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I luoghi che abiteremo. Codex Festival a Noto

Tra settembre e ottobre Codex Festival ha ospitato a Noto performance e riflessioni, sotto la direzione artistica di Salvatore Tringali. Tra gli spettacoli Suttascupa, con Giuseppe Massa e Giuseppe Provinzano

Foto Codex Festival

Si è conclusa da poco la quattordicesima edizione di Codex a Noto, per la direzione artistica di Salvatore Tringali. Nella cittadina barocca, una delle mete più frequentate dal turismo di massa diretto in Sicilia, il Festival cerca di portare avanti una ricerca aperta alla multidisciplinarietà e al dialogo con lo spazio urbano. Non a caso, l’ultima edizione del festival ha ospitato il dibattito Chi vive questa città? cui ha partecipato in qualità di relatore Giovanni Semi, sociologo dell’Università di Torino e tra i maggiori riferimenti nell’ambito della gentrificazione urbana. Tra i temi trattati: l’incremento esacerbato dell’indotto ricettivo, l’attuale condizione dei centri storici, le possibilità di recupero offerte dalle periferie. L’incontro si è svolto presso gli Ex Magazzini della Stazione di Noto, luogo profondamente ripensato da Cantina Sperimentale Iblea, l’associazione culturale promotrice del festival netino. Proprio qui, Codex ha ospitato nel 2024 un primo workshop di tre giorni, finanziato con fondi PNRR e restituito dal volume I luoghi che abiteremo. L’impegno, reso possibile dal coinvolgimento integrato di architetti e artisti, si è puntualmente rinnovato: nel 2025, anno in cui il festival ha ricevuto il sostegno triennale per il 2025-27 nell’ambito del FNSV e nel 2026, tra altre iniziative, con Amarene. Quest’ultimo workshop, guidato dal regista Orazio Condorelli e ispirato a Il giardino dei ciliegi, ha interrogato gli abitanti sul valore dei luoghi e sul significato della loro perdita. Già avevamo preso parte a Codex a un dibattito relativo alle criticità proprie dell’organizzazione teatrale in Sicilia, nel 2022: ancora una volta, il festival consente di entrare nel merito della questione, ma molto è cambiato.

Codex e gli Ex Magazzini si configurano adesso come inedito laboratorio in cui urbanistica e arti performative delineano linee progettuali fattive: i materiali prodotti sono stati messi a disposizione del Comune di Noto per sostenerne la candidatura al Fondo Sviluppo e Coesione 2021-27 per la rigenerazione dei centri urbani. L’eventuale assegnazione dei fondi permetterebbe la trasformazione della struttura in presidio culturale permanente, con spazi dedicati a eventi culturali e residenze artistiche. Intanto sono gli organizzatori a farsi carico della bonifica del luogo, come del montaggio e dello smontaggio delle strutture necessarie ad accogliere il pubblico in sicurezza: «A festival concluso il luogo torna a essere, per il resto dei mesi, ciò che era: uno spazio abbandonato, spesso ridotto a discarica a cielo aperto». Nel frattempo, se Cantina Sperimentale Iblea continua a investire energie continuative nel progetto, il recupero della linea ferrata da parte della Fondazione FS, questo finanziato dalle risorse del progetto Binari senza Tempo per circa quaranta milioni di euro dal Fondo complementare al PNRR, procede per lotti e, quasi comicamente, in costante ritardo – anche qui, nonostante i periodi bui che viviamo, i treni continuano a non arrivare in orario. Oltre a rendere l’area interessata più agibile, il progetto dovrebbe connettere i centri costieri all’entroterra della Val di Noto, mobilitando un’area in cui potrebbe essere intercettato del pubblico interessato alla fruizione degli spettacoli proposti.

