Il mercante di Venezia anonimo di Orlando e Binasco

Il mercante di Venezia interpretato da Silvio Orlando per la regia di Valerio Binasco apre ufficialmente il cartellone 2014/2015 del Teatro Argentina

 

Mercante di Venezia Silvio orlando
Foto di Maurizio Brenzoni

Archiviati gli appuntamenti del Romaeuropa Festival il palcoscenico del Teatro Argentina riapre al pubblico con la stagione voluta da Antonio Calbi. Si comincia quasi rassicurando i vecchi spettatori, gli abbonati di lungo corso, sfoderando Il mercante di Venezia, con la regia di Valerio Binasco e l’interpretazione di Silvio Orlando nei panni di Shylock, che difficilmente lascerà qualche memoria nei tempi a venire.

Ho affrontato le quasi tre ore di spettacolo nella pomeridiana del giovedì, un limbo di riferimento per ogni grande teatro, nel quale il pubblico è spaccato in due categorie ben distinte: le signore e i signori sopra i 55/60 anni e gli adolescenti portati a teatro quasi a forza dalle professoresse. Totalmente assente la fascia mediana di pubblico, quella dai venti ai cinquanta per intenderci. Uno dei pensieri che ostinatamente mi brulica per la mente quando mi imbatto in pomeriggi simili è relativo proprio al ricambio generazionale, cioè ogni volta mi chiedo: quando gli abbonamenti di quelle vecchiette impellicciate e imbellettate non saranno rinnovati, i teenager di oggi saranno gli spettatori di domani?

E non si pensi che questo sia un pubblico poco esigente: per avere l’attenzione delle scolaresche, portare via gli occhi dai loro smartphone e impedire che dal buio dei palchetti siano protagonisti di quell’odioso chiacchiericcio di sottofondo, ci vuole ben più di uno Shakespeare ben recitato; ma lo stesso discorso vale per gli spettatori di lungo corso, che hanno visto qualsiasi cosa. E dunque questa messinscena di Binasco, con la la Popular Shakespeare Kompany, al netto dei casi limite – come quei signori capaci di sonnecchiare per tutto lo spettacolo fino a non curarsi del loro russare, smorzato solo dalle mogli imbarazzate (questi avrebbero la stessa attitudine con capolavori come la Tragedia Endogonidia) – non stupisce né lascia l’amaro in bocca. È un compitino ben svolto senza brusche variazioni e con qualche buona idea non sviluppata a dovere. A dirla tutta le tre ore si lasciano attraversare con facilità grazie soprattutto agli attori e al lavoro svolto dal regista: se escludiamo la prova di un Silvio Orlando con un accento dell’Est Europa, a dire il vero un po’ posticcio e soprattutto monocorde, gli altri fanno il proprio dovere aiutati da qualche interessante colorazione dialettale che restituisce un minimo di quotidianità al parlato. Poi come tutti gli spettacoli di giro che non riescono a scrollarsi una certa tradizione impolverata, anche qui vi è una assurdo timore reverenziale nei confronti della scena vuota. È pur vero che anche scenografi e maestranze debbono sbarcare il lunario, ma che senso ha oggi una scenografia immobile composta da un muro a sinistra e un’altra parete bronzea sullo sfondo, poi un tavolo e delle sedie spostate all’occasione? Un progetto scenico (di Carlo de Marino) che vorrebbe essere simbolico? Oppure minimalista? In ogni caso non decora, non racconta, non ha una propria autonomia drammaturgica e dunque rimane semplicemente anonimo.

Gli aspetti più interessanti li troviamo nella vivacità di una Porzia (Elisabetta Mandalari) immaginata come una ricca ereditiera moderna (gli abiti dei personaggi disegnati da Sandra Cardini ci portano in una Venezia della prima metà del Novecento); nel primo dialogo tra Antonio (Nicola Pannelli) e Shylock. Binasco mostra un po’ di coraggio sul finale del quarto atto mettendosi dalla parte dell’ebreo, tanto che, dopo la ritorsione della giustizia veneziana fa dire al giudice «e ora bacia la croce, ebreo»; è il momento più alto dello spettacolo, un brusio di sgomento attraversa il pubblico, forse entrambe le generazioni.

