Giancarlo Cauteruccio. Voglio fare l’artista

Il 25 novembre inaugura al Teatro Studio di Scandicci l’undicesima edizione di ZOOM Festival, la prima sotto la gestione del Teatro della Toscana. Giancarlo Cauteruccio, ideatore della rassegna e fondatore della compagnia Krypton, ne è ancora il curatore artistico. Lo abbiamo incontrato nei pressi della Chiesa di Santa Verdiana, a Firenze, durante l’allestimento della performance IDROSSSSSSS, in programma fino all’11 novembre. 

Quella che sta per inaugurare è l’undicesima edizione di ZOOM Festival, e al contempo anche la prima di un nuovo ciclo, sotto il segno del Teatro della Toscana: cosa è rimasto immutato in questo passaggio di consegne? E cosa ha rappresentato ZOOM Festival nel panorama teatrale italiano?

Giancarlo Cauteruccio in Eneide di krypton - un nuovo canto. Foto Guido Mencari
Giancarlo Cauteruccio in Eneide di krypton – un nuovo canto. Foto Guido Mencari

In realtà è cambiato tutto. Nei venticinque anni di residenza artistica di Krypton a Scandicci era nata una realtà, di fatto di rilevanza nazionale, che aveva in qualche modo lanciato una progettualità nuova: quella di un laboratorio permanente delle arti e dell’innovazione. Avevo scelto di intitolare quello spazio Teatro Studio proprio perché volevo creare un punto di riferimento formativo, sia per il pubblico sia per gli artisti giovani: e molti artisti, attraverso questo tipo di progettualità, sono riusciti a entrare non soltanto nel mondo del teatro, ma anche nel mondo delle arti e delle tecnologie. ZOOM è un progetto iniziato dieci anni fa, dopo una serie di esperimenti: prima avevo curato una rassegna che si chiamava Iperavanguardia, grazie alla quale arrivarono a Firenze realtà come i Motus o Fanny & Alexander. Al Teatro Studio giunsero poi l’Accademia degli Artefatti, Kinkaleri, Sotterraneo… Tutte queste compagnie in qualche modo devono qualcosa a quel progetto: hanno potuto confrontarsi con le realtà che provenivano da altre città d’Italia. Ciò non significa tuttavia aver consacrato il Teatro Studio solo agli artisti giovani: piuttosto l’ho dedicato ai giovani, invitandoli al confronto con i grandi maestri. Il Teatro Studio è stato frequentato dai grandi nomi della cultura contemporanea, da Bob Wilson ai grandi poeti, fino ai grandi architetti.

Silvia Calderoni di Motus.  27 nov. foto www.teatrostudioscandicci.it
Silvia Calderoni di Motus. 27 nov. foto www.teatrostudioscandicci.it

In questa nuova fase non esiste più Krypton, che ha dovuto cedere le armi: di Krypton in questo progetto sono rimasto solo io, in quanto ideatore e direttore artistico della rassegna. Tutto è passato alle competenze del Teatro della Toscana, che ha vinto il bando di gestione per i prossimi tre anni. Su mia richiesta il Teatro della Toscana ha accettato di ereditare dall’originario progetto del Teatro Studio questo festival, e ZOOM dovrebbe così essere garantito almeno fino al 2018. La grande differenza è che il budget che viene impiegato in questa undicesima edizione è inferiore a quello che fino all’anno scorso stanziava Krypton. Però per ora è salvo: e per me è molto importante essere riuscito a salvare il progetto, a salvarlo dalla tendenza generale ‑ che non è solo del Teatro della Toscana, bensì di tutti i teatri ‑ a snaturare la funzione dei cosiddetti teatri di area. Per anni i teatri di area hanno creato a Firenze una sorta di cultura metropolitana, grazie alla quale esercitavano in qualche modo una pressione contemporanea. Questi territori periferici svolgevano un ruolo di spinta, accerchiando la tradizione e diventando macchine di trasformazione linguistica, capaci di produrre energia nuova in territori nuovi. La funzione del teatro e dell’arte non è solo quella di intrattenere, o di formare le nuove generazioni, ma anche quella di creare delle vibrazioni urbanistiche e architettoniche, di stimolare possibili nuovi rapporti con la bellezza, con la civiltà, con la politica. Se questi motori rimangono accesi, è chiaro che sono in grado di produrre effetti metamorfici.

