Questa recensione fa parte di Cordelia di ottobre 26
Questo è uno spettacolo di mentalismo femminista, dichiara Marta Cuscunà nelle primissime battute con il sorriso tipico di chi deve imbonire la platea: libera dal ruolo di performer manovratrice, con il quale animava i precedenti spettacoli, si prende tutto il palco, è ironica, tagliente e la modalità ingaggiata preannuncia uno spettacolo che attraverso il linguaggio della magia, dell’illusionismo e del mentalismo vuole portare in scena storie di donne incredibili fatte sparire dalla memoria collettiva. E in parte è così fino a quando una di queste storie prende possesso del palco e da quel momento in poi veniamo trascinati in una narrazione in cui l’ironia di tanto in tanto fa da contraltare a una vicenda fatta di sofferenza, soprusi e lotta, quella di Hersilie Rouy, figlia dell’illusionista Charles Rouy. Cuscunà si trasforma in medium e presta il proprio corpo e i propri talenti d’attrice – solidissimi – per rievocare la donna e la sua vita distrutta dall’internamento in manicomio. Cambi di voce, pareti semoventi, manichini di donne tagliati nel più classico numero di magia, spiriti che si incarnano in tende fluttuanti. C’è tutto l’armamentario (la scenografia è di Paola Villani) di trucchi ed effetti dell’immaginario tipico della magia teatrale (non si può non pensare anche al bellissimo Abracadabra di Babilonia Teatri), ma c’è anche uno sguardo alla storia delle arti sceniche che volevano sorprendere e stupire, a quell’Ottocento in cui il teatro aveva come diretti concorrenti proprio gli spettacoli di illusione e di arti magiche varie. E in questa storia di palcoscenici prodigiosi, che vede la Francia protagonista, Cuscunà tira alcuni fili e li intreccia attorno a figure femminili che hanno tentato di fuggire dall’oppressione patriarcale (dal ruolo di aiutanti chiuse in strette scatole o in minuscole intercapedini senza aria): ed ecco che la vita di Hersilie Rouy torna dall’invisibilità, fino a riportarci a una delle istituzioni oppressive per eccellenza, quella manicomiale in cui viene ingiustamente rinchiusa, imprimendo così l’ultima felice trasformazione allo spettacolo. (Andrea Pocosgnich)
Visto al Teatro Vascello, Roma. Di e con Marta Cuscunà Scene Paola Villani Assistenza alla regia e direzione tecnica Marco Rogante Costruzioni Scenografiche e automazioni Simone Spangaro Disegno Luci Luigi Biondi Disegno del suono Mauro Martinuz e Michele Braga Realizzazione e regia delle guarattelle Irene Vecchia Costumi Chiara Venturini Esecuzione tecnica dal vivo Marco Rogante e Simone Spangaro Con la partecipazione speciale di Marco Rogante e Giusi Merli Consulenza artistica Giacomo Raffaelli Consulenza sul potenziale performativo della robotica sociale Federico Espositi Supporto alla ricerca scientifica in ambito francese Francesca Di Fazio Decorazioni scenografiche Elisabetta Ferrandino Foto di scena Alice Zorzin Liberamente tratto da Incantagioni di Mariano Tomatis Direzione di produzione Laura Marinelli Distribuzione Jean-François Mathieu Organizzazione Roberta Zucchiatti










