Il Valle Occupato? Solo per poche ore

Un gruppo composto da alcuni degli ex occupanti del Teatro Valle Occupato (e Fondazione Teatro Valle Bene Comune) ha tentato di occupare temporaneamente lo stabile romano. Ma questa volta le forze dell’ordine hanno messo in opera uno sgombero molto rapido.

foto www.facebook.com/teatrovalleoccupato
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La notizia è corsa direttamente sui social network stamattina. Al ritmo degli hashtag “Luci in sala” e “669 giorni”, un gruppo di artisti, lavoratori dello spettacolo e attivisti è entrato dalla porta secondaria e atteso poi l’arrivo di alcuni sostenitori, ostacolato tuttavia dall’arrivo immediato delle forze dell’ordine, subito pronte a isolare le vie d’accesso.
I funzionari hanno permesso lo svolgersi di una breve conferenza stampa nella sala, rimasta chiusa per 669 giorni, appunto, in seguito allo sgombero della triennale occupazione, avvenuto nell’agosto 2014. Ad oggi del Teatro Valle è agibile solo il foyer, utilizzato per qualche sporadica proiezione o presentazione di libri. Un risultato diverso da quello auspicato in quel lontano giugno 2011, che aveva dato vita a un precedente politico-culturale molto problematico ma di certo potente.

Al suono di un battito cardiaco emesso dagli altoparlanti, i giornalisti hanno attraversato la platea, che ospitava una suggestiva installazione di palloncini trasparenti con una luce all’interno.

Il comunicato stampa sottolinea che «per il restauro non esiste ancora un progetto; i fondi non sono mai arrivati; i lavori mai cominciati», nessuna manutenzione. Dell’azione è stata sottolineata la pura natura pacifica e simbolica: il programma era di tenere aperto il Valle per un giorno soltanto, il giorno in cui il centro di Roma è animato anche dalla parata del Gay Pride. «Oggi è la giornata dei corpi fuori norma e dei desideri. Oggi non ci accontentiamo», recita l’ultima riga del comunicato, che denuncia come Roma sia stata «la cavia del governo Renzi», in cui «la retorica del bando e la consuetudine delle nomine dall’alto sono strumenti di istituzioni che funzionano come soggetto privato».

Qualcuno, tra i giornalisti, ha chiesto espressamente se fosse casuale la decisione di realizzare quest’azione nella settimana precedente al ballottaggio delle elezioni amministrative, facendo il nome dell’assessore alla Cultura dell’eventuale giunta 5Stelle di Virginia Raggi, Tomaso Montanari, anche garante della Fondazione Teatro Valle Bene Comune.
Per smentire ogni endorsement, è stato risposto soltanto che «questo pare essere il periodo giusto per proporre delle soluzioni o rendere manifeste certe urgenze». Urgenze alle quali – e questo è un dato di fatto – il presidente del Teatro di Roma Marino Sinibaldi, accettando la sfida di inserire il Valle nella gestione del Nazionale romano, non ha saputo dare risposta.
Dunque certo è che, al di là del tentativo di scoprire se dietro a questa azione si cela uno schieramento politico del comitato degli attivisti, questi sono giorni in cui ogni azione simile accetta il rischio di stare in mezzo a un faccia a faccia elettorale. E forse c’è ancora chi spera che, oltre a inviare camionette di poliziotti in casco blu, ci sia la possibilità di un diverso dialogo.

Ma dunque che cosa è successo l’11 giugno 2016 al Teatro Valle? Lo abbiamo raccontato con una diretta Twitter e con qualche video tutt’altro che piacevole, al quale vi rimandiamo.

Sergio Lo Gatto

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#teatrovalle aperto oggi #luciinsala #669giorni

Un video pubblicato da Teatro e Critica Webzine (@teatroecritica) in data:

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