Da Genova all’Hamburg Ballett. Intervista a Jacopo Bellussi

Continuano le nostre interviste ai ballerini di danza classica. Abbiamo intervistato Jacopo Bellussi, astro nascente dell’Hamburg Ballett di John Neumeier, in scena in Romeo e Giulietta e in Duse.

"Matthaeus-Passion" di John Neumeier - foto di Holger Badekow
“Matthaeus-Passion” di John Neumeier – foto di Holger Badekow

Due profondi occhi azzurri, una allure da piccolo principe e determinazione da vendere. Ho conosciuto Jacopo Bellussi quando era un giovanissimo ragazzo, una di quelle creature che Madre Natura sembra aver concepito apposta per vederle danzare.
L’ho ritrovato qualche giorno fa, a distanza di anni, in un’intervista telefonica Roma-Amburgo in cui mi ha raccontato il suo percorso e il modo in cui vive l’impegno prezioso e l’onore di poter danzare dei ruoli da solista nella compagnia di John Neumeier.

Nel corpo di ballo dell’Hamburg Ballett dal 2012, Jacopo Bellussi è riuscito a ottenere parti via via più importanti, come il ruolo di Romeo che il ventiduenne ballerino ha danzato nel 2015 accanto a una altrettanto giovane ed esordiente Giulietta, Emilie Mazoń.
In questi giorni è in scena ad Amburgo accanto a Silvia Azzoni, un’altra splendida danzatrice italiana che nella città nordeuropea ha messo le sue radici. In questa nuova creazione che il coreografo americano e direttore della compagnia John Neumeier ha dedicato alla vita amorosa della grande Eleonora Duse, Jacopo Bellussi ha danzato con il primo cast il ruolo dell’amico del protagonista maschile (Annunzio Cervi) e, con il secondo cast, il ruolo del soldato protagonista (Luciano Nicastro).

Alessandra Ferri e Jacopo Bellussi - foto di Holger Badekow
Alessandra Ferri e Jacopo Bellussi – foto di Holger Badekow

Qual è stata la tua formazione? In che modo ti sei formato come danzatore e in che modo la danza ti ha formato?

A cinque anni mi è capitato di andare a vedere L’uccello di fuoco di Maurice Béjart al Teatro dell’Opera di Genova, la città dove sono nato, e da quel momento mi sono innamorato della danza. A undici anni sono entrato alla scuola di ballo del Teatro alla Scala dove sono rimasto per due anni. Dopo aver partecipato a una summer school a Londra sono stato invitato a restare alla Royal Ballet School. Anche se ero molto giovane, in qualche modo sapevo che quello era il passo che avrei dovuto affrontare per continuare a inseguire il mio sogno.
Alla scuola del Royal Ballet mi sono confrontato da subito con un ambiente internazionale, dove ho maturato un’esperienza importantissima: ho imparato a gestire i momenti di solitudine e a credere sempre in me stesso. Non potevo sapere quanto sarebbe stato difficile, ma sapevo che volevo danzare e quella era la scelta che sentivo di dover fare in quel momento. All’ultimo anno di scuola sono stato scelto per una coreografia di John Neumeier, Spring and Fall; lì ho capito che quello stile mi si addiceva più di ogni altro e che mi sarebbe piaciuto lavorare nella compagnia di Amburgo, quella in cui mi trovo adesso. Nel frattempo però avevo già firmato un contratto con il Bayerisches Staatsballett di Monaco, dove sono approdato dopo il diploma, restandovi un anno. Tuttavia, con la stessa istintiva chiarezza di quando avevo tredici anni, sentivo che dovevo seguire ancora il mio cuore. Fortunatamente, ho passato l’audizione nel 2012 e sono stato preso in compagnia ad Amburgo.

La danza cosiddetta “neoclassica” di John Neumeier ha uno stile particolare e la compagnia presenta un repertorio molto diversificato al suo interno. Accanto ai titoli tradizionali del balletto ci sono anche tante nuove creazioni. Come vivi questa profonda peculiarità della compagnia?