Andrea Pocosgnich
Twitter @Andreapox

Teatro Argentina, Roma – Fino al 2 novembre 2014

Il mercante di Venezia
di William Shakespeare
regia Valerio Binasco
con Silvio Orlando
e la Popular Shakespeare Kompany
e con (in o.a.) Andrea Di Casa, Fabrizio Contri, Elisabetta Mandalari, Milvia Marigliano, Simone Luglio, Elena Gigliotti, Nicola Pannelli, Fulvio Pepe, Sergio Romano, Roberto Turchetta, Ivan Zerbinati
musiche originali di Arturo Annecchino
scene Carlo de Marino
luci Pasquale Mari
costumi Sandra Cardini
Produzione Veronica Mona con Oblomov Films S.r.l. e Compagnia Enfi Teatro

durata
2 ore e 30 minuti

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5 COMMENTS

  1. Non parlo dello spettacolo (lo vedrò in settimana) ma di quel misto di stantio e di coercizione, di naftalina (in inverno è tutto un brulicar di pellicce d’astrakan alle diurne romane…) e noia, di rituale funereo e di cazzeggio, proprio delle platee capitoline. Anziani che “vanno a teatro”, non a vedere uno spettacolo o, magari, un’idea, ma per decennale abitudine; adolescenti trascinati al macello da insegnanti annoiati; uffici promozionali che non vedono l’ora di staccare abbonamenti a posto fisso e biglietti per studenti, smaniosi di riempire le sale di un pubblico che, da un lato, li segue per abitudine e, dall’altro, li abbandonerà presto per scelta. C’è un rimedio? Quando vedremo le platee romane libere da anziane sordastre che commentano a voce alta e sonnecchiano, ragazzini tecnologizzati più interessati a “whatsapparsi” magari con i coetanei prigionieri di un teatro vicino, adulti inconsapevoli presi al laccio da comitive raccogliticce per le quali il teatro è solo l’aperitivo per la cena in pizzeria?

    Non dimenticherò mai la scena alla quale, anni fa, ho assistito al botteghino del Valle non ancora occupato: una cariatide impiegò quindici minuti a scegliere con cura il posto per se è per la sua amica, facendo attenzione a spifferi, distanza dal palco, inclinazione, etc. Dopo aver sfinito la cassiera uscì trionfante con i biglietti per tornare trafelata un attimo dopo chiedendo con fantastico candore: “Signorina…dimenticavo…che spettacolo danno???”……

  2. “A dirla tutta le tre ore si lasciano attraversare con facilità grazie soprattutto agli attori e al lavoro svolto dal regista..:” beh quindi è un bello spettacolo. Un regista e degli attori che riescono a far attraversare 3 ore di Shakespeare con facilità vuol dire che hanno fatto un grande lavoro a mio modo di vedere… E poi perché ce l’avete con le vecchiette e i ragazzi?…ehehehe… povero teatro italiano settario e snob… Io sogno un teatro che accolga tutti, dove tra il pubblico ci siano 40enni, 70enni, 11enni, 20enni, 80enni… sogno una platea che pulluli di pellicce, giubbotti, chiodi, cappottino e magliette, sogno di affacciarmi da una balconata dell’Argentina e di vedere teste bianche, verdi, rosse, gialle…. insomma un teatro che sia per tutti, un teatro, che in scena ci sia Binasco, Muta imago, Valdoca o Emma Dante, riesca a parlare a tutti e nessuno venga escluso… sogno…

  3. Bea, se tu avessi i miei anni, avresti attraversato generazioni di vecchiette e ragazzi annoiati, trascinati dall’abitudine, dai professori o da forze soprannaturali a teatro. Non è in discussione il teatro genuinamente “popolare”, nei contenuti e nel pubblico, che tutti sogniamo: il teatro deve saper parare a tutti, con i linguaggi e le forme più appropriati, e non deve mai essere elitario, perché così facendo si condanna a morte. Qui si parla, semplicemente, di educazione e di interesse, di coinvolgimento e passione, della consapevolezza di assistere ad un “rito”, pagano ovviamente, ma non per questo privo di regole che si vorrebbe che tutti osservassero. Detto in due parole, alla romana: non ti interessa? E vattene a casa….

  4. Non sono solito commentare pubblicamente gli spettacoli teatrali, ma stavolta vi rompo. Questa sera, da poco abbandonato un palchetto del Teatro la Pergola (Fi), la mia coscienza mi invita a garantirvi che il Mercante di Venezia di Orlando&Co. è una delusione. “Coscienza, rispondo io, tu mi consigli bene” sento ancora sbraitare Lancillotto in un dialetto imprecisato e una giacca salmone. Il pannello sullo sfondo non è una pessima trovata scenografica, è un’opera dell’ultimo Klimt (1917-18), ormai afflitto da cataratta. Orlando non interpreta Shylock, imita Zlatan Ibrahimovic, risultando sempre, inequivocabilmente, troppo poco tenebroso per entrambi i ruoli. 14€ (ho meno di 26 anni) che non rimpiango per due motivi: la gamba sinistra e la gamba destra di Porzia (Elisabetta Mandalari;)). Pace.

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