Da Shakespeare a noi. Istruzioni per Vivere nella Tempesta

QUINTA DI COPERTINA. La studiosa e narratrice Nadia Fusini pubblica con Einaudi un libro che fa riverberare La Tempesta di Shakespeare nella storia personale e in quella di tutti

foto di Sergio Lo Gatto
foto di Sergio Lo Gatto

«Non è un caso che Shakespeare scelga non la parola più comune, storm, ma tempest, per intitolare la sua ultima commedia. Nell’etimo sassone storm […] la radice (s)twer rimanda a un vortice, dove il tumulto e lo stormo e dunque la violenza dell’assalto in battaglia si confondono in un’origine avvolta nel mistero; nel termine tempest, invece, l’etimo di origine latina rimanda a tempus, all’idea cioè di un taglio (dal greco temno), che seziona e circoscrive e delimita un flusso in periodo, epoca, stagione, finché il senso sfuma in un “tempo” che si fa “temporale” e rima con “fortunale”, e da “tempestoso” precipita in “fortunoso”. La Fortuna così entra in campo, come la procella che per l’appunto domina nelle nostre vite e tutti ci rende schiavi del Caso. Come fossimo navi in balia del tempo atmosferico».

Queste righe rubate dal Prologo di Vivere nella Tempesta (Einaudi, 2016) dicono quasi tutto del motivo per cui la studiosa, traduttrice e narratrice Nadia Fusini ha scritto questo straordinario libro. E perché ne stiamo parlando nella nostra rubrica dedicata all’editoria teatrale? Perché in tutto e per tutto questo appassionato racconto coglie l’essenza profonda della perdizione che lo spettatore prova di fronte a un’opera d’arte che gli vive davanti e davanti gli muore.

In una prosa libera, sognante e al contempo estremamente densa di riferimenti ed epifanie, Fusini attraversa l’intera ultima opera del Bardo ritrovandovi in mezzo pezzi di sé, della propria vita privata. Ma non si ferma lì, scava ancora più a fondo alla ricerca delle origini ataviche di certe sensazioni, scandaglia con sorprendente perizia i fondali della cultura occidentale incagliandosi e liberandosi e incagliandosi ancora nel fitto reticolo di sogni collettivi. Letteratura, poesia, filosofia, storia, filologia, esoterismo e pura passione di donna si compenetrano in quello che è a tutti gli effetti un meta-romanzo, un’architettura dell’attenzione che veleggia proprio nel mezzo di ogni tempesta, quella privata e quella collettiva.

È un libro che si può aprire a ogni paragrafo con la certezza di trovare, alternativamente, la sfacciata descrizione di sentimenti che vorremmo solo nostri o una minuziosa spiegazione scientifica che attraversa la fantasmagoria etimologica della lingua inglese. A far da pietra angolare di questa impegnativa opera speleologica, una programmatica apertura al wonder, alla meraviglia.
«Shakespeare sa bene che nel teatro si custodisce la fiducia nel miracolo, e nella passione della meraviglia si nasconde il nocciolo più segreto dell’amore del mondo, e nella disposizione allo stupore la sola maniera di corrispondere al suo spettacolo».

Allora dentro le icone sentimentali dell’isola, del naufragio, della magia, delle continue agnizioni, della morte per acqua, sotto una geografia immaginifica di coste che non esistono e ai lati di una storia che mescola passato e presente, Nadia Fusini nasconde uno sguardo al contempo universale e personale, crea un viaggio meraviglioso che ogni appassionato di teatro e di umanità dovrebbe percorrere.

Sergio Lo Gatto

VIVERE NELLA TEMPESTA
di Nadia Fusini
edizione Einaudi, Torino 2016
ISBN 978-88-06-22595-7
prezzo € 18,50
pagine 199

Gli articoli di Teatro e Critica, che sono frutto di un lavoro quotidiano di ricerca, scrittura e discussione approfondita, sono gratuiti da 8 anni.
Se ti piace ciò che leggi e lo trovi utile, che ne dici di sostenerci con un piccolo contributo?
SHARE
Previous articleVenti d’estate, arte e cultura alla Casa internazionale delle Donne
Next articleI materiali di Tarantino e Arcuri: maratona tra storia e divertimento
Sergio Lo Gatto è giornalista, critico teatrale, ricercatore e traduttore. Alla Sapienza. Università di Roma svolge un dottorato di ricerca tra teorie della critica e filosofie del digitale. Si occupa di arti performative su Teatro e Critica. Ha fatto parte della redazione del mensile Quaderni del Teatro di Roma, ha scritto per Il Fatto Quotidiano e Pubblico Giornale, ha collaborato con Hystrio (IT), Critical Stages (Internazionale), Tanz (DE), collabora con il settimanale Left, con Plays International & Europe (UK) e Exeunt Magazine (UK). Ha partecipato a diversi progetti europei di networking e mobilità sulla critica delle arti performative, è co-fondatore del progetto transnazionale di scrittura collettiva WritingShop. Ha partecipato al progetto triennale Conflict Zones promosso dall'Union des Théâtres de l'Europe, dove cura la rivista online Conflict Zones Reviews. Tra le pubblicazioni, con Graziano Graziani ha curato il volume La scena contemporanea a Roma (Provincia di Roma, 2013), con Matteo Antonaci Iperscene 3, Editoria&Spettacolo 2017.