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Kids Festival. Potere all’infanzia

A Lecce va in scena da 12 edizioni Kids Festival, dedicato al teatro e alle arti per le nuove generazioni da Factory compagnia transadriatica e Principio Attivo Teatro. Siamo andati a scoprire cosa porta così tanto pubblico nelle sale leccesi, ogni anno, tra dicembre e gennaio. 

Flora- Ph Giovanni William Palmisano

Lo chiamano “teatro per le nuove generazioni”. Ma i meno attenti alle definizioni lo chiamerebbero, non senza un’attitudine un po’ snob, il teatro per i bambini, lasciando intendere che poi, agli adulti, tutto ciò non interessa. E invece, a volersi dare una possibilità, è proprio in certo teatro che il pubblico dei grandi ritroverebbe qualche legame con la percezione sensibile, perduta chissà quando in una vita fatta adulta. Ma tutto ciò per accadere ha bisogno di un contesto adeguato, cresciuto attraverso una fidelizzazione anno dopo anno e una curiosità stimolata con attività continue e accurate, un contesto dunque che non si presenta come un’apparizione aliena in un determinato periodo dell’anno, ma come il culmine festoso di una pratica riconoscibile, tangibile. È questo il caso di Kids Festival, dedicato al teatro e alle arti per le nuove generazioni, che Factory compagnia transadriatica e Principio Attivo Teatro organizzano a Lecce, a cavallo tra dicembre e gennaio, durante insomma le vacanze scolastiche invernali, offrendo il suggerimento di tradire, per qualche giorno, la routine settimanale degli impegni.

Little Night – Ph Giovanni William Palmisano

Ciò che più colpisce, muovendosi in città – tra il Teatro Paisiello e il Teatro Koreja, tra le Manifatture Knos e il Teatro Apollo, o ancora nello spazio Nasca Il Teatro e all’Ex Convitto Palmieri – è il radicamento del festival nella cittadinanza: le sale, che siano piccoli spazi o grandi palcoscenici, sono tutte piene, nella platea e nei palchetti, segno evidente che la risposta di pubblico non si ferma a un gruppo di appassionati, magari abituali, ma si allarga attraverso una serie di attività con e per le scuole e le famiglie, tra le quali c’è da segnalare senz’altro il progetto gratuito Piccoli Critici – un gruppo di bambine e bambini dai 9 anni che discutono, assieme alla tutor Silvia Lodi, degli spettacoli visti, oppure l’Operazione Robin Hood, un progetto di inclusività che raccoglie donazioni dal pubblico perché forniscano un biglietto sospeso a chi non ha l’economia per partecipare.

Smile – Ph Giovanni William Palmisano

In tale contesto di coesione e partecipazione, l’offerta artistica non è meno solida e offre una variegata esperienza di qualità, sia nazionale che internazionale. “Popolo di Kids, buonasera!”, anticipa la scena del suo Smile Tonio De Nitto, regista di Factory e ospite di casa; la scena alle sue spalle, dove presto Luca Pastore evocherà nello stesso spazio passato e presente di azioni abituali ma rotte da un evento che si staglia sullo sfondo di una casetta bianca, tendente all’avorio, forse in un bosco, che però non si vede; ruota la struttura, non muta la percezione di questo personaggio, guidato da una voce off che evidenzia gli snodi narrativi della sua mimica struggente e al contempo ironica, memore di una figura che torna nei suoi pensieri, ma non nella sua vita di oggi, una donna amata che lo osserva – Benedetta Pati – vivere ormai senza di lei. Un sorriso e forse una lacrima, recita il sottotitolo di questo spettacolo i cui riferimenti al contesto di guerra, alla perdita, spostano oltre i 7 anni il riferimento di pubblico; tuttavia la dimensione comica, come una strip da fumetto, permette di seguire con facilità la sequenza di azioni, in dialogo con la musica e con i rumori esterni a definire gli avvenimenti, così che lo sconvolgimento si coordina alla memoria, riappare pian piano in forma evocativa qualche colore che contrasti, dolcemente, il bianco.

Flora – Ph Giovanni William Palmisano

Si dilegua il fumo del Teatro Apollo perché Flora prenda forma. Giulia Arcangeli e Luis Paredes – il Duo Kaos – emergono fluttuando su una struttura, un albero centrale su una pedana rotante, abitando così il mondo onirico; la musica e le parole condensano il movimento dei corpi, attraverso il racconto del vecchio sacerdote Ermanno (magnifica la qualità mimetica di Clio Gaudenzi, abile come attrice e musicista) che veicola le tecniche acrobatiche nella cornice del suo mondo in trasformazione, di cui è custode. Il rapporto tra i due regni esplode in una vorticosa densità di immagini, emotivamente coinvolgente; tuttavia qualche dubbio nasce dalla caratura intellettuale del testo, forse troppo spesso per l’età consigliata (dai 3 anni).

