta di avanguardia, ciò che sta un passo oltre l’immobilità.

In una delle casette di questo presepe, che si chiama Teatro Tordinona, vive la Cassandra liberamente ispirata a quella di Christa Wolf, che Francesca Romana Di Santo ha portato in scena con la regia di Andrea Chianelli. Io, Cassandra, la troviamo in una stanza mentre ripassa, con un misto di ammirazione e invidia, la biografia di una divetta fortunata del cinema hollywoodiano, di contrasto alla propria invece in tono decisamente modesto. Perché Cassandra è l’emblema di una donna che sa, ma a cui nessuno crede (nel mito in virtù della profezia di Apollo che le dà non pochi grattacapi), la cui figurazione umana non può che convogliare questa drammatica sfortuna a confronto con la sua ombra di lato, che pare sovrastarla. Questa è Cassandra, ben interpretata e ricca di un pathos tutto umano, quindi tragico, con pochi elementi in una scena senza altre necessità: basta lei e una storia intensa, impossibile da separare da quella dell’attrice, mestiere fantasma che, come il mito di Cassandra, “impone di essere narrato”.

Foto Alex Mazzenga
Foto Alex Mazzenga

Nella taverna dell’oste beone, invece, al Baffo della Gioconda nel quartiere di San Lorenzo, un piccolo palco spoglio ha accolto Davide Grillo per presentare una versione abbastanza corposa del suo lavoro Stendhal Comedy, che prende a pretesto lo scrittore francese per indagare certi meccanismi del nostro vivere quotidiano. Grillo non è un comico, non è un cabarettista, è un attore che ha scelto il racconto frammentato come forma espressiva; tiene il palco in una misura contenuta, in minore si direbbe, lascia spazio alle situazioni che poggiano sulla stessa architettura leggera della sua presenza scenica, le argomenta mescolandone certi riferimenti a teorie di psicologia con competenza ma mai ostentazione. Ironizza infatti anche su sé stesso come tramite delle stesse teorie, pur prima tra le vittime. La struttura resta aperta, la dedica a Stendhal nel titolo in realtà si materializza con alcuni punti della sua biografia non particolarmente gaudenti, in tutto simili a qualche circostanza che il personaggio di Grillo (ovverosia Grillo stesso) non può fare a meno di ignorare, a raffronto della propria vita.

Foto Lorenzo Salvatori
Foto Lorenzo Salvatori

Quella casetta sulle montagne di cartone con la neve sopra. Presente? Sempre quella più lontana, ma che a raggiungerla è un passo di meno verso la liberazione dalle nevralgie del centro. Al Teatro Quarticciolo una platea mista in cui pastorelli e contadini si sono trovati per scambiarsi note sui rispettivi doni: musicisti a vedere in anteprima a teatro il monologo di un’ottima attrice, teatranti a scoprire la scrittura di un musicista di (mai troppo) successo. Sono Arianna Gaudio e Filippo Gatti che onorano il tempo delle non-elezioni con un originale e divertente Vota Kurt Cobain!, dramma della donna qualunque che si trova, per uno scherzo, d’improvviso a capo di un movimento popolare capace suo malgrado di stravincere le elezioni. Ma la satira non è tutto, anzi, quasi niente. Perché l’intento dei due artisti, con l’aiuto prezioso alla drammaturgia di Beatrice Tomassetti, è di porre l’attenzione sui possibili risvolti di una deriva sociale inarrestabile, che sta pian piano barbarizzando la politica e polverizzando il ricorso alla competenza. Viola, questo il nome, nella sua cameretta supera pian piano lo shock e grazie all’intervento telefonico della nonna (nonché della sua badante) scopre una capacità di gestione mai immaginata prima delle relazioni, dei contatti con chi è potente. Tale interazione non avviene mai dal vivo, la coscienza della nuova condizione, quella di candidato premier che deve formare un governo all’improvviso, si accresce pian piano ma sempre tramite l’uso di dispositivi (telefoni fissi, cellulari, Facebook, Skype): è cioè il mezzo indiretto a disporre il mantenimento dello status quo, nonostante tutto avesse inizio da un’ipotesi di cambiamento, pur provocatoria, proprio tramite la pagina Facebook che ha per nome votakurtcobain. Segno evidente che non si nasce, si diventa uomini (o donne) di potere quando uno stato di cose ci pone di fronte all’occasione di supremazia, pur mai nemmeno ipotizzata in un sogno o, in questo caso, in uno scherzo.

Simone Nebbia

Visti a Roma, novembre e dicembre 2016.

IO, CASSANDRA

di Francesca Romana Di Santo e Andrea Chianelli
con Francesca Romana Di Santo
regia Andrea Chianelli

STENDHAL COMEDY
di e con Davide Grillo

VOTA KURT COBAIN!

un progetto di Filippo Gatti, Arianna Gaudio e Beatrice Tomassetti
scritto da Filippo Gatti e Arianna Gaudio
con Arianna Gaudio

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