Venendo da una formazione prettamente classica, danzare in questo ensemble è stata per me una bella sfida perché il Balletto di Amburgo ha una grande varietà di balletti in repertorio che corrispondono a una grande varietà di stili: ci sono i grandi titoli tradizionali e ci sono le nuove creazioni. Il primo anno, insieme a due primi ballerini e a un ragazzo che era appena entrato in compagnia come me, Christopher Evans, sono stato scelto da Neumeier per una nuova creazione. Lo stesso anno ho danzato il ruolo di Paride in Romeo e Giulietta e uno dei ruoli principali nella Passione di Matteo. Specialmente per i ruoli maschili, il repertorio richiede sempre molta forza fisica, molta energia, senza tuttavia mai dimenticare la forma, la cura delle posizioni, l’armonia delle pose, e la tecnica naturalmente. Il nostro training quotidiano è puramente classico, infatti.
Nel 2015 sono stato scelto per danzare il ruolo di Romeo e credo che sia stata una delle emozioni più grandi della mia vita, un sogno realizzato. Mi ricordo perfettamente il momento in cui il direttore, alle undici di sera, dopo una prova generale in scena, ci ha comunicato di voler aggiungere un nuovo cast per Romeo e Giulietta. Da quel momento ho avuto quattro settimane prima di andare in scena. Sono stato fortunato, perché ho danzato con una ballerina che anche lei stava esordendo come Giulietta: abbiamo imparato la coreografia con i maître de ballet, ma abbiamo potuto creare ex novo la nostra interpretazione della storia senza doverci adattare a un’interpretazione magari già sperimentata da altri, già rodata. Come quando danzi un nuovo ruolo in coppia con qualcuno che già l’ha sperimentato. Poter trovare il “nostro” Romeo e Giulietta è stata un’emozione indescrivibile.

Jacopo Bellussi e Emilie Mazoń in Romeo e Giulietta - foto di Holger Badekow
Jacopo Bellussi e Emilie Mazoń in Romeo e Giulietta – foto di Holger Badekow

E dopo Romeo e Giulietta, ora sei impegnato in uno spettacolo che affronta il personaggio complesso di Eleonora Duse.

Duse è un balletto basato sulla vita e sugli uomini che hanno fatto parte della vita della grande attrice italiana. Nel secondo cast danzo la parte principale, cioè quella del soldato di cui lei s’innamora. Nel primo cast invece ballo il ruolo di un amico del soldato, Annunzio Cervi.
Il fatto di essere in sala prova con John Neumeier e con due interpreti incredibili come Alessandra Ferri e Silvia Azzoni è un vero e proprio regalo, un’opportunità immensa. Per me che sto imparando, è importante poter osservare da vicino il modo naturale con cui si esprimono, la loro professionalità, la loro conoscenza della danza. Si tratta di un’enorme occasione per me.

Da una parte all’altra del mondo, nell’universo della danza ci sono state tante novità in questi ultimi mesi. Come vedi la danza italiana da fuori? Ti piacerebbe tornare a danzare in Italia?

In realtà conosco poco il mondo della danza italiana. Qui in Germania si lavora molto bene, lavoriamo in un ambiente positivo e sento che godiamo di un’altissima considerazione.
Ho avuto la fortuna di avere una famiglia che ha accettato di lasciarmi andare all’estero da giovanissimo per seguire il mio sogno e la mia passione.
Devo tutto a loro, ma la mia passione per la danza è sempre stata in un certo senso così “disperata” che non mi ha dato scelta, sapevo che questo era ed è esattamente quello che volevo fare, il posto dove voglio essere.

Come vivi la scena e, soprattutto, che cosa significa per te andare in scena danzando le creazioni di John Neumeier?

Non avendo fatto tante esperienze in altre compagnie, non posso dire molto su come sarebbe lavorare con altri coreografi. Tuttavia posso sicuramente dire che qui mi viene chiesto di essere sempre presente al cento per cento, testa e cuore, nel lavoro. Per me, il lavoro di Neumeier è speciale perché esige e allo stesso tempo dà molto ai suoi danzatori. Le creazioni del mio direttore richiedono un’onesta assoluta da parte dei ballerini, un’onesta che è semplicemente necessaria per danzare i ruoli delle sue coreografie.

Gaia Clotilde Chernetich

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Gaia Clotilde Chernetich ha ottenuto un dottorato di ricerca europeo presso l’Università di Parma e presso l’Université Côte d’Azur con una tesi sul funzionamento della memoria nella danza contemporanea realizzata grazie alla collaborazione con la Pina Bausch Foundation. Si è laureata in Semiotica delle Arti al corso di laurea in Comunicazione Interculturale e Multimediale dell'Università degli Studi di Pavia prima di proseguire gli studi in Francia. A Parigi ha studiato Teorie e Pratiche del Linguaggio e delle Arti presso l'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales e Studi Teatrali presso l'Université Paris3 - La Sorbonne Nouvelle e l'Ecole Normale Supérieure. I suoi studi vertono sulle metodologie della ricerca storica nelle arti, sull’epistemologia e sull'estetica della danza e sulla trasmissione e sul funzionamento della memoria. Oltre a dedicarsi allo studio, lavora come dramaturg di danza e collabora a progetti di formazione e divulgazione delle arti sceniche e della performance con fondazioni, teatri e festival nazionali e internazionali. Dal 2015 fa parte della Springback Academy del network europeo Aerowaves Europe, mentre ha iniziato a collaborare con Teatro e Critica nel 2013.

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