Il re di Girgenti, pupo nato libero

Il Re di Girgenti spettacolo per attori e pupi tratto dal romanzo di Andrea Camilleri. Recensione

 

Foto Norma Angelini
Foto Norma Angelini

Sicilia terra di nessuno. Perché di tutti. Tra una dominazione spagnola e un’altra sabauda vive la storia del Re di Girgenti, unico romanzo scritto totalmente in siciliano da Andrea Camilleri e oggi portato in scena al Teatro Due da Massimo Schuster e Fabio Monti. Protagonista della narrazione è Zosimo, contadino fatto re dal popolo: un’ utopia durata pochi giorni ma che raccoglie la sete di rivendicazione in una terra costantemente sotto il dominio straniero. Forse anche in virtù di questo pensiero leggiamo con piacere che l’attenzione nell’adattamento teatrale si sposta non sul singolo ma sulla collettività, in questo caso non di persone di carne e di sangue ma di pupi di legno e di pezza. Come gli espedienti nella storia, messi in atto per spodestare «u re, u papa e a nobiltà» Schuster e Monti non si affidano alla tradizione dell’opera dei pupi, spaziando tra narrazione, interpretazione e teatro di marionette – non armate e pronte dunque al racconto delle gesta cavalleresche, ma dei bellissimi esemplari in legno costruiti da Anton Duša e Jana Pogorielová, eredità del marionettista di Lodi.

Foto Norma Angelini
Foto Norma Angelini

Accompagnandosi ora da chitarre e tamburi, ora da canti (frutto di una precedente ricerca operata dentro l’archivio Buttitta da Monti) i due amplificano l’uno l’azione dell’altro, in una ritmica scandita dal passo delle marionette poggiate sulla tavola che le mostra. Guarderete il manovratore fissar lo sguardo dei propri pupi, doppiare le loro vicende mentre l’azione si sposta sul corpo dell’attore catanese, prestandosi alla rievocazione del parto della madre del protagonista, tra i campi e gli animali, invisibili presenze. La lingua anche si innesta di sonorità del continente, Schuster con la gutturalità della Pianura Padana fatica un po’ a trovarsi in agio tra «picciriddi e viddani» eppure la sua prosodia distante acquista gradualmente sicurezza nel contrasto col catanese di Monti, con la nenia che non appartiene al cunto ma ai racconti del popolo. Ultimo segno di questa gioviale ribellione lo troviamo nei momenti in cui l’azione delle marionette spezza la classica frontalità e si muove in passaggi laterali percorsi dai contadini, accorsi in giubilo a rendere omaggio alla marionetta protagonista piena di speranza, che mangiò le sarde ancora in fasce e che, quando nacque si mise a ridere anziché piangere: «Zosimo, dacci lu pane, dacci lavoro e libertà, quelli cornuti delli spagnoli, buttali a mare con i forconi, Zosimo, Zosimo sei il nostro re». Un sovrano prima acclamato poi imbrogliato, come cantano Monti e Schuster, da quegli stessi che l’avevano aiutato distruggendo così l’ordinata fila di personaggi, non più appesi e pronti a recitare la propria parte, ma accatastati gli uni sugli altri, senza più vita che scorra nelle stecche di ferro che li sostengono. All’imbroglio segue l’uccisione, il contadino saggio verrà infatti impiccato davanti a loro, e bagnato dal sole di quarzo sarà però di nuovo pronto per raccontare un’altra storia.

Viviana Raciti Twitter @Viviana_Raciti

Visto al Teatro Due, Roma, Marzo 2015

IL RE DI GIRGENTI
Dal romanzo di Andrea Camilleri
scritto, diretto e interpretato da Massimo Schuster e Fabio Monti,
Marionette: Anton Duša e Jana Pogorielová.
costumi: Norma Angelini
Luci: Cristiano Caria
EmmeA’ Teatro / Théâtre de l’Arc-en-Terre
con L’Estive – Scène Nationale de Foix et de l’Ariège
e con il sostegno di Regione Toscana – Sistema regionale dello spettacolo dal vivo

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