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HomeCordelia - le RecensioniÈ SOLO UN LUNGO TRAMONTO (di e con Jacopo Giacomoni)

È SOLO UN LUNGO TRAMONTO (di e con Jacopo Giacomoni)

Questa recensione fa parte di Cordelia di febbraio 26

“Solo” un lungo tramonto. Come fa a essere “soltanto”? Tutta una vita con le sue emozioni e le sue persistenze che si disgrega…non ci si prepara a vivere in un tempo slogato. È ciò che sembra far intendere l’autore e interprete Jacopo Giacomoni al pubblico del Teatro Biblioteca Quarticciolo durante il prologo: «C’è un uomo che parla con il fantasma di suo padre e alla fine quando il fantasma è scomparso dice: ‘The time is out of joint’. “Joint” è l’articolazione, il tempo, dice, è fuori dall’articolazione, disarticolato. Presente passato e futuro stanno tra loro come un omero e una scapola». Fuori, nel foyer, poco prima dell’inizio, e pure dopo, sfogliamo dei faldoni di foto e testimonianze raccolte dal padre di Giacomoni tra il 2008 e il 2018, quando iniziava ad avere i primi episodi di demenza. C’è una cornice con una foto sul tavolo, stampata anche sul velatino che conduce alla sala, e poi la ritroviamo in scena. Una foto del padre di magniloquente nostalgia. Giacomoni ci fa entrare con eleganza poetica e suggestione matematica proprio in quell’out of joint: il suono soffocato e dimesso del sax contralto, ogni battuta, azione, elemento scenico è minimale ma inevitabile. Lo spettro del passato che agisce sul presente (citando la hauntology derridiana prima e fisheriana poi) è, solo, un apparente meccanismo di ripetizione. Nella ripetizione del primo ricordo del padre, che sembra uguale ma non lo è, facciamo esperienza di quel crepitio, di quel danneggiamento, dei vuoti. Mentre scorrono a sinistra del palco su un rullo i ricordi dettati e trascritti al pc, Giacomoni, in mezzo ad altri faldoni e cassetti, tira fuori degli oggetti del padre con cui si veste: un paio di occhiali, le scarpe, la giacca, la barba, il pettine, l’orologio. Più diventa il padre e più quel glitch si impossessa della scena e il pubblico entra così nella memoria slogata del genitore. Cambiano le luci, i testi sul rullo di distorcono in fotografie, macchie rossastre si allargano; un morphing inarrestabile mescola tutto in un’eternità che unisce tutti i tempi del tempo. (Lucia Medri)

Visto al Teatro Biblioteca Quarticciolo: testo, regia e performer Jacopo Giacomoni; sound design Alessandro Gambato; video e visual Furio Ganz; scenografia Arianna Sortino; costumi Ambra Accorsi; assistenza e grafica Eleonora Bonino; musica Jacopo Giacomoni e Alessandro Gambato: un grazie speciale ad Alessandro Sciarroni; produzione esecutiva Teatro Stabile di Bolzano; in residenza presso Teatri Riflessi/IterCulture, in partnership con gARTen – festival di teatro nel parco di Fondazione Claudia Lombardi per il teatro (Lugano), con il supporto di European Festivals Fund for Emerging Artists – EFFEA, un’iniziativa della European Festivals Association (EFA), co-finanziata dall’Unione Europea. col sostegno di IntercettAzioni – Centro di Residenza Artistica della Lombardia e con il sostegno di Operaestate/CSC di Bassano del Grappa

Cordelia, febbraio 2026

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Lucia Medri
Lucia Medri
Giornalista pubblicista iscritta all'ODG della Regione Lazio, laureata al DAMS presso l’Università degli Studi di Roma Tre con una tesi magistrale in Antropologia Sociale. Dopo la formazione editoriale in contesti quali agenzie letterarie e case editrici (Einaudi) si specializza in web editing e social media management svolgendo come freelance attività di redazione, ghostwriting e consulenza presso agenzie di comunicazione, testate giornalistiche, e per realtà promotrici in ambito culturale (Fondazione Cinema per Roma). Nel 2018, vince il Premio Nico Garrone come "critica sensibile al teatro che muta".

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