Invasioni burocratiche. La fantascienza dell’Estate Romana

IF – Invasioni (dal) futuro *003 è la terza edizione di un progetto sulla letteratura fantascientifica. Qui non offriamo una semplice recensione, ma diamo uno sguardo alla fantascienza contemporanea che è la produzione di eventi culturali.

foto di Sveva Bellucci
foto di Sveva Bellucci

Va detto subito: questa non è semplicemente la recensione di un bel progetto, ma una sorta di approfondimento sul termine “fantascienza” che dalla letteratura piomba dritto nella vita reale di chi spesso si trova a fronteggiare mille ostacoli per produrre cultura teatrale, quanto meno a Roma.
Innanzitutto un po’ di storia, che sarà utile poi.
L’imperatore Augusto (morto nel 14 d.C.) è ricordato come uno dei sovrani illuminati della storia di Roma; la sua rivoluzione politica fu anche una rivoluzione culturale. E proprio per la cultura costui amava circondarsi di consiglieri amanti dell’arte e dei costumi: il più celebre tra tutti questi, tanto da guadagnarsi un’antonomasia, fu di certo Gaio Clinio Mecenate, protettore di artisti, intellettuali e poeti come Orazio, Virgilio e Properzio. A Roma, delle dimore di certi personaggi illustri sono ancora visibili e visitabili i resti, oggi incastonati tra palazzi che portano le vestigia di venti diversi secoli. Nell’Auditorium di Mecenate si è svolta la terza edizione di IF – Invasioni (dal) Futuro, evento performativo ideato e curato da Lacasadargilla di Lisa Ferlazzo Natoli, Alessandro Ferroni, Alice Palazzi e Maddalena Parise, quest’anno mutato in forma nuova, passando dalla performance live a un’installazione visiva e sonora interattiva.

Tre turni giornalieri per un vero e proprio viaggio della durata di novanta minuti, che ha accolto in gran numero gli spettatori più diversi, dagli aficionados del teatro romano fino ai turisti casuali. Due attori sbucano dall’ingresso dell’auditorium e cominciano la loro introduzione: con un’energia irresistibile, Antonietta Bello interpreta la hostess di un viaggio interstellare; scese le scale (perché allora, lo sappiamo, Roma era davvero sul livello del mare), si apre la grande e umida sala, con la gradinata sul fondo. Quattro tavoli con sei sedie e sei cuffie ciascuno ospiteranno gli spettatori, invitati a scegliere da un campionario di registrazioni, alcune perle della letteratura fantascientifica, da Clifford Simak a Arthur C. Clarke, da Philip K. Dick a Stanisław Lem, fino all’intera Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams. Basta sedersi, indossare le cuffie e agire su una semplice tastiera midi per dare inizio all’ascolto.

foto di Sveva Bellucci
foto di Sveva Bellucci

Mentre l’intera sala è attraversata da una folle carrellata di suoni e proiezioni accuratamente disegnate dal videomapping, nelle orecchie le voci degli attori raccontano il sogno distorto di Cadrà dolce la pioggia di Ray Bradbury o il suicidio programmato dell’automa de La formica elettrica o l’avvento di colonie di termiti come I prossimi inquilini del pianeta Terra. I testi – curati da Silvana Natoli e Graziano Graziani – diventano piccoli gioielli del radiodramma, che lasciano riscoprire ancora una volta come il genere fantascienza sia il più adatto a riflettere sul presente, con tutte le sue contraddizioni e le inquietanti somiglianze. Ed è qui che, a scapito di ulteriori commenti critici, ci tocca far calare il sipario sul racconto della performance e aprirlo sul dietro le quinte. Perché questo evento – alla sua terza tappa e supportato da una buona circolazione sulla stampa nazionale – ha dovuto, come molti altri, affrontare vere e proprie odissee produttive tra le galassie della burocrazia culturale italiana.

Come già accennato per gli Accidentes Gloriosos di Giulio Stasi, ecco un altro progetto finanziato dal Bando dell’Estate Romana, a suo tempo uno strumento virtuoso al servizio dell’intervento pubblico sull’offerta artistica capitolina. Parlando con gli ideatori, emerge la descrizione di parametri di assegnazione davvero inapplicabili e condizioni capestro al limite del kafkiano, che spingono la municipalità a ritirare quasi ogni responsabilità.
Innanzitutto la mutazione dell’Estate Romana da finanziamento a contributo del 50% da liquidare solo a rendicontazione avvenuta, che impone alle associazioni la ricerca di sponsor, scoraggiando la presentazione di progetti innovativi e meno commerciali, ai quali difficilmente un finanziatore privato parteciperebbe. E allora tanto vale indebitarsi con le banche, pagando le spese di tasca propria e in attesa che il famoso contributo arrivi, lo stesso contributo che una mancata firma (a discrezione degli enti partner) potrebbe far decadere del tutto, come rischia il progetto di Giulio Stasi.

foto di Sveva Bellucci
foto di Sveva Bellucci

La risposta decisa de Lacasadargilla a questa sorta di inconsapevole provocazione è stata di trasformare quello che era un palinsesto di interventi performativi in un’installazione visiva e sonora, presentando un progetto in cui, attenzione, tutte le collaborazioni (parliamo di più di trenta artisti) sarebbero state prestate a titolo gratuito, azzerando anche il costo del biglietto. Una sorta, spiega Lisa Ferlazzo Natoli, di «dichiarata supplenza istituzionale». Ci ricordiamo quando si parlava tanto di “bene comune”? Ecco.
E ancora. Secondo il Bando, le stesse associazioni vincitrici devono farsi carico di stipulare un’assicurazione sui luoghi pubblici di proprietà del Comune e sotto la pachidermica custodia della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Le stesse assicurazioni contattate rispondono che si tratta di un procedimento illegale, perché non sarebbe permesso assicurare luoghi pubblici (con responsabilità penale) a un’associazione tra privati, ma soltanto firmare un’assicurazione sulla responsabilità civile – che era poi il mezzo usato prima delle misure anti-corruzione introdotte dal commissario Francesco Paolo Tronca.

