Questa recensione fa parte di Cordelia di maggio 26

Una vita in vacanza dello Stato sociale fa da sipario: «Sono Francesca, ho 28 anni e faccio la cameriera». Presto capiamo che il cuore non è nel banale autobiografismo e l’attrice comincia ad elencare una serie di possibilità che la fallimentare realtà del lavoro in Italia offre: dalla guida turistica all’organizzatrice teatrale, dall’animatrice all’insegnante, la doppiatrice, e poi finalmente l’attrice. Alessandra De Luca (con la regia di Andjelka Vulic in collaborazione con Giulia Maria Falzea) alterna momenti simbolici a momenti di racconto performativo per comporre uno spettacolo che è un grido, una richiesta di soccorso pieno di dignità e intelligenza. E nel Paese con gli stipendi fermi da un paio di decenni rispetto all’inflazione, con i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori inesistenti per molte professioni non qualificate, con le finte partite iva di uso comune nel settore culturale, con intere generazioni che hanno studiato per scegliersi il lavoro e poi trovarsi a fare quello che passava il mercato pur di pagare stanzette a 500 euro al mese nelle grandi città, ben venga questo spettacolo senza peli sulla lingua, a tratti sboccato ma pieno di vita.«Il pubblico non ha bisogno di nuovi spettacoli, avete ragione. il pubblico ha sempre ragione», l’insegnamento arriva dal pub in cui Francesca ha cominciato a misurare il disagio della propria situazione mentre il Boss snocciolava i consigli della vita: «sorridi, sculetta», questo d’altronde il mantra maschilista e patriarcale che attraversa tutte le professioni in cui il corpo della giovane è esposto al pubblico. Imparare a sorridere, a compiacere il cliente maschio per ottenere mance e favori, ecco l’unica possibilità in attesa di un provino, per capire poi che «il cameriere serve e l’attore non serve a un cazzo». Poi arrivano il cinema e il lavoro in un teatro, ma sempre la giovane donna dovrà sottostare allo sfruttamento: «tu non decidi niente», con i guantoni da box tenta di respingere i colpi della vita, anche quando arrivano a tradimento, sotto la cintura e da quel mondo che sognava. E poco cambia tra l’ambiente culturale del teatro e la cucina in fiamme del pub, viene voglia di sventolare bandiera bianca. (Andrea Pocosgnich)
Visto al Teatro Biblioteca Quarticciolo. di e con Alessandra De Luca regia Andjelka Vulic in collaborazione con Giulia Maria Falzea drammaturgia Alessandra De Luca collaborazione alla drammaturgia Andrea Cosentino disegno luci Andjelka Vulic













