Scenario Infanzia. Uno sguardo dall’interno

Dalla finale del Premio Scenario Infanzia, ecco una piccola cronaca firmata da un membro dell’osservatorio studentesco.

 

Ospitiamo volentieri un contributo di Gaia Clotilde Chernetich, dottoranda in studi della danza all’Università di Parma e membro dell’osservatorio studentesco invitato alle fasi finali del Premio Scenario Infanzia 2014, alla quale abbiamo chiesto un parere sulla premiazione dei progetti vincitori.

scenario infanzia
foto di Tim MacPherson

Mi avvicino al teatro ragazzi in punta di piedi, e non solo perché principalmente mi occupo di danza. sono stata invitata ad assistere alla fase finale del premio Scenario Infanzia al Teatro delle Briciole come membro dell’osservatorio studentesco curato da Roberta Gandolfi, docente di Storia del Teatro Contemporaneo all’Università di Parma: abbiamo assistito agli otto studi andati in scena e agli incontri delle compagnie con la giuria. Dalle proposte sono emersi diversi modi di interpretare il teatro ragazzi contemporaneo, con estetiche e target differenti per età e profondità analitica. Quasi tutti i progetti arrivati in finale sono accomunati dalla volontà non solo di rispettare, ma anche di esaltare lo sguardo ingenuo della giovinezza, quella libertà che proviene da un’esperienza di vita e di visione ancora tutta da formarsi.

Aggiudicandosi una menzione speciale [leggi le motivazioni della premiazione], OSM Dynamic Acting – Compagnia Teatrale OcchiSulMondo ha presentato Greta la Matta, uno spettacolo sul suicidio e sulle conseguenze di certi traumi psichici infantili. A partire da una fiaba di Carll CneutGeert de Kockere edita in Italia da Adelphi, la compagnia ha scelto una voce off e il linguaggio della danza per trasferire al pubblico il significato del viaggio doloroso della piccola protagonista. Forse penalizzato da una complessità difficilmente riassumibile in uno studio di 20 minuti, Greta la Matta non è immediatamente divertente né facile, ma tutto sta nel decidere quale peso e quale significato attribuire alla parola “innovazione” all’interno del sistema produttivo del teatro ragazzi.

Ci sono poi i due vincitori, curiosamente ex aequo: Fa’afafine – Mi chiamo Alex e sono un dinosauro di Giuliano Scarpinato e La stanza dei giochi di ScenaMadre. La proposta di Scarpinato eccelle, non solo per la scelta di un tema quasi inedito: la definizione del genere sessuale nell’infanzia. Protagonista è Alex, un ragazzo dal sesso cangiante. In scena vi è l’eccezionale normalità del suo colorato mondo interiore mentre, dalla proiezione del buco della serratura della porta chiusa della sua stanza, fanno capolino due genitori spaventati (lo stesso Scarpinato e Gioia Salvatori). Oltre ad essere uno spettacolo interessante per tutti, costituisce soprattutto una preziosa opportunità di sancire – finalmente – l’uguaglianza tra le diverse problematiche affrontate dai più giovani, senza tabù.

scenario infanzia
foto di Tim MacPherson

Non mi ha convinta, invece, la scelta della giuria di premiare i liguri di ScenaMadre. In scena, due bambini di dieci anni agiscono una drammaturgia che ricalca dinamiche relazionali proprie della sfera adulta. Sguardi strategici, battutine e atteggiamenti da adulti compongono una mini-coppia alla Vianello-Mondaini intenta a spartirsi un mondo di giocattoli. Il possesso, certo, è il tema, ma – tornando alla questione della responsabilità – mi chiedo il senso dell’affidare a due bambini una drammaturgia di questo tipo chiudendoceli dentro e senza mai permettere loro di uscire, letteralmente, dal ruolo di adulti in miniatura. Durante gli incontri con la giuria ho posto questa domanda agli ideatori del progetto, che hanno presentato il testo come il frutto di un lavoro inizialmente “libero” svolto in atelier: l’operazione risulta invece fin troppo artefatta. L’osservatorio studentesco ha confermato il premio a Fa’afafine e ha assegnato una menzione alla proposta di teatro di figura delle romane UnterWasser, un lavoro che mette in luce una ricerca artigianale e visiva di qualità.

