10 Miniballetti. La danza cibernetica

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In prima assoluta debutta a Roma 10 Miniballetti di Francesca Pennini/CollettivO CineticO. Recensione

 

miniballetti
foto di Futura Tittaferrante

Tutto è finzione. Tutto è funzione. Questo strano e astratto binomio sembra prendere corpo sulla scena, quando Francesca Pennini la occupa con i suoi 10 Miniballetti (di cui avevamo visto e raccontato il n. 1 lo scorso anno a Zoom Festival), a Roma in prima assoluta per le Vie dei Festival. Negli anni abbiamo seguito i passi del gruppo ferrarese CollettivO CineticO, vedendolo impegnato a estendere i tessuti del codice teatrale per avvicinarli a quelli della danza e della performance art. Ma non solo: della matematica, della cibernetica, della teoria del caos, tentando di dare un nome agli impulsi di movimento, al carattere delle posture, all’influenza della direzionalità dei passi, applicando teoremi bislacchi e, cosa più importante, quasi sempre ridendoci su.

Il palco ampio e spoglio del Teatro Vascello accoglie solo un ventilatore, posto dietro a un cumulo di candide piume. Il resto, tutto il resto lo introdurrà il corpo, abbigliato di colori e atteggiamenti. Un corpo flessuoso e nerboruto, che cambia aspetto passando dal rosso vivo al nudo, dal nudo al nero catrame che ricopre tutta la pelle, come cancellandola.

In questa casa immaginaria c’è spazio per ogni porzione di ricordo, per sperimentare nuove traiettorie del movimento esterno, certo, ma soprattutto interno. Cade subito la distinzione tra dentro e fuori, il più forte segno di un linguaggio performativo fluido arriva con la performer intenta a cronometrare i respiri in condizione di solitudine, di stasi, di azione, di abbraccio di persone note o sconosciute, che pesca facendosi un giro in platea. Il riscaldamento – momento sacro per ogni danzatore, che lo vive come catturato in una bolla mistica – qui diventa occasione per scimmiottare la dimensione inaccessibile dell’eccellenza ginnica e, insieme, interrogarsi sulla natura stessa del movimento, sull’interazione tra muscoli, stati d’animo e posizioni sociali. Prima di esplodere in una danza elegante e liberatoria, via dal contorsionismo virtuoso e dentro un’estasi di release sulle note ora di un clavicembalo, ora di un acrobatica aria per soprano di Strauss.

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foto di Futura Tittaferrante

Torna il segno ricorrente del registratore portatile, elemento meccanico che si lascia manovrare ma nega ogni interazione, mentre è proprio con le leggi dell’ingranaggio che fa i conti il lavoro di questi artisti: emette un disturbante rumore di vento, doppia in playback il ventilatore che dall’inizio immaginiamo farà volar via le piume, ma poi si muta, perché di quell’azione si occuperà un drone, animato dalla regia in una vera e propria danza, leggiadra e gaia nella sua malinconia. I “miniballetti” si susseguono uno dopo l’altro, hanno ciascuno una propria struttura. C’è anche spazio per il lato biografico, il sommario di un quaderno d’appunti della coreografa bambina, una sorta di “ritratto dell’artista da giovane” alle prese con l’invenzione di suite e frammenti rimasti inediti per la loro natura immaginifica ora riproposti col sorriso sulle labbra, nelle sfumature di quattro variazioni. O, sarebbe meglio dire, variabili.

Sì, perché stavolta con grande coerenza Francesca Pennini (con Angelo Pedroni alle luci e alla drammaturgia) riesce a svolgere quel rovello scientifico che tramuta ogni pulsione fisica in un dispositivo performativo. Tutto è finzione. Tutto è funzione. Allora la chiave giusta è forse qui, nella chiarezza dell’intento che non si lascia raffreddare dalla pura spinta sperimentale, ma afferra il pubblico e lo trascina dentro, denudando il movimento e lasciando visibile l’unico osso davvero necessario. Quello che ricopre il cuore.

Sergio Lo Gatto
Twitter: @silencio1982

LE VIE DEI FESTIVAL 2015 – XXII edizione
sabato 19 Settembre, ore 21.00 PRIMA ASSOLUTA
Teatro Vascello

10 MINIBALLETTI
regia, coreografia, danza Francesca Pennini
dramaturg, disegno luci Angelo Pedroni
assistenza organizzativa Carmine Parise
produzione CollettivO CineticO, Le vie dei Festival
residenza stabile Teatro Comunale di Ferrara

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Sergio Lo Gatto è giornalista, critico teatrale, ricercatore e traduttore. Alla Sapienza. Università di Roma svolge un dottorato di ricerca tra teorie della critica e filosofie del digitale. Si occupa di arti performative su Teatro e Critica. Ha fatto parte della redazione del mensile Quaderni del Teatro di Roma, ha scritto per Il Fatto Quotidiano e Pubblico Giornale, ha collaborato con Hystrio (IT), Critical Stages (Internazionale), Tanz (DE), collabora con il settimanale Left, con Plays International & Europe (UK) e Exeunt Magazine (UK). Ha partecipato a diversi progetti europei di networking e mobilità sulla critica delle arti performative, è co-fondatore del progetto transnazionale di scrittura collettiva WritingShop. Ha partecipato al progetto triennale Conflict Zones promosso dall'Union des Théâtres de l'Europe, dove cura la rivista online Conflict Zones Reviews. Tra le pubblicazioni, con Graziano Graziani ha curato il volume La scena contemporanea a Roma (Provincia di Roma, 2013), con Matteo Antonaci Iperscene 3, Editoria&Spettacolo 2017.