Sylphidarium. CollettivO CineticO on the ground

La nuova creazione di CollettivO CineticO Sylphidarium – Maria Taglioni on the ground sbarca al Teatro Vascello di Roma per Le vie dei Festival. La danza come mutazione del corpo. Recensione

foto di Giuseppe Distefano
foto di Giuseppe Distefano

La Sylphide è considerato uno degli apici del balletto romantico, associato alla potenza inaudita della sua prima interprete protagonista, Maria Taglioni, la cui leggendaria grazia nel danzare sulle punte fondò un vero e proprio genere, mai più abbandonato. La coreografia, creata appositamente dal padre della danzatrice Filippo Taglioni, avrebbe segnato nella storia quell’incarnazione del “genio dell’aria”.
Con un tale monumento di storia della danza fa i conti Sylphidarium – Maria Taglioni on the ground, l’ultima creazione del CollettivO CineticO diretto da Francesca Pennini. Del corposo filone di ricerca costruito dal gruppo ferrarese intorno ai formati permeabili al contesto e in discussione con il pubblico, ai concetti di aleatorietà e di dispositivo di movimento, così come del lavoro sulle biografie dei performer tradotte in schemi coreografici restano di certo alcuni cenni, ma questo nuovo lavoro dimostra la capacità di interrogarsi parallelamente sulla danza e sui suoi principi scenici e su un’accurata presentazione dei suoi interpreti.

foto di Giuseppe Distefano
foto di Giuseppe Distefano

L’ampio palco del Teatro Vascello è ricoperto da un tappeto bianco che sale anche a fare da fondale; un lato è occupato da una lunga fila di appendiabiti, l’altro da un percussionista (Flavio Tanzi), da una consolle di musica elettronica comandata dall’autore della partitura Francesco Antonioni, da da una violinista (Marlène Prodigo). La vicenda del giovane James, del suo cuore rapito dalla silfide alla vigilia delle nozze con la bella Effie, della strega Madge che alimenta una passione irrealizzabile, della sciarpa avvelenata sotto cui la silfide esalerà l’ultimo respiro rivive nella prima parte dello spettacolo, trasposta in una delirante sfilata di moda. La voce off di Antonioni descrive in breve la storia: come in un documentario sull’etologia degli insetti, i pochi personaggi sono ridotti a nomi che identificano varie specie (il james, la silfide, la madge, la effie, il gurn), i loro atti tramutati in abitudini ataviche e riti di innamoramento, di accoppiamento, di rivalità. Stupefacenti i costumi – zeppi di tartan portati nelle più svariate maniere, applicazioni vegetali e floreali, perizomi e cappotti, tute sportive e pellicce – che avranno il compito di identificare i corpi con i personaggi-specie per tutto il resto del balletto, completamente muto e costantemente accompagnato da una musica ora frenetica e ora romantica, ora ultra-elettronica e ora ironica, infine struggente.

foto di Giuseppe Distefano
foto di Giuseppe Distefano

Se pur non passa la pretesa di seguire da vicino ciascun passo della storia, la struttura è rigorosamente divisa in tre atti, con un atto totalmente nudo ed estremamente sensuale che segue alla sfilata e un ultimo in completo da aerobica bianco-argento che mette a dura prova la resistenza dei performer. Sylphidarium pone innanzitutto un ragionamento sulla danza classica intesa come pratica di mutazione del corpo umano: qui sta il riferimento a Taglioni e alla straordinaria influenza che l’apparenza fisica e le abilità motorie di un individuo hanno avuto sull’arte coreutica come linguaggio. Recuperando dagli esperimenti passati l’interesse per le biografie dei performer, tracce evidenti di un approccio entomologico si ritrovano nell’attenzione alle peculiarità dei singoli corpi convocati in scena, figlie di percorsi diversificati e, in un modo o nell’altro, quasi tutte estranee alla formazione canonica del balletto classico. L’unico rischio di questo lavoro emerge forse nel trattamento di questa lampante eterogeneità, che spinge la scrittura coreografica verso il montaggio di soli molto ben connotati e a volte refrattari a un equilibrio drammaturgico rigoroso quanto l’impianto visivo e sonoro che li contiene.

foto di Giuseppe Distefano
foto di Giuseppe Distefano

Gli ottanta minuti scorrono come un lampo, una tempesta fatta di cambi di registro, di colori, di esplosioni di virtuosismo alternate a precise e diligenti sequenze narrative e mimiche, regalano momenti di puro divertimento, di meraviglia, di erotismo e di sovraeccitazione calcolata al millesimo. Dimostrando una sapiente gestione dello spazio, del ritmo e della modulazione degli stati d’animo, CollettivO CineticO apre la propria ricerca a nuove strade, con un lavoro maturo da un punto di vista estetico e produttivo e pronto per attraversare i confini nazionali.

Sergio Lo Gatto

Teatro Vascello, Roma – Le Vie dei Festival, settembre 2016

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Vistoal Teatro Vascello, Le vie dei Festival – settembre 2016

SYLPHIDARIUM – Maria Taglioni on the ground
concept, regia e coreografia Francesca Pennini
musiche originali Francesco Antonioni
azione e creazione Simone Arganini, Margherita Elliot, Carolina Fanti, Carmine Parise, Angelo Pedroni, Francesca Pennini, Stefano Sardi, Vilma Trevisan
violino Marlène Prodigo
percussioni Flavio Tanzi
disegno luci e tecnica Fabio Sajiz
co-produzione CollettivO CineticO, Théâtre de Liège, Torinodanza, Festival MITO
in collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione, Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, L’Arboreto -Teatro Dimora di Mondaino – CANGO Cantieri Goldonetta Firenze

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Sergio Lo Gatto è giornalista, critico teatrale, ricercatore e traduttore. Alla Sapienza. Università di Roma svolge un dottorato di ricerca tra teorie della critica e filosofie del digitale. Si occupa di arti performative su Teatro e Critica. Ha fatto parte della redazione del mensile Quaderni del Teatro di Roma, ha scritto per Il Fatto Quotidiano e Pubblico Giornale, ha collaborato con Hystrio (IT), Critical Stages (Internazionale), Tanz (DE), collabora con il settimanale Left, con Plays International & Europe (UK) e Exeunt Magazine (UK). Ha partecipato a diversi progetti europei di networking e mobilità sulla critica delle arti performative, è co-fondatore del progetto transnazionale di scrittura collettiva WritingShop. Ha partecipato al progetto triennale Conflict Zones promosso dall'Union des Théâtres de l'Europe, dove cura la rivista online Conflict Zones Reviews. Tra le pubblicazioni, con Graziano Graziani ha curato il volume La scena contemporanea a Roma (Provincia di Roma, 2013), con Matteo Antonaci Iperscene 3, Editoria&Spettacolo 2017.