Durante la finale, un pensiero mi ha più volte attraversato la mente, commuovendo quella parte ormai solida del mio sguardo di spettatrice: c’è un aspetto che accomuna il teatro e l’infanzia ed è la perfezione della loro origine. Appartengono al dominio delle idee più pure, la giovinezza come il teatro, ed entrambi si corrompono – declinandosi – nel momento in cui entrano in contatto con la realtà del mondo.  E di questo, che è forza e fragilità insieme, è necessario avere cura, sempre.

Gaia Clotilde Chernetich
Twitter @GaiaClotilde

Giuliano Scarpinato (Palermo)
Fa’afafine – Mi chiamo Alex e sono un dinosauro
regia Giuliano Scarpinato
interpreti Michele Degirolamo
in video Gioia Salvatori, Giuliano Scarpinato
visual media Daniele Salaris – Videostille
progetto scenico Caterina Guia
assistente scene e costumi Giovanna Stinga
luci Paolo Meglio
fascia d’età 8-16 anni

ScenaMadre (Lavagna – Genova)
La stanza dei giochi
con Elio Ciolfi, Emma Frediani
oggetti di scena Erica Canale Parola
regia e drammaturgia Marta Abate, Michelangelo Frola
fascia di età 6-10 anni

OSM Dynamic Acting – Compagnia Teatrale OcchiSulMondo (Perugia)
Greta la Matta
liberamente ispirato a Greta la Matta di Carll Cneut e Geert De Kockere
con Greta Oldoni, Debora Renzi, Samuel Salamone
voice over Giulia Zeetti
sound designer Nicola Frattegiani
musica originale Pierluigi Serrapede
creazione collettiva Matteo Svolacchia, Giulia Zeetti
fascia d’età 8-13 anni

10 COMMENTS

  1. Entro nel merito, in quanto coordinatrice e responsabile dell’osservatorio studentesco. Nella discussione fra noi seguita alla visione degli spettacoli, l’intensità dei due bambini protagonisti de “La casa dei giochi”, rigorosa e priva di indulgenze, ha turbato e disorientato alcuni di noi e commosso altri, fra cui la sottoscritta. Cara Gaia, nel lavoro meditato di ScenaMadre ho sentito l’inusuale percorso di una creazione che non nasceva immaginando l’infanzia, ma scommetteva la propria strada con loro, con Elio e Emma bambini, con Marta e Michelangelo adulti. Ciò che vedevo, la micro-dinamica di due bimbi che si contendono uno spazio di gioco, con gesti e sguardi precisi e semplici, in uno spazio-tempo teatrale di respiro concentrato e di esatta misura, in controluce mi restituiva un metodo di lavoro di grande rispetto e di vera relazione; mi ricordava, con Peter Brook, che il teatro “è la vita in forma più concentrata”. Ogni tanto, nel migliore teatro, come per miracolo, l’essenziale diventa visibile agli occhi: l’essenziale delle dinamiche di potere, della nostra reciproca vulnerabilità e interdipendenza, la nostra possibilità di scegliere la benefica relazione con l’altro facendo un passo oltre, un passo fuori dal gioco conteso: come fa Emma alla fine dello spettacolo, uscendo dalla casetta e accostandosi al riparo di Elio, esposto alla notte. Roberta Gandolfi

  2. Ho avuto il piacere di assistere alle finali del premio Scenario Infanzia ed è stata per me un’esperienza nuova e molto ricca. Sono rimasta spiacevolmente colpita dai giudizi di Gaia Chernetich, membro della giuria studentesca, espressi come se volesse prendere le distanze dal verdetto finale.
    Non sono un’esperta di teatro, ma, pediatra da 34 anni, ho conosciuto molti bambini e, mi permetto di dire, non solo dal punto di vista medico.
    Secondo me i due bambini de “La stanza dei giochi” non copiano e non sono due “adulti in miniatura” (infelicissimo l’accostamento con Vianello-Mondaini), ma, attraverso un percorso breve ma intenso, ci fanno compiere un percorso all’interno di dinamiche di conflitto da cui né i bambini, nè gli adulti sono esenti.
    E proprio so-stando all’interno del conflitto, si apre una possibilità di relazione che non è un “lieto fine”, ma uno spiraglio verso l’altro.

  3. ciao gaia,

    anche io ho assistito alle finali del premio scenario infanzia, e mi trovo in disaccordo con le tue critiche mosse allo spettacolo di ScenaMadre.

    A differenza tua, non ho mai avuto la percezione di trovarmi di fronte ad attori bambini intrappolati in un ruolo da “adulti in miniatura”, né di trovarmi davanti ad “una drammaturgia che ricalca dinamiche relazionali proprie della sfera adulta”. Al contrario, ho particolarmente apprezzato proprio il coraggio non soltanto di portare in scena i piccoli attori, ma anche e soprattutto di discostarsi dall’immagine zuccherosa dell’infanzia e delle sue dinamiche che già ci viene propinata un po’ ovunque. Ho apprezzato molto lo sforzo di mettere in scena atteggiamenti e dinamiche che per quanto mi riguarda non sono affatto propri degli adulti ma anzi, chiunque abbia avuto a che fare con bambini ha potuto osservare centinaia di volte. Certo probabilmente sarebbe piaciuto di più, ad alcuni, trovarsi di fronte all’immagine rassicurante di un’infanzia innocente, ad angioletti da pubblicità del panettone Bauli, a cui siamo talmente abituati da poter pensare quasi, a volte, che si tratti della realtà.

    Non penso sia così. Credo che chiunque di noi abbia osservato almeno una volta la classica situazione da parco giochi in cui un bambino difende con forza, anche e soprattutto in senso fisico, il proprio giocattolo da un altro bambino che glielo vorrebbe “rubare”. Quante volte abbiamo sentito un bambino urlare “è mio!! tu non ci puoi giocare!!!”, di frequente accompagnando questa rivendicazione di possesso (vero o presunto) con un bello spintone, atteggiamento che di solito fa sì intervenire un adulto, che si inserisce in questa dinamica tipicamente infantile per evitare spargimenti di sangue.

    Si tratta di una dinamica tipicamente “da bambini” , che ho ritrovato nell’atteggiamento della piccola Emma, pronta a difendere con modi anche un po’ rudi il proprio possesso della casetta dai tentativi di Elio di appropriarsene o quantomeno condividerla.

    Personalmente penso che i bambini già da piccoli capiscano perfettamente le dinamiche di potere che noi consideriamo spesso, a torto, “cose da adulti”. Quante volte abbiamo sentito le mamme lamentarsi di bambini che con le maestre dell’asilo sono buoni, degli angioletti, e aspettano solo di trovarsi soli con la mamma per scatenarsi in capricci, urla, pretese? I bambini non sono stupidi, capiscono perfettamente di avere sulla mamma un potere che sulle maestre non hanno, e non esitano ad utilizzarlo per ottenere quello che desiderano. Capiscono bene su quali amichetti, magari i bimbi più piccoli, meno robusti, più introversi, possono esercitare il proprio potere, e penso che chiunque abbia osservato dei bambini giocare insieme non possa fare a meno di notare questa dinamica, una dinamica di potere: mi rendo conto di avere un potere su di te, perché sei più piccolo, perché sei una femmina, perché la festa di compleanno è la mia, e stai sicuro che non esiterò ad esercitarlo per tiranneggiarti e ottenere quello che voglio.

    Abbiamo osservato la stessa dinamica da lotta di potere nell’interazione tra Emma ed Elio. Emma si rende conto nei primi minuti della rappresentazione di avere un potere su Elio: è la proprietaria della casetta in cui lui vorrebbe tanto entrare. Si rende conto di avere un potere su di lui, e non esita ad esercitarlo per obbligarlo a farle da cameriere, per sottoporlo a tutta una serie di prepotenze, fino a che il bambino non si ribella.

    Capisco che possa essere rassicurante pensare che certe dinamiche siano “proprie della sfera adulta” e non appartengano ai bambini, ma penso sia un’illusione in cui più o meno volontariamente ci piace cullarci, è bello pensare che siano degli essere umani innocenti, senza malizia. Ma siamo davvero sicuri che se si trattasse della vita reale, di due o più bambini lasciati soli a contendersi una bella casetta, emergerebbe una situazione in stile Biancaneve, con i nanetti che da bravi amici si dividono la casetta con equità e dormono tutti insieme tranquilli nei loro lettini, condividono la tavola e il cibo? Io credo di no, credo che sarebbe più vicina alla realtà una situazione, certo più disturbante, alla “Signore delle mosche”.

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