Foto Codex Festival

Tra le performance ospitate da Codex abbiamo visto, al Teatro Tina di Lorenzo, Suttascupa di Giuseppe Massa, con lo stesso Massa e Giuseppe Provinzano, riproposto per il suo ventesimo anniversario con alcune modifiche: a Fabrizio Ferracane nel ruolo di uno dei personaggi è da tempo subentrato Provinzano; la voce fuori campo è di Simona Malato, sottoposta a distorsioni digitali. Resta invece immutata la storia di Giovanni e Vito, perenni disoccupati in sala di attesa. L’asperità della performance è stata notata da più osservatori (Suttascupa è stato presentato in prima a Primavera dei Teatri): i due protagonisti, intrappolati in una situazione asfissiante e grottesca, da teatro dell’assurdo, agiscono in una cruda rilettura dei modi scaldatiani. Il corpo degli interpreti è corpo sotto-proletario vessato da una società che li emargina o li osserva indifferente, costretto da corde insolvibili a una simbiosi problematica, esposto in crocifissione, dato in pasto al mercato del lavoro e ai suoi insensati sadismi burocratici. Dopo vent’anni, lo spettacolo che noi vediamo rimane forte e significativo, tanto più che la distanza temporale ha indotto gli attori a una revisione delle proprie interpretazioni: più beffarda, nel caso di Massa (tutt’uno col suo testo), meno incline all’esplosione emotiva, nel caso di Provinzano. Ma nonostante l’assoluta contemporaneità della vicenda, aggiornata da minimi espedienti che hanno consentito riferimenti all’intelligenza artificiale (nella voce di Malato, che come aiuto-regia ha inoltre partecipato al processo creativo), la performance si presenta a Codex un po’ come una cattedrale nel deserto. Sensazione enfatizzata anche dalla stessa struttura del teatro: tra platea e palco si spalanca una profonda fossa d’orchestra, che ha condizionato quella rottura della quarta parete prevista soprattutto nella prima parte della performance.

Foto Codex Festival

Insomma, dal 2022 Codex ha vinto bandi, convolto figure tecniche, avanzato progetti: ovvero, ha mantenuto le promesse. Ma rimane aperta l’annosa questione del rapporto con il pubblico locale. Il Festival programma un cartellone contemporaneo in un territorio in cui il teatro comunale già rientrava nell’orbita delle produzioni di Carlo Auteri (ne parlavamo qui) e in cui poco è concesso a visioni altre. È dunque con una concezione feudale dello spazio teatrale che i festival come Codex devono confrontarsi. Recentemente, la sala è stata addirittura affittata per una cena di gala privata: il sindaco, Corrado Figura, ha bollato come pura “demagogia” le ragioni delle opposizioni consiliari che, carte alla mano, hanno contestato l’effettiva legittimità dell’operazione. Non può non essere complesso il rapporto con un pubblico chiamato a confrontarsi con performance inusuali rispetto alla programmazione ordinaria. Ma adesso il laboratorio di Codex ha fissato con più definizione alcuni dei corni della questione: l’urgenza di spazi che gli artisti possano abitare continuativamente per formare il pubblico, in un’ottica di destagionalizzazione dell’offerta culturale, ma anche la necessità di una rete infrastrutturale adeguata. Il festival ha già avuto accesso ai fondi del PNRR e del FNSV, oltre al sostegno del Comune e della Regione; ad oggi, si attende ancora la pubblicazione delle graduatorie dell’Avviso pubblico regionale per la rigenerazione dei centri urbani, Quota C, da cui dipendono le sorti degli Ex Magazzini.

Tiziana Bonsignore

Codex Festival, Noto – Settembre 2026

SUTTA SCUPA
di Giuseppe Massa
diretto e interpretato da Giuseppe Massa e Giuseppe Provinzano
Musiche Simona Norato
Luci Cristian Zucaro
Aiuto Regia Simona Malato
Tecnico Jean-Mathieu Marie
Una produzione Babel – A.C. Sutta Scupa

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Tiziana Bonsignore
Tiziana Bonsignore
Siciliana. Laureata in Lettere e Storia dell'Arte, si avvicina alla critica teatrale con il Master in Critica Giornalistica presso l'Accademia Nazionale di Arti Drammatiche Silvio d'Amico, dove si diploma con una tesi sul teatro coloniale fascista. Scrive di teatro e arti figurative.

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