Eccola qui la fantascienza. Professionisti che si fanno saltare i circuiti come la formica elettrica di Dick di fronte a un sistema di controllo che strangola le risorse indipendenti (ricordiamoci degli strati di sigilli che, negli anni, hanno ricoperto le porte di tutti gli spazi occupati) e a un sistema burocratico che di fatto incoraggia l’illegalità: se non lo fa direttamente, prescrive una miriade di rimbalzi di istituzione in istituzione tale che gli artisti, pressati da scadenze di consegna poi puntualmente non rispecchiate da quelle di pagamento, finiscono per incorrere in errori di procedura o, ancor più triste, per rinunciare alla gara stessa.

foto di Sveva Bellucci
foto di Sveva Bellucci

Se, di fronte all’insensatezza delle norme, neppure misure provocatorie come un evento che si fonda sul totale volontariato dei suoi curatori o un curatore che ipoteca le case di famiglia funzionano più, che cosa dovremmo fare? Rinunciare in blocco all’idea che la cultura debba essere sostenuta e tornare all’illegalità? Oppure magari mettere a regime un processo di semplificazione che porti, ad esempio, a estendere la ridefinizione di certi tributi anche ai luoghi di spettacolo, ricavando così il denaro utile a pagare quelle prestazioni che rendono possibile lo spettacolo stesso?
Proprio ora che lo stesso Campidoglio sta faticosamente formando una Giunta, l’assessore Bergamo ha occasione e dovere di sbrogliare queste matasse. Forse sarebbe il caso che le amministrazioni locali e quelle centrali pensassero più a fondo ai prossimi inquilini del pianeta Cultura. Ed è così che torna utile la Storia: ispirati dal luogo, avremmo desiderato incontrare proprio lui, Mecenate in persona. Chissà che soluzioni avrebbe adottato.

Sergio Lo Gatto

Auditorium di Mecenate, Roma – settembre 2016

IF – INVASIONI (DAL) FUTURO
un progetto di lacasadargilla / Lisa Ferlazzo Natoli, Alessandro Ferroni, Alice Palazzi, Maddalena Parise con la collaborazione di Roberta Zanardo
con il contributo di Roma Estate Romana 2016
co-prodotto con Teatro di Roma diretto da Antonio Calbi
a cura di Lisa Ferlazzo Natoli
progetto video Ansilumen Teatro
con un corto per immagini di Luca Brinchi, Daniele Spanò, Roberta Zanardo
paesaggi sonori a cura di Gianluca Ruggeri e Alessandro Ferroni
traghettatori Antonietta Bello, Lorenzo Frediani, Silvio Impegnoso, Lorenzo La Posta,
Anna Mallamaci, Francesca Zerilli
testi a cura di Silvana Natoli e Graziano Graziani
voci registrate Elio De Capitani, Vinicio Marchioni, Marco Foschi e Simone Barraco,
Simone Castano, Tania Garribba, Arianna Gaudio, Silvio Impegnoso, Lorenzo La Posta,
Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Emiliano Masala, Alice Palazzi, Roberta Zanardo
musiche registrate Gianluca Ruggeri (direzione musicale, percussioni e batteria), Gabriele Coen (clarinetto e sassofoni), Ivano Guagnelli (piano e tastiera), Elisa Astrid Pennica (violoncello), Gianni Trovalusci (flauto e mini devices)
si ringrazia la Sovrintendenza Capitolina BB.CC. Monumenti Antichi e Aree Archeologiche del Centro Storico e Angelo Mai Altrove Occupato

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Sergio Lo Gatto è giornalista, critico teatrale, ricercatore e traduttore. Alla Sapienza. Università di Roma svolge un dottorato di ricerca tra teorie della critica e filosofie del digitale. Si occupa di arti performative su Teatro e Critica. Ha fatto parte della redazione del mensile Quaderni del Teatro di Roma, ha scritto per Il Fatto Quotidiano e Pubblico Giornale, ha collaborato con Hystrio (IT), Critical Stages (Internazionale), Tanz (DE), collabora con il settimanale Left, con Plays International & Europe (UK) e Exeunt Magazine (UK). Ha partecipato a diversi progetti europei di networking e mobilità sulla critica delle arti performative, è co-fondatore del progetto transnazionale di scrittura collettiva WritingShop. Ha partecipato al progetto triennale Conflict Zones promosso dall'Union des Théâtres de l'Europe, dove cura la rivista online Conflict Zones Reviews. Tra le pubblicazioni, con Graziano Graziani ha curato il volume La scena contemporanea a Roma (Provincia di Roma, 2013), con Matteo Antonaci Iperscene 3, Editoria&Spettacolo 2017.

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