Taccuino Critico. Metodo, Fuorigioco e Ri-evolution

Tra le molteplici offerte teatrali, sul Taccuino Critico si appuntano segni di sguardi diversi che rispondono a un’unica necessità: osservare, testimoniare, dar conto dell’espressione pura, del piccolo e grande teatro…

 

Il teatro in ufficio di Jordi Galceran.

di Viviana Raciti

Foto GIlda Valenza
Foto Gilda Valenza

Definito da El País come il “re della commedia nera”, Jordi Galceran, drammaturgo, sceneggiatore e traduttore catalano è noto soprattutto per Il Metodo Grönholm, testo del 2003 e da poco messo in scena in Italia da Lorenzo Lavia. La volontà del regista di una «maggiore astrazione» manifesta anche nell’abbreviazione del titolo in un «più immediato» Il Metodo, poco distanzia l’originale pièce dalla versione vista da poco a Roma al Teatro Sala Umberto (nella quale peraltro situazioni e nomi dei personaggi rimangono fedeli all’originale), poiché già il testo in sé si presta a una riflessione applicabile in più di un campo.
Fulcro della vicenda è un gioco al massacro nel quale quattro personaggi, rinchiusi in una stanza  si trovano a concorrere per un unico allettante posto aziendale attraverso una particolare modalità di selezione a tappe senza possibilità di uscire pena la perdita del diritto acquisito. La dissezione e la disumanizzazione dei rapporti lavorativi e umani, testimoniate fin da un primo sguardo nell’asetticità costosa e minimal delle scene di Gianluca Amodio che piazza tra traliccio e palco un congegno di posta pneumatica – quasi fossimo in un’ambientazione apocalittica e però abusata à la Orwell – cela un costante rimando metateatrale…   [continua a leggere]

 

Proxima Res sulla linea di Fuorigioco

di Luca Lòtano

Foto Manuela Giusto
Foto Manuela Giusto

Essere in posizione di Fuorigioco non è di per sé un’infrazione. Lo dice la Regola n. 11 del Giuoco del Calcio. Un calciatore in posizione di fuorigioco deve essere punito solo se interviene nel gioco, influenza un avversario, o trae vantaggio da tale posizione. Da tenere bene a mente.

Lisa Nur Sultan con la regia di Emilio Masala, nello spettacolo messo in scena dalla compagnia Proxima Res nella rinnovata sala Orfeo del Teatro Orologio, traccia una linea – un cornicione – davanti all’esistenza di due coppie e le lascia lì a misurarsi sul filo del fuorigioco per «novanta minuti» mentre l’Italia calcistica, reagendo in tempo reale davanti alla semifinale dei Campionati Europei del 2012, amplifica l’identificazione tra il rettangolo verde e il perimetro d’indagine sull’essere una coppia. La partita Italia-Germania, chiaramente, non è scelta a caso. Quella del 28 giugno si faceva a sua volta metafora dell’incontro tra Angela Merkel e Mario Monti nel pieno della crisi comunitaria tra spread, Grecia al collasso, e piazze piene di Indignados. L’Italia, come sempre, guardava gli Europei. Ma non i quattro protagonisti dello spettacolo, costretti a controllare e forse a ridefinire per sempre la propria posizione… [continua a leggere]

 

Compagnia DeMix mette Eva in ginocchio

di Simone Nebbia

Foto Compagnia DeMix
Foto Compagnia DeMix

Che la provocazione non sia un gusto. Ma sia provocazione. C’è un certo danno dell’atto ritrasformato in potenza, della volontà ridotta a categoria estetica. Ma non si tratta, o non sempre, di una povertà linguistica. In alcuni casi ciò avviene per un impedimento autoindotto, una mancata conoscenza dei propri caratteri artistici e un difetto di fiducia nella propria caratura. Ossia, si compita un buon progetto artistico, si nobilita di conoscenze tecnologiche e attorali, ma si permette che la drammaturgia sfugga di mano e che qualche incertezza scoraggi la buona intuizione. In questo rischio si è impigliata la Compagnia DeMix, nata nel 2008 per mano dei due fratelli Paolo e Roberto Di Maio e capace di mescolare influenze diverse, dedicando alla contaminazione tra di esse la propria ricerca espressiva. Il loro lavoro più duraturo si chiama Ri-evolution, risale al 2012 ed è stato di nuovo proposto in scena al Teatro Sala Uno di Roma.

La donna. O quel che c’è da recuperarne. Il tema affianca il femminile con curiosità e una calcata ironia, dissotterrando l’aggettivo tradotto in sostantivo – femminile – fino a riportarne in luce aspetti che si tende a considerare scomodi, indicibili, per questo dunque così poco affrontati. Eva, prima delle donne, succede a una mela proiettata che un vassoio cela allo sguardo, finché la sua voce non inizierà a dialogare con il corpo, che nel frattempo si è fatto schermo di un proverbiale serpente in cerca di non mordersi la coda, quello del videogioco Snake… [continua a leggere]

 

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