Residenze artistiche: comunicare un’esperienza riconoscibile

Al Teatro Comunale La Fenice di Arsoli le residenze artistiche si sono incontrate per discutere riguardo la creazione di una piattaforma dove condividere le esperienze.

Gloria Sapio di Settimo Cielo apre la giornata
Gloria Sapio di Settimo Cielo apre la giornata. Foto di redazione

Appurato che le residenze artistiche multidisciplinari rappresentano una realtà in divenire che gradualmente sta acquistando, seppur nella mutevolezza delle diverse specificità, una propria natura riconoscibile e bisognosa di una regolamentazione e finanziamenti adeguati, è opportuno quindi soffermarci sulle modalità di comunicazione di queste molteplici esperienze. Nella cornice dello storico Teatro Comunale La Fenice di Arsoli si è tenuta una giornata di «talk + workshop + walkabout» dal titolo GUARDIAMOCINFACCIA per una piattaforma condivisa delle residenze artistiche, curata dalla Residenza Settimo Cielo e da Simone Pacini/fattiditeatro.
L’Associazione Settimo Cielo, vero e proprio polo culturale nel borgo arsolano e titolare dal 2010 di Officina E.S.T. – Officina Culturale della Regione Lazio, sta portando avanti l’ospitalità di tre formazioni artistiche coi rispettivi progetti creativi: Luci dalle ombre, colori dal buio di Silvio Gioia, ESPO – singolare plurale della Compagnia Giovanna Rovedo e Il teatro comico della Compagnia Nuovi Scalzi. A questo si aggiunga inoltre, come ha sottolineato il sindaco Gabriele Caucci nei saluti iniziali, la riapertura del teatro e l’inaugurazione della prima stagione proprio lo scorso anno, con all’attivo due corsi rivolti rispettivamente ad adulti e bambini. Un segno di ripresa non indifferente, accompagnato dai percorsi di educazione tenuti dal centro per la formazione del pubblico La Casa dello Spettatore promosso dallo psicologo e formatore Giorgio Testa.

Debora Pietrobono introduce alla conversazione sul tema
Debora Pietrobono introduce alla conversazione sul tema. Foto di redazione

Come questa anche le «altre realtà di residenza sono costrette a far capire l’importanza del proprio lavoro a un ente (Mibact), che non si preoccupa poi di valutare lo svolgimento, reale, di quello che avviene. È un meccanismo paradossale!»; così Luca Fornari, Amministratore Delegato di ATCLAssociazione Teatrale fra i Comuni del Lazio, sottolinea la gravità di questa mancata conoscenza, e quindi lontananza, da parte degli organi preposti alla valutazione e sovvenzionamento delle residenze. Proprio in questo solco si inserisce l’introduzione di Debora Pietrobono incentrata sull’importanza di saper comunicare l’opportunità progettuale attraverso la figura del mediatore, unendo insieme l’artista al territorio. Secondo Pietrobono «cura e potere», quest’ultimo nell’accezione non di controllo autoritario ma di padronanza culturale, sono le basi da cui procedere per la creazione di un tipo di materiale empatico che sappia raccontare e raccontarsi in forma di libro. “Cura” è l’approccio scelto anche da Giovanni Zani di Residenza Idra, «curare non solo l’artista ma anche lo stesso organismo di residenza». Ottica nella quale i tutor sarebbero quindi sostituiti dai cosiddetti “sollecitatori” che possano offrire input per la crescita del progetto.

Simone Pacini interviene su Social Media Storytelling
Simone Pacini interviene su Social Media Storytelling. Foto di redazione

La residenza trova appunto definizione nel suo rapporto precipuo con il territorio, il suo legame con il luogo che abita, lo spazio dalla quale essa riceve stimoli e nel quale opera al fine di relazionarsi con la comunità circostante. Aspetto di carattere antropologico e diventato pratica nel lavoro fatto dal Teatro Akropolis di Genova. Nonostante la regione Liguria non abbia firmato l’accordo con il ministero, David Beronio ci informa che continuano a dedicarsi alle residenze artistiche col progetto Genius Loci, avente la finalità di rendere la propria specificità territoriale, contenuto. Una doppia anima poi è quella che contraddistingue il lavoro del Gruppo Jobel, «comunicare l’identità» è la mission di questa associazione di Rieti che articola la propria attività su due filoni distinti: da un lato il territorio reatino, dall’altro l’apertura al contesto nazionale. Per quanto riguarda la formazione, invece, è nato un proficuo dibattito nel quale il ruolo della residenza come anello di congiunzione tra formazione e produzione è stato accuratamente spiegato da Gerarda Ventura – socia della cooperativa Anghiari Dance Hub. Lavoro di alfabetizzazione noto anche a Andrea Maurizi che col Teatro delle Condizioni Avverse ha realizzato l’Officina Culturale della Bassa Sabina, lavorando su decine di comuni delle provincie di Rieti, Roma e Viterbo. Può tuttavia una residenza prendersi l’onere/onore di fare formazione sul territorio quando già i suoi finanziamenti sono irrisori? Aspetto centrale e alquanto svilente portato in assemblea da Luca Ricci, direttore artistico di Kilowatt Festival: «impossibile riuscire a sostenere il lavoro sui linguaggi, e di conseguenza la formazione, con introiti pari a 20/30 mila euro. Come è folle inoltre, secondo il decreto ministeriale, che nessuno di noi possa essere ospitato da un’altra residenza». Quali garanzie è necessario offrire? E quali tutele rivendicare per poter strutturare una progettualità continuativa?

Walkabout con Carlo Infante
Walkabout con Carlo Infante

La giornata è proseguita poi con il workshop di Social Media Storytelling tenuto da Simone Pacini curatore del blog teatrale fattiditeatro, e con l’intervento del regista e media coach Daniele Muratore dal titolo “fare teatro: dal racconto personale a una piattaforma condivisa”; «noi teatranti abbiamo una grande reputazione offline, è giunto il momento di portarla quindi in rete». Laboratorio pomeridiano di idee pratiche e di strategie multimediali che partendo dal sito www.residenzeartistiche.it – realizzato in occasione del Primo Incontro Nazionale tra Titolari di Residenze Artistiche, Regioni e Mibact – mira a rendere conoscibile e riconoscibile quotidianamente il lavoro di ciascuna delle 77 residenze sparse per l’Italia. Uno spazio virtuale in cui poter condividere, osservare, analizzare e seguire il lavoro altrui. Un’antropologia digitalizzata dei luoghi e degli spazi che possa farsi racconto, come ha dimostrato il walkabout conclusivo condotto da Carlo Infante fondatore di Urban Experience: «conversazioni nomadi ed esplorazioni urbane per scrivere storie nelle geografie».

Lucia Medri

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