Paolo Rossi, un Arlecchino che dona conforto

Paolo Rossi in scena all’Ambra Jovinelli dopo il debutto al Teatro Duse di Bologna. Un’intervista in cui abbiamo parlato di teatro e politica, uscita su Cronache del Garantista del 4 novembre 2014

 

foto Valeria Palermo
foto Valeria Palermo

Un Arlecchino venuto dall’aldilà, un mezzo diavolo, che lavora con la materia visionaria dei sogni. È questa la fonte di ispirazione primaria per l’ultimo spettacolo di Paolo Rossi, uno show nel quale vecchi pezzi resuscitati dagli anni ’90 vengono rimessi in scena insieme a nuovi testi, e come sempre accade nei lavori del comico originario di Monfalcone improvvisazione e musica si mescolano a situazioni quotidiane. Abbiamo raggiunto telefonicamente l’attore – che ci tiene a precisare “non è un best of, cambio scaletta ogni sera” – mentre si preparava al debutto bolognese nel Teatro Duse (e dal 6 novembre all’Ambra Jovinelli di Roma), cercando di capire anche quale sia il ruolo del suo Arlecchino in questo particolare momento storico.

Il tuo ultimo spettacolo, Arlecchino, è un «assemblaggio di monologhi e canzoni in divenire sulla professione del comico oggi e sul nostro paese». Perché hai scelto il personaggio di Arlecchino?
Non è che l’ho scelto, è quasi una cosa teleguidata dal destino. Ai tempi in cui lavoravo con Strehler lui mi propose di declinare alcuni miei monologhi in una forma ancora più vicina alla Commedia dell’Arte per trovare un Arlecchino che fosse, naturalmente, diverso da quello goldoniano. Anche perché in quel periodo già spingevo sull’improvvisazione, secondo me Goldoni ha scritto dei capolavori, ma in qualche modo ha anche “steso” l’arte improvvisativa. Poi quando Pirandello ha scritto Questa sera si recita a soggetto ha dichiarato la fine del testo scritto fisso, si chiudeva un periodo. Io ho lavorato su questo: abbiamo creato dei pezzi nuovi, ci sono delle canzoni di Gianmaria Testa, abbiamo preso testi del ’90 e li abbiamo riscritti. Ci tengo a precisare che non è un best of, anche se da qualche parte c’è il meglio del mio lavoro, che è quello relativo alla Commedia dell’Arte, cambio scaletta ogni sera.

Dunque una struttura simile a quella del precedente L’amore è un Cane blu?
No è più una sorta di “recital promozionale”. Io sto in scena con tre saltimbanchi, musicisti e attori e, visto il periodo di crisi storica ed economica del teatro ci troviamo per matrimoni, battesimi e funerali, usando la forma che viene fuori ogni giorno. Io scherzando dico che lo spettacolo dura trenta minuti, ma poi ci sono cinquanta minuti di bis. Un po’ di trasparenza, diciamolo subito.

Arlecchino nella Commedia dell’Arte è uno zanni, cioè un servo, buffo, furbo e un po’ pasticcione, ma come tutti gli zanni è anche colui che manda avanti l’azione, è il motore della storia…
Però io mi riferisco, come d’altronde mi chiedeva Strehler, all’Arlecchino che va e viene dall’aldilà, il primo tipo. Era un mezzo diavolo, ha a che fare coi sogni, quelli che ritrovi in certe persone. Ho lavorato molto su questo tema.

Chi è Arlecchino nella società contemporanea?
Gli Arlecchini siamo noi commedianti che dobbiamo cercare di capire come uscire da una impasse abbastanza pesante, economicamente, artisticamente, creativamente. Oggi è molto difficile fare satira perché non puoi fare la parodia della parodia, non puoi fare l’imitazione dell’imitazione, altrimenti l’imitato imita l’imitatore, mi rendo conto che è un po’ arzigogolato…

Allora qual è il ruolo di questo Arlecchino?
Il compito minimo è portare conforto, cercando anche di fare discorsi intelligenti. Qualche giorno fa è successa una cosa bella, sono le prime repliche, ed ero un po’ in crisi, dopo lo spettacolo un tassista mi ha detto: «Io ti devo ringraziare, perché dopo la morte di mia madre mio padre non usciva più di casa da un mese, l’ho costretto a venire al tuo spettacolo e da quel giorno ha ricominciato a ridere e sorridere». Detto questo, io che devo fare di più?

Dunque oggi per un comico come te questo obiettivo del conforto è primario, ma che fine ha fatto la funzione critica, quella che poi attraverso la televisione si rivolgeva alle masse? C’è ancora spazio per una coscienza critica incarnata dal satiro?
È una situazione molto più complessa di qualche anno fa, infatti in questa stagione faccio due spettacoli che sono due facce della stessa medaglia. Oltre a questo (Arlecchino, ndr.) c’è L’importante è non cadere dal palco, che è un omaggio ai maestri. Io quest’anno me lo prendo come momento di riflessione dal vivo sul palco, come se fossero le opinioni di un clown per intenderci.

