Creazione in absentia. Pianoforte vendesi di Andrea Vitali

Pianoforte vendesi spettacolo con Adriano Evangelisti tratto dal racconto di Andrea Vitali. Recensione

Foto Ufficio Stampa
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Una nebbia densa, quasi fossimo nella fumosa Londra dickensiana, prende corpo al Teatro Brancaccino di Roma. Ma non è il Tamigi il fiume da cui si sente provenire il garrire dei gabbiani, è il Lago di Como, e un cartello da banchina ferroviaria indica che siamo a Bellano. Lampioni, un’insegna, un cancelletto. Il palco è città deserta se non fosse per un uomo: unico attore in scena, Adriano Evangelisti, dà corpo scenico ai personaggi di Pianoforte vendesi, spettacolo diretto da Raffaele Latagliata e tratto dal racconto omonimo di Andrea Vitali.

Operazione sempre rischiosa quella della riduzione teatrale, ma che in questo caso riesce a restituire, nella narrazione che si fa azione, la corda più intima della scrittura. L’atmosfera prende corpo al negativo, in assenza. Come il lettore è per sua natura portato alla costruzione del “proprio” romanzo a partire dalle parole scritte, così lo spettatore ricostruirà nei vuoti dello spazio scenico ciò che rivive nella parola pronunciata; nelle suggestioni di un’insegna vede l’ingresso di una taverna, tra le sbarre di un cancelletto una casa dove ripararsi dalla pioggia imminente. Così ancora il protagonista: anche a lui il compito di costruire una storia lì dove sembra non sia rimasto più nulla, vedere il pieno nel vuoto. Paradossale se si pensa al suo essere ladro, un lavoro che produce mancanza a partire da una presenza.

Foto Ufficio Stampa
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Durante l’epifania del 1966 nella città che avrebbe dovuto godere dei fasti di una parata, strade affollate, portafogli che aspettano di essere presi mentre le case si offrono per essere svaligiate, il nostro Pianista (così chiamato per via delle sue affusolate e agili dita) si ritrova solo, a vagare per un luogo deserto. Senza poter più esercitare il proprio mestiere, l’inutilità spinge a trovare un nuovo senso al proprio vagare e proprio quel nomignolo ingannevole sembra suggerire una via. Con forse qualche ammiccatina d’occhio debordante, il pianista-ladro scoprirà nuovo scopo per quelle mani perfettamente affusolate. Diventerà tutto mani che suonano, grazie a un disegno luci davvero accurato, in grado di guidare il racconto, delimitare spazi, creare muri e al contempo indicare la via inaspettata. Si muta di segno, dall’illegalità si passa all’incredulità fino al bisogno che qualcuno creda alla verità, una verità incredula, trasformista, che renderà pianista un ladro. Allora, dal nulla si ritorna a creare, la musica (creata appositamente da Patrizio Maria D’Artista) viene da sé, magicamente scorre tra le dita che poggiano sul vuoto.

All’attore tocca prestare corpo e voce agli altri personaggi incontrati sul cammino, toni, movenze, dialetti, perfino respiri diversi. Come quello accentuato, quasi forzato, a servizio dell’anziana evanescente signora, pianista anch’essa e innamorata della musica, che lo invita a suonare. O come il balbettio del brigadiere, la napoletanità del maresciallo o l’incertezza del pianista stesso, curvo sulle proprie mani-artiglio, voce appositamente vaga come gli occhi che fuggono altrove, la più efficace delle manifestazioni. Se alcuni passaggi perdono di fluidità nella costrizione a cambiare posizioni diverse per ciascuno dei personaggi, l’escamotage affatica però solo in alcuni momenti. Il gioco del far più ruoli, come da bambini, forse non necessita sempre di un cambio accentuato, perché già la prospettiva di chi osserva è mutata, nel momento stesso in cui ha accettato che per una storia ne renda conto uno, facendosi molti.

Viviana Raciti

Teatro Brancaccino, Roma – aprile 2016

PIANOFORTE VENDESI
Con Adriano Evangelisti
Musiche originali di Patrizio Maria D’Artista
Produzione ARS Creazione e Spettacolo e Fondazione Aida
Adattamento Andrea Vitali e Raffaele Latagliata
Regia Raffaele Latagliata
In collaborazione con Garzanti
Coproduzione Fondazione Aida e ARS Creazione e Spettacolo

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