Licia Lanera "Orgia".  2 Dicembre. Foto www.teatrostudioscandicci.it/
Licia Lanera “Orgia”. 2 Dicembre. Foto www.teatrostudioscandicci.it/

Quanto è importante fare in modo che tutto questo venga garantito dalle istituzioni? E invece le istituzioni hanno cambiato completamente funzione: ora, ad esempio, ricorrono al meccanismo dei bandi. Ma come si fa a chiedere un cofinanziamento di un progetto a una compagnia giovane, o anche a una compagnia storica? Se gli artisti avessero indipendenza finanziaria, potrebbero vivere in autonomia. Si rischia che i soldi pubblici siano appannaggio soltanto di ricchissimi privati. Perché solo i grandi imprenditori industriali o televisivi hanno la possibilità di cofinanziare progetti onerosi: ma certo non potrà mai farlo un artista. Lentamente, tutto si sposterà verso i ricchi privati: e invece bisognerebbe sostenere gli artisti poveri, ma ricchi creativamente. Questo è il senso del mio progetto generale: ecco perché appena ho capito che le istituzioni non potevano o non volevano sostenere il mio disegno, mi sono tirato indietro.

Questa undicesima edizione, dal titolo Algoritmi, vuole essere una denuncia di questa condizione.

Esatto, è una presa di posizione. La cosa più importante è però il sottotitolo, e cioè numeri di teatro recente, quando invece avrei dovuto scrivere spettacoli di teatro contemporaneo. Numeri, perché vogliono che il teatro diventi un numero: ma un algoritmo può valutare soltanto le questioni “scientifiche”, i numeri di borderò, i numeri di repliche… Ecco cosa succede: una commissione di esperti può dare una valutazione di qualità alta ‑ come è accaduto a me ‑ però l’algoritmo può ribaltarla… Se non avessi avuto quel taglio di 51mila euro, e avessi avuto l’aumento che mi aspettavo, allora avrei partecipato al bando per il Teatro Studio, e lo avrei vinto: questo teatro è talmente caratterizzato che al bando non si è presentato quasi nessuno. Il Teatro della Toscana si è presentato su mia proposta: ho inventato io questa relazione tra Scandicci e il Teatro Nazionale, in quanto era già nata un rapporto tra il Teatro della Pergola e il Teatro Era di Pontedera, e mettere Scandicci in mezzo significava anche accorciare le distanze. La via è stata completata, ma garantendo le specificità di ognuno: solo mantenendo le specificità crei un sistema tra tradizione e innovazione. Così puoi programmare alla Pergola le compagnie dei mattatori e i nomi di richiamo; il Niccolini si lega alla drammaturgia contemporanea, quella che media tra la tradizione e la sperimentazione; il Teatro Studio rimane spazio di sperimentazione; Pontedera lavora su quel teatro antropologico che è stato la sua origine.

"1,2,3... Crisi". Di Giuseppe Provinzano. Foto www.teatrostudioscandicci.it
“1,2,3… Crisi” (leggi l’articolo). Di Giuseppe Provinzano. Foto www.teatrostudioscandicci.it

Come ci si può opporre al dominio degli algoritmi?

Bisogna studiare il fenomeno: nessuno lo ha studiato approfonditamente. Dobbiamo innanzitutto capire se questo fenomeno può essere controllato attraverso umanità e sensibilità. Forse possiamo ricorrere a una parola magica: la parola politica. Tutto questo succede in assenza di politica. Perché si fanno i bandi per la cultura? Perché i politici non si assumono più la responsabilità delle loro scelte. Come si può mettere a bando un progetto culturale? Se il politico invece ha la forza, la capacità, l’intelligenza, allora sceglie: sceglie di avere al Teatro Studio Giancarlo Cauteruccio, oppure sceglie di avere un altro artista. È una scelta della politica, non può essere messa a bando.

La decima edizione aveva come titolo Altrofuturo: qual è la tua idea di futuro oggi?

