Questa recensione fa parte di Cordelia di ottobre 26
Nella settimana del 17 ottobre, segnata dal sorgere di manifestazioni, scioperi e scontri di piazza contro il carovita, al teatro Vascello di Roma ha debuttato L’orologio americano, testo che Arthur Miller scrisse nel 1980 ripercorrendo quella che per anni è rimasta la grande depressione americana: il crollo di Wall Street del 1929. In vertiginosa collisione col presente irrompe oggi questo testo, poco noto in Italia, portato in scena da un’energica e folta compagnia fresca di Accademia Silvio D’Amico e diretta da Elio De Capitani. Grande frequentatore dell’autore americano, De Capitani sceglie di ambientare l’epopea milleriana in un circo-cabaret novecentesco, vestendo i suoi attori di abiti e semivolti eccentrici e colorando il gioco teatrale di musiche e canzoni dal vivo. Cos’altro possono ricordarci i grandi magnati della finanza, i membri di una famiglia borghese che si ostina a perpetuare il modello sotto al quale è decaduta, i cocci insomma di una società tradita dal suo stesso mito fondativo – il farsi da soli, la performance, il capitalismo come panacea dei mali e scrigno di possibilità – se non un carrozzone di freaks che pericolosamente ci assomiglia? La struttura stessa dell’operazione, imponente per mole e per coralità, riflette il paradosso dei suoi contenuti – insieme antichi e ultracontemporanei: quell’orologio americano non ha mai smesso di segnare il tempo a mezzo mondo; quella coralità, così rara da trovare oggi sul palcoscenico, sembra agire da un altro tempo, tradita dalla freschezza di un ensemble che recita con energia e pulizia la vecchiaia quanto l’infanzia, il grottesco dell’avidità quanto la verità del dolore. Persino la durata dello spettacolo, oltre tre ore, stressa il presente perché si interroghi, le maschere e il trucco a eludere il rischio di moraleggiare. Cosa ti aspetta qua fuori? Tu chi sei, quello che si è salvato, quello che ha tradito, quello che semplicemente ci si è trovato in mezzo e fa quello che può? E chi avrai al tuo fianco? (Sabrina Fasanella)
Visto al Teatro Vascello Di Arthur Miller. Traduzione Cristina Viti. Regia Elio De Capitani. Scene e costumi Carlo Sala. Musiche originali e arrangiamenti Mario Arcari eseguite dal vivo. Con gli attori della Compagnia dell’Accademia: Angelica Barelli, Alessandro Buono, Melissa Del Carmen Chaigan, Chiara Casarin, Laura Cestaro, Flavio D’Andrea, Edoardo De Padova, Anna Demichelis, Luca Duarte Di Gangi, Vittorio Maria Mearelli, Giorgio Petrotta, Gabriele Maria Pizzurro, Caterina Rugghia, Pietro Saccomani, Nicola Tagliatori, Chiara Tognarini, Chiara Trombini, Nicola Vantaggi. Luci Nando Frigerio. Suono Hubert Westkemper. Assistente alla regia Alessandro Frigerio. Assistenti di regia allievi Alessia Giglio e Gennaro Madonna. Assistente scene e costumi Ambra Santanicchio. Costruzione scene Tommaso Frigerio. Scene e costumi realizzati dal Teatro dell’Elfo con la collaborazione degli allievi dell’Accademia di Brera: scenografi stagisti Giada Genoni, Martina Mazzoleni, Fabio Sciacca, Sofia Villapiano, Shujin Zhao. Sarti stagisti Lorenzo Talamonti, Aurora Torre, Chiara Cavazza, Benedetta Bodini. Maschere realizzate dalla classe di trucco e maschera dell’Accademia di Brera della prof.ssa Donatella Mondani. Co-produzione Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, Teatro dell’Elfo.