Asola e bottone – Ph Giovanni William Palmisano

Asola e bottone. Storia di un sarto e della sua anima. È l’offerta firmata da Illoco Teatro – alla regia Roberto Andolfi, dai testi di Annarita Colucci, anche sulla scena con Dario Carbone – nata in seno al progetto residenziale TRAC – Teatri di Residenza Artistica Contemporanea, che vede assieme varie realtà del territorio pugliese con un’intenzione produttiva e processuale: oltre alle compagnie ospitanti, ci sono La Luna nel Letto di Ruvo di Puglia, il CREST di Taranto, la Bottega degli Apocrifi di Manfredonia. Il lavoro, ancora in fase di assestamento dopo la raccolta creativa residenziale, porta in una dimensione narrativa, cercando di affrontare il tema della passione e del compromesso attraverso la metafora della sartoria, che cuce, taglia e intreccia in modo poetico e delicato i fili di una vita. La storia, che si ispira a L’anima smarrita della Premio Nobel 2018 Olga Tokarczuk, fa emergere una natura artigianale e immaginifica davvero lodevole, esprimendosi attraverso la voce off e il video, ma anche attraverso la concretezza del teatro di figura e della manipolazione, unite alla creazione di uno spazio accogliente, la bottega interna ed esterna del sarto in cui scendono abiti e strumenti tramite i fili, appesi in alto. Tanti sono gli elementi in campo, troppi forse gli intrecci strumentali e gli snodi narrativi: proprio le forbici del sarto potranno offrire l’opportunità di rendere il progetto più fluido.

Ti vedo – Ph Giovanni William Palmisano

Chi ha mai sentito parlare del basilisco? Sicuramente Emanuela Dall’Aglio, esperta di fiabe o, più precisamente, di tutti quegli oggetti o personaggi che appaiono nelle fiabe ma poi non si sa che fine facciano. Questo, che già era il nucleo fondante del Museo della Fiaba per il precedente Once upon a time, è lo strumento iniziale che porta dentro l’Eolo Award 2025 Ti vedo. La leggenda del basilisco, mostro tutto sommato docile che diventa amico di un bambino in una città che sta privando di tutti i suoi abitanti. La dimensione spaziale scelta da Dall’Aglio è verticale: un corpo centrale che fa da baracca per determinare all’esterno gli avvenimenti attraverso le fessure; la narrazione della storia, che passa dalla tecnica ineccepibile di Dall’Aglio, unisce allo stesso tempo il macabro e il grottesco, grazie anche al tessuto atmosferico di Mirto Baliani che con la musica e le luci sfuma i toni di colore nell’oscurità del villaggio, vi fa entrare le domande di chi assiste tra il pubblico, permettendo che questo racconto orrorifico sia poi in conclusione una piccola storia di formazione.

La bicicletta rossa – Ph Giovanni William Palmisano

Ma un valore di un festival, oltre che proporre il nuovo, è anche quello di dare nuova vita a spettacoli non così recenti ma ancora in grado di offrire spunti. È il caso di La bicicletta rossa che proprio Principio Attivo Teatro, con la regia di Giuseppe Semeraro, ha messo in scena nel 2012: una famiglia particolare, che vive in un mondo distopico in cui il capitale ha definitivamente conquistato ogni angolo di umanità, riducendo l’umano a semplice ingranaggio, compie ogni giorno il proprio lavoro di inserire sorprese negli ovetti di cioccolata per il cattivo Mr Bancomat, ma se ci fosse la possibilità di comunicare attraverso questo mezzo? Sarebbe forse il primo sintomo di una rivoluzione? Il tema della crisi economica, allora così diffuso, nel nostro presente di povertà estrema e fagocitante non smette di essere contemporaneo, conservando il tono grottesco e immaginifico che non permette a questo spettacolo di invecchiare.

Shhh – Ph Giovanni William Palmisano

In conclusione una nota di carattere collettivo: l’attenzione data da Kids Festival al linguaggio non verbale, utilissimo per veicolare contenuti verso un pubblico che con la verbalizzazione non ha ancora familiarità, è di grande delicatezza. È ciò a cui si stanno avvicinando Ilaria Carlucci e Manuela Tessi con Shhh – The touch of sound, esperienza legata al suono e al gesto, attraverso la musica in loop station e la danza, che vuole essere stimolo per la percezione infantile, in direzione di una esplorazione del mondo che sia principalmente sensibile. Ma certamente questo obiettivo se lo pongono le due compagnie spagnole ospiti del festival: Little night di Imaginart è un viaggio immaginifico che stimola il pubblico infantile (2-5 anni) attraverso l’apparizione di figure colorate che guardano al surrealismo; la loro proiezione, che richiama la partecipazione concreta, avviene su un tappeto bianco dove un danzatore compie una coreografia accogliente, in grado così di avvicinare bambine e bambini a considerare quella presenza che c’è e non c’è, diverte diventando qualcosa fino al punto di non essere più.

Copiar – Ph Giovanni William Palmisano

Animal Religion porta invece a Kids quella che è forse l’esperienza più esaltante del festival: Copiar, pensato dagli 8 anni, invade il palco di Koreja in una trascinante sequenza di coinvolgimento; il performer Quim Giron non è che un primo veicolo di informazioni corporee e vocali, non fa altro che attrarre sul palco, scegliendo tra il pubblico, un gruppo di bambine e bambini che sarà protagonista dello spettacolo: fin dall’inizio la sua intenzione è quella di produrre piccoli elementi da copiare, gesti o vocalizzi ripetuti in platea, così da proporre in modo chiaro il dispositivo in cui il gruppo entrerà a far parte, ormai sul palco. Copiare, partecipare a una partitura, significa ordire una storia in modo imprevedibile, una storia che si compie mentre è agita; ciò sviