Il teatro finanziato, episodio 2: Centri di produzione teatrale

Il teatro finanziato: ospitiamo l’opinione di Franco D’Ippolito, consulente per le politiche culturali alla Regione Puglia. Il secondo capitolo di un ciclo con cui seguiremo il lavoro della Commissione ministeriale del settore Prosa. Qui si parla di Centri di produzione teatrale

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Alla vigilia della festa della Liberazione, la Commissione Consultiva Teatro, con l’individuazione dei 24 Centri di produzione, ha completato l’assetto della nuova area “produzione e programmazione” definita dal DM 01.07.2014, in cui si collocano i soggetti valutati e finanziati sia per la produzione dei propri spettacoli che per la gestione di un proprio teatro. Per questo primo triennio 2015/2017 gli organismi della produzione e programmazione saranno 50 (7 Teatri Nazionali, 19 Teatri di Rilevante Interesse Culturale, 24 Centri di Produzione Teatrale) e a loro sono destinate risorse per il 64% del FUS Teatro 2015.

Quindici Centri saranno operativi nel Nord (CSS di Udine, La Piccionaia di Vicenza, Il Buratto, la Tieffe Teatro, Fondazione Litta -associata con Quelli di Grock- e Elsinor di Milano, Pandemonium di Bergamo, Assemblea Teatro e Fondazione Teatro Ragazzi di Torino, Archivolto di Genova, Solares di Parma, Teatro Gioco Vita di Piacenza, Accademia Perduta di Forlì, La Baracca di Bologna, Ravenna Teatro), cinque al Centro (Sipario Toscana di Cascina, Associazione Teatrale Pistoiese, La Fabbrica dell’Attore di Roma, Fontemaggiore di Perugia e Florian-Meta Teatro di Pescara) e quattro nel Sud-Isole (Teatro di Napoli Bellini, Casa del Contemporaneo di Salerno -composta da Fondazione Salerno Contemporanea, Compagnia Enzo Moscato e Teatro Le Nuvole-, Koreja di Lecce, Teatro Libero di Palermo).

La vecchia area della stabilità (pubblica, privata e di innovazione) era composta da 65 soggetti. Non hanno trovato ricollocazione nella nuova area della produzione e programmazione (Nazionali, Tric e Centri) 4 ex Teatri stabili privati, 6 ex stabilità di innovazione per la ricerca e 3 ex stabilità di innovazione per l’infanzia e la gioventù. Fra i 50 organismi ridefiniti dal nuovo DM, 2 Teatri Nazionali, 2 Tric e 3 Centri sono soggetti nuovi, nati da aggregazioni fra stabilità o fra stabilità e compagnie o teatri riconosciuti dal vecchio ordinamento. Sul piano della distribuzione geografica, l’area della stabilità era concentrata al Nord, con il 56% degli organismi, mentre al Centro e nel Sud-Isole c’erano, rispettivamente, il 27% e il 17% degli stabili. Nella nuova area produzione e programmazione, il Nord rafforza la propria rappresentanza con il 58%, mentre il Sud-Isole recupera qualcosa con il 18% e il Centro perde qualcosa scendendo al 24%. Considerando che la percentuale di accoglimento delle domande è stata complessivamente del 66%, e specificatamente del 67% per il Nord, del 60% per il Centro e del 69% per il Sud, lo squilibrio territoriale dell’area produzione e programmazione non può certo addebitarsi alle decisioni della Commissione (che ne rappresentano l’effetto), quanto, piuttosto, alle politiche e ai comportamenti territoriali (che ne sono, evidentemente, la causa). Il pezzo di sistema che si riconosceva nella stabilità di innovazione per la ricerca e per l’infanzia e la gioventù, tenuto fuori dai Nazionali e dai Tric, ha trovato nei Centri di Produzione piena e legittima collocazione, perdendo le etichette di “ricerca” e “ragazzi”, ma consolidando l’identità artistica e culturale e irrobustendo la vocazione territoriale. La scomparsa delle etichette, lungi dall’essere un fatto negativo, rappresenta il passo necessario per rafforzare, in maniera non automatica e non autoreferenziale, quei processi creativi e quelle relazioni con i territori che hanno fatto di compagnie e teatri una delle parti più vivaci dell’intero sistema teatrale. Si legge in queste settimane ancora di annunci di ricorsi contro le decisioni della Commissione Prosa e della Direzione Generale Spettacolo; suggerisco di attendere le assegnazioni, per capire la distanza fra il “dire” e il “fare”. Intanto, potrebbe essere molto più interessante porsi alcune domande, suggerite dal nuovo assetto di questa prima parte del sistema (in ordine di ruoli e di finanziamenti). La prima: «È sufficiente che Nazionali, Tric e Centri si differenziano solo per denominazione o per quantità e percentuali di attività? Non dovrebbero fare riferimento a funzioni complesse diverse?». La seconda: «Il sistema dello spettacolo può fare a meno di prevedere e di normare istituzioni a completa responsabilità pubblica?». La terza: «Bastano i rigidi e complicati meccanismi matematici a determinare le diversità fra organismi e fra condizioni territoriali?». Dal canto suo la Commissione sta tentando di lanciare qualche segnale, forte e chiaro, verso il riordino del sistema, per “mettere ordine” nel teatro italiano, ma…

Franco D’Ippolito

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