Da un lato vorrei potermi misurare con il teatro, per raggiungere in qualche modo una sintesi di tutte le cose che ho fatto. Mi piacerebbe che i grandi teatri, prima che diventi troppo vecchio, mi dessero delle opportunità per mettere in scena quei lavori che non mi sono mai potuto permettere. Voglio fare l’artista: che le istituzioni culturali, i teatri sappiano che sono a disposizione per fare il mio mestiere di regista e di performer! Sono a disposizione per fare questo: non voglio più, non posso più gestire nulla. Ho gestito il Teatro Studio con grande amore, ho dedicato un quarto di secolo a gestire questo progetto. Ora non lo voglio più fare, perché non ho più l’età.
Dall’altro lato, la cosa alla quale tengo di più è proprio l’attività di tutore e formatore di nuove generazioni. Non a caso continuo a lavorare in questo senso: ho inventato un Laboratorio sperimentale di teatro-architettura all’interno del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze. Il MiBACT non ha mai compreso che certi artisti del teatro e delle arti, raggiunta una certa età, costituiscono un patrimonio culturale. Se solo registi come Pippo Di Marca, come Pierluigi Pier’Alli, venissero invitati dal MiBACT ad andare nelle università, a trasferire le loro esperienze… Dario Fo non è mai stato sfruttato per quello che poteva insegnare nelle università: certo ha fatto anche molti spettacoli didattici, però se lo Stato lo avesse mandato nelle Università e gli avesse dato il gettone che meritava… Trasferire: è importante trasferire, è importante lasciare esperienza viva, non solo esperienza di documentazione: l’esperienza viva del toccare con mano il personaggio, quando ha raggiunto la maturità e porta dentro di sé tutto ciò che ha fatto, così da darlo in pasto a questi giovani che hanno una tale voracità di conoscenze…

foto www.firenzepost.it
IDROSSSSSSS foto www.firenzepost.it

Per concludere, ti chiederei di presentare sia il cartellone di Algoritmi sia IDROSSSSSSS, il progetto che stai curando con Massimo Bevilacqua negli spazi della Chiesa di Santa Verdiana.

Algoritmi vuole essere una denuncia, così come è un allarme sostituire la parola “spettacoli” con la parola “numeri”. Questo titolo disegna lo scenario che si è verificato a partire dal luglio 2015, quando il Ministero ha comunicato i risultati del nuovo decreto. L’algoritmo è diventato una trappola, ma anche uno stile: benché sia una componente fondamentale di tutto ciò che noi facciamo nel campo dell’applicazione tecnologica alle arti, esso non può determinarne il destino. Ho quindi concepito questa edizione di ZOOM con lavori che spaziano nella problematica generale di ciò che stiamo vivendo: in questi spettacoli troviamo le relazioni umane, troviamo le guerre, troviamo l’immigrazione, troviamo l’amore, troviamo la violenza…
IDROSSSSSSS invece è il risultato di questo Laboratorio sperimentale di teatro-architettura, che è partito a maggio e ha già realizzato una prima opera, Cattedrale di luce, uno studio mapping sull’architettura della Chiesa di Santa Verdiana. IDROSSSSSSS, a cinquant’anni dall’alluvione di Firenze, si basa su un testo che ho amato e che amo da anni, ossia Il diluvio di Leonardo Da Vinci, nel quale emerge la qualità poetica di questo genio. Partendo dal testo, la performance si sviluppa in una prima fase di narrazione e in una seconda area dove ci si immerge, sul piano di una percezione sensoriale, dentro l’energia dell’acqua, mediata attraverso la videoproiezione e le sonorità. I cinquant’anni dall’alluvione mi hanno fornito l’ispirazione anche per stimolare i ragazzi a misurarsi con un tema centrale nella storia cittadina: l’acqua è diventata distruttiva, ma ha anche determinato una svolta. Dopo l’alluvione, a Firenze ci sono state numerose trasformazioni: a volte la catastrofe produce una rinascita. È come se il tempo venisse in qualche modo scandito da eventi che devono spostare la tua attenzione ormai assuefatta, che devono risvegliare nuove energie. Questa disfatta di Krypton genererà nuove energie anche per me.

Alessandro Iachino

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