dal Ricettario Teatrale: have I none – fibre parallele

in collaborazione con il Ricettario Teatrale
(http://ricettarioteatrale.wordpress.com/)

INGREDIENTI
– 1 stanza senza più pareti (e nemmeno alberi) con piccioni appollaiati sul tetto
– Nastro bianco
– 2 attrici, 1 attore
– 1 parrucca grigia, baffi posticci
– 1 tavolo, 2 sedie formato bambino
– 1 stufa girevole
– 1 tubetto di cadenza barese
– 1 penombra dai bordi alti
– 1 fotografia in bianco e nero
– Colla d’oggetti
– Semi di silenzio
– Apocalisse liquida
– Chicchi di disperazione muta
– Polvere di aridità d’Oltremanica

PREPARAZIONE
Dopo aver accuratamente ripulito la stanza delle pareti, appendete i piccioni e segnate per terra con il nastro bianco il limite entro cui farete agire gli ingredienti. Aggiungete l’attore e le due attrici e solo allora fate entrare il pubblico. Applicate la parrucca grigia e i baffi posticci a una delle due attrici e posizionate l’altra sulla sedia, aggrappata al tavolo formato bambino. La stufa girevole fungerà da luce intermittente durante tutta la preparazione, cuocendo con un calore solo momentaneo. Spremete l’intero tubetto di cadenza barese sulle due attrici e lasciate che si amalgamino nella penombra. Accartocciate l’attore nella fotografia in bianco e nero, la colla d’oggetti servirà a dare importanza a quell’immagine del passato, che lascerete marinare insieme ai semi di silenzio. Continuando a mescolare, versate poco a poco l’apocalisse liquida fino a coprire tutto per circa un dito.
Infornare nel boccascena e lasciar cuocere per circa 75 minuti. Guarnire con chicchi di disperazione muta e polvere di aridità d’Oltremanica e servire freddo e terribilmente amaro. Al termine del pasto, prima di sparecchiare, fate precipitare i piccioni e spogliate gli attori rivelando i travestimenti.

VALUTAZIONE
La cucina etnica è molto ardua da realizzare e, per quanto quella britannica ci sembri vicina, occorre trovare un modo originale perché non sembri un’imitazione; per capirci, per fare in modo che un inglese in Italia non si lamenti di come viene importata la propria cucina. Fibre Parallele, coppia di chef giovani ma già esperti, si affrancano dal rischio trovando uno stile tutto loro, in cui sapori profondamente mediterranei si mischiano a quelli nordici in una grande invenzione culinaria, che nel servizio non soffoca, anzi dà aria alla drammaturgia del gusto. Consigliato agli amanti della fantascienza psicologica.

Sergio Lo Gatto

assaggiato a Roma, Teatro Belli, il 2 aprile 2011.

in collaborazione con il Ricettario Teatrale
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Sergio Lo Gatto è giornalista, critico teatrale, ricercatore e dramaturg. Attualmente ricopre il ruolo di Responsabile delle Attività Culturali per Emilia Romagna Teatro Fondazione. È dottore di ricerca in Spettacolo, con una ricerca su critica teatrale e filosofie digitali. Alla Sapienza. Università di Roma ha insegnato, come docente a contratto, Metodologie della Critica del Teatro e dello spettacolo e Performing Arts Between Arts and Politics e insegna al Master di Critica giornalistica dell'Accademia "Silvio d'Amico" di Roma. Si occupa di arti performative su Teatro e Critica. Ha fatto parte della redazione del mensile Quaderni del Teatro di Roma, ha scritto per Il Fatto Quotidiano e Pubblico Giornale, ha collaborato con Hystrio (IT), Critical Stages (Internazionale), Tanz (DE), collabora con il settimanale Left, con Plays International & Europe (UK) e Exeunt Magazine (UK). Ha collaborato nelle attività culturali e di formazione del Teatro di Roma, partecipato a diversi progetti europei di networking e mobilità sulla critica delle arti performative, è co-fondatore del progetto transnazionale di scrittura collettiva WritingShop. Ha partecipato al progetto triennale Conflict Zones promosso dall'Union des Théâtres de l'Europe, dove cura la rivista online Conflict Zones Reviews. Tra le pubblicazioni, con Matteo Antonaci ha curato il volume Iperscene 3 (Editoria&Spettacolo, 2018), con Graziano Graziani La scena contemporanea a Roma (Provincia di Roma, 2013). [photo credit: Jennifer Ressel]

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