Sono riflessioni che ci riportano al discorso fatto in precedenza, relativo alla satira che rischia di essere la parodia della parodia. E infatti c’è qualcuno che è passato direttamente dall’altra parte, parliamo di Beppe Grillo naturalmente. Qualche tempo fa tu affermasti: «Ho sempre detto che Berlusconi mi rubava il mestiere, ora Grillo ruba il mestiere a Berlusconi… È molto improbabile che lui torni a fare il comico ed è impossibile che io fondi un partito. Non ho le physique du rôle dell’eroe». Questa affermazione era del 2013, ora con Renzi al Governo vale ancora?
Io la penso come Bob Dylan, quando diceva: «Non è che con una canzone cambi il mondo». Posso avere dei punti di vista diversi, posso dare una serata diversa. Non posso entrare in politica. A volte non so più neanche io se sono di destra o di sinistra. Sicuramente non sono reazionario, questo sì, per il resto non lo so…

Rimaniamo sulla politica, due giorni fa è accaduto qualcosa di molto scioccante, gli operai di Terni sono stati malmenati dalla polizia. Tu hai iniziato a fare teatro nel ’79, un periodo storico. Cosa hai pensato vedendo quelle immagini?
Io faccio dei pezzi molto visionari, surreali, ma mi sembra di essere indietro rispetto alla realtà, dicono che la classe operaia non esista più e poi viene picchiata, sembra un quadro di Chagall, una bizzarria.

Come entra la realtà nei tuoi spettacoli? Fatti di cronaca come questi hanno uno spazio nel tuo teatro?
Li uso come appoggi, con delle battute estemporanee. Ma cerco di vedere il mondo alla maniera di Arlecchino, in un modo visionario. In questo contesto infilo anche delle barzellette, ma secondo il vero principio della barzelletta non come è stato rovinato negli ultimi tempi. La barzelletta è molto importante come ce l’ha insegnata Walter Chiari, le mie sono delle storielle, per dirla con Andrea Pazienza.

Pensi che il tuo sia ancora un teatro politico?
Lo è assolutamente, sotto tutto gli aspetti, come si dice oggi, strutturali e sovrastrutturali, per come gestiamo la compagnia, per come affrontiamo le serate. Poi certo non facciamo l’imitazione di Renzi, con tutto il rispetto per chi la sa fare, ti ripeto, fare la parodia della parodia è difficilissimo oggi e non è il mio mestiere, io racconto storie, ma lo faccio in un modo, diciamo così, differente.

A Roma, si sta consumando un altro avvenimento storico: il licenziamento dell’Orchestra dell’Opera. Avviene con Ignazio Marino, Sindaco del Pd. Licenziare dei musicisti è di sinistra?
Non so. Io ho fatto cinque regie liriche ultimamente, una da poco a Spoleto e posso dire che quella di licenziare l’orchestra è una cazzata, però bisognerebbe ragionare su come gestire il melodramma. Perché noi due cose sappiamo fare: la Commedia dell’Arte e il melodramma. Ora attenzione però, bisogna essere molto oculati, io lo so e gestisco una compagnia di dodici persone, figurati con un’orchestra… Non so se sia una cosa di sinistra o di destra, sicuramente non è di sinistra. Quando verrò a Roma andrò a parlare con alcuni miei amici che lavorano all’Opera, io capisco solo quando parlo dal vivo.

Quel film, il “western carsico” di cui parlavi nel tuo precedente spettacolo, alla fine, l’hai girato?
No, ma lo farò.

È un tuo sogno nel cassetto, una piccola utopia?
Beh sì, io ci lavoro con le utopie.

Andrea Pocosgnich
Twitter @Andreapox

Questo articolo è apparso su Cronache del Garantista il 4 novembre 2014. Per gentile concessione

Date tournée Arlecchino  2014

28 ottobre // CASALPUSTERLENGO (LO) – Teatro Carlo Rossi

29 ottobre // BORGOMANERO (NO) – Teatro Nuovo

30 ottobre // CESANO MADERNO (MB)- Teatro Excelsior

31 ottobre al 2 novembre // BOLOGNA (BO) -Teatro Duse

4 novembre // SAN MARINO (SM) – Teatro Nuovo

6 -16 novembre // ROMA (RM) – Teatro Ambra Jovinelli

18 e 19 novembre // MESTRE (VE) – Teatro Toniolo

20 novembre // RHO – Auditorium Comunale di Via Meda

22 novembre // COPPARO (FE) – Teatro De Micheli

23 novembre // NAPOLI (NA) – Forum delle Culture

25 novembre // OMEGNA (VB) – Teatro Sociale

26 novembre // BIELLA (BI) – Teatro Odeon

28 novembre – 7 dicembre // PALERMO (PA) – Teatro Biondo

11 dicembre // BARGA (LU) – Teatro dei Differenti

12 – 14 dicembre // LUCCA (LU) – Teatro del Giglio

16 e 17 dicembre // PESCARA (PE) – Teatro Circus

19 dicembre // CAMPO BISENZIO (FI) – Teatro Carlo Monni

20 dicembre // SAN CASCIANO (FI) – Teatro Niccolini

21 dicembre // VICCHIO (FI) – Teatro Giotto

28 – 29 dicembre // BARI (BA) – Teatro Petruzzelli

2015

9 gennaio // BRONI (PV) – Teatro Carbonetti

11 gennaio // TOLMEZZO (UD) – Teatro Luigi Candoni

13 – 14 gennaio // MONFALCONE (GO) – Teatro Comunale

16 gennaio // FORLÍ (FC) – Teatro Diego Fabbri

17 gennaio // FAENZA (RA) – Teatro Masini

20 gennaio – 1 febbraio e 17 – 22 febbraio // MILANO (MI) – Triennale Teatro dell’Arte

3febbraio // GRADISCA D’ISONZO (GO) – Nuovo Teatro Comunale

4 febbraio // PERGINE (TN) – Teatro Comunale

6 e 7 febbraio // TORINO (TO) – Teatro Colosseo

9 febbraio // PIETRA LIGURE (SV) – Teatro Comunale G. Moretti

27 febbraio // SAN GIOVANNI PERSICETO (BO) – Teatro Fanin

28 febbraio // BASSANO DEL GRAPPA – Teatro Jacopo Da Ponte

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