Blog, satira, teatro. Gioia Salvatori con tutto il Cuoro

Dal blog al teatro, passando per la viralità social. È l’esperimento di Gioia Salvatori. Che qui raccontiamo in una recensione a doppia firma.

 

cuoro
foto Manuiela Giusto

C’è chi crea un profilo social per dare visibilità a un personaggio e chi fa esattamente il contrario: crea un personaggio a partire da un profilo. C’è un arcipelago di stati d’animo, sensazioni, giochi linguistici, frammenti di vita, paradossi emotivi che ruotano attorno al personaggio di Cuoro creato da Gioia Salvatori. Assaltano lo spazio scenico delle Carrozzerie n.o.t di Roma per poi fuggire via e ritornare in quei luoghi virtuali da dove sono venuti. Perché in origine c’era il blog, uno tra milioni, se non fosse che i testi di Cuoro non sono semplici pagine di diario che racchiudono memorie, consigli e invettive di una giovane donna del Ventunesimo secolo.
«La paranoia, come dice la scienza che è la madre di tutte le discipline tra cui anche il nuoto a dorso, è una forma di mammamia che ti serve così tu non ti dedichi ai problemi tuoi veri come ad esempio il fatto che vedi le cose che ti parlano o che vivi nel patimento d’amore». Una serie di brevi clip video accompagnano la promozione dello spettacolo, rendendo ancora più evidente lo scivolamento surreale, ora condito da sofisticata demenzialità, ora in ossequioso ma vitale debito alla poetica comica di Antonio Rezza. Poi ci sono le pillole quotidiane su Facebook, spazio in cui il blog ha trovato un formato diverso, quello di microstorie virali. Cercate ad esempio i video del #ballocolmiocorpo.

Ma Gioia Salvatori è anche un’attrice “purosangue”, diremmo in questi casi. Il suo corpo, poderoso e spesso brillante di autoironia e insieme di fierezza, diventa una mappa, una tavola magnetica su cui si fissa una raffinatissima grammatica dei segni. Gli occhi tondi e sgranati ricordano le espressioni di uno stralunato fumetto, la voce è flessuosa e capace di scalare e ridiscendere registri lasciandosi andare al canto solo in apparenza sguaiato, invece molto preciso.
I numerosi frammenti di Cuoro, sparsi tra realtà e virtualità, vengono maneggiati con astuzia dalla direzione di Giuseppe Roselli: essa cerca più volte, quasi sempre con successo, di stemperare l’enorme personalismo offerto dalla combinazione autrice del blog+attrice potente, a rischio di creare un’interpretazione solipsistica e di non sicuro effetto appena fuori da circuiti familiari.

cuoro
foto Manuela Giusto

L’elemento testuale/drammaturgico del blog e quello carnale/performativo dell’attrice compongono un atipico modello di stand-up comedy, una sorta di carnevale in movimento alla cui definizione diventa appunto necessaria un’attenta regia. Grazie alla dinamica abitazione dello spazio, la satira si costruisce un piano d’azione più sottile: se i vari Brignano e Battista, dall’alto del trono borghese (detenuto o conquistato con l’ascesa al mercato), prendono di mira chi si barcamena per sopravvivere in mezzo ad appuntiti stereotipi, qui la critica corrosiva ai luoghi comuni frequentati da una certa classe media giovanile si inerpica tra dissertazioni sociologiche e filosofiche sempre pronte a smascherare se stesse a colpi di caustica ironia o spiazzamenti surreali ed è mossa, in fondo, da un individuo che è parte di quel mondo.
Se il “fool” medievale, quello poi shakespeariano, era un furbo membro del popolo che usava la sua emarginazione per sparare a zero sui vizi della nobiltà (quindi dal basso verso l’alto), Salvatori trascina la satira al proprio stesso livello, si accanisce contro le barbe hipster, le “ciabatte Birkenstock” e i colori pastello imposti dalle mode, contro una frivolezza dalla quale, tuttavia, in questo modo il tema non riesce a prendere le distanze, camminando così sul crinale tra critica e adesione. Ma poi affiora quell’umanità invincibile che rende anche i buffoni e i clown vulnerabili a certe stilettate della vita emotiva, come la famiglia o l’amore. Una travolgente simpatia lascia transitare un linguaggio sofisticato e pieno di riferimenti che ammicca all’estrazione culturale del pubblico e, in un’ultima capriola, diventa anche autocritica all’inerzia degli artistoidi privilegiati, mai così vicini a lei, mai così vicini a noi.

Sergio Lo Gatto e Andrea Pocosgnich
Twitter @silencio1982 ; @andreapox

visto a Carrozzerie not, Roma, febbraio 2015

CUORO
di e con: Gioia Salvatori
regia: Giuseppe Roselli
costumi di scena: LeCostuMistiche
video promo: Luca Di Prospero e Maddalena Monti

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Sergio Lo Gatto è giornalista, critico teatrale, ricercatore e dramaturg. Attualmente ricopre il ruolo di Responsabile delle Attività Culturali per Emilia Romagna Teatro Fondazione. È dottore di ricerca in Spettacolo, con una ricerca su critica teatrale e filosofie digitali e docente a contratto di Metodologie della Critica del Teatro e dello Spettacolo alla Sapienza Università di Roma. Si occupa di arti performative su Teatro e Critica. Ha fatto parte della redazione del mensile Quaderni del Teatro di Roma, ha scritto per Il Fatto Quotidiano e Pubblico Giornale, ha collaborato con Hystrio (IT), Critical Stages (Internazionale), Tanz (DE), collabora con il settimanale Left, con Plays International & Europe (UK) e Exeunt Magazine (UK). Ha collaborato nelle attività culturali e di formazione del Teatro di Roma, partecipato a diversi progetti europei di networking e mobilità sulla critica delle arti performative, è co-fondatore del progetto transnazionale di scrittura collettiva WritingShop. Ha partecipato al progetto triennale Conflict Zones promosso dall'Union des Théâtres de l'Europe, dove cura la rivista online Conflict Zones Reviews. Tra le pubblicazioni, con Matteo Antonaci ha curato il volume Iperscene 3, Editoria&Spettacolo 2017. con Graziano Graziani La scena contemporanea a Roma (Provincia di Roma, 2013).

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