Questa recensione fa parte di Cordelia di ottobre 26
Ottava edizione per il Mercurio di Palermo, festival multidisciplinare curato da Giuseppe Provinzano ma fondato su una direzione artistica diffusa e orizzontale. Allo Spazio Tre Navate abbiamo assistito a Schau/Stellen, dittico coreografico di Vincent Giampino. Il lavoro analizza il gesto dell’inchino quale esercizio di potere all’interno di una relazione asimmetrica tra individui. Bagnato dalla luce zenitale che lo staglia, scuro, sulla pavimentazione chiara, Giampino entra in scena subito prostrandosi al pubblico: un totale ripiegamento su di sé e, al contempo, una dolorosa protusione verso l’esterno. L’accuratezza quasi nevrotica con il quale il gesto viene iterato da più punti della scena, costringe il performer al costante mantenimento di una posa innaturale, quasi priva di connotazione umana. Tutto sembra stringersi in questa sottomissione masochista, che tuttavia nuoce anzitutto all’osservatore: impossibile non derivarne una sensazione di colpevolezza, disagio. Sullo sfondo di un sonoro rumoristico, l’inchino accoglie un campionario di gesti di varia provenienza. Ne emerge anche un saluto romano, poi sciolto in un’ondulazione quasi comica. Pure l’immagine di una certa mascolinità holliwoodiana viene rivista dal corpo del performer, vestito di una giacca con frange mentre appare impegnato, sempre flesso, nell’esecuzione di in una ballata romantica: la partitura in cui l’inchino è decostruito ne denuncia la valenza politica, fino a rilevarne l’anima più ridicola. Così, nella seconda parte della performance, Stellen, la relazione viene ribaltata. L’inchino viene esacerbato fino a una sorta di headbanging, condiviso con Greta Francolini; il sangue interviene a denunciare esplicitamente la violenza di quanto si sta consumando. Perché è anzitutto una violenza quella che si consuma, in un corpo che si flette oltre misura. Un gesto che dice tanto di un tempo in cui, presi dall’esercizio di una sterile compiacenza, con troppa convinzione lasciamo calpestare diritti, conquiste, dignità. L’inchino finale davvero è una provocazione lanciata allo spettatore; qualcuno in sala ne ride con amarezza (Tiziana Bonsignore).
Visto a Palermo per Mercurio Festival. SCHAU coreografia Vincent Giampino, performance Greta Francolini, Vincent Giampino, dimensione sonora Domenico Palmeri, outfit design Rebecca Ihle, outside eye / conversazioni Paola Granato, produzione TIR Danza, con il sostegno di Lavanderia a Vapore – Centro di residenza per la danza, residenza artistica spazio K.Kinkaleri – Centro di Residenza Regionale, con il supporto di Xing. STELLEN coreografia Vincent Giampino performance Greta Francolini, Vincent Giampino outfit design Rebecca Ihle outside eye / conversazioni Paola Granato produzione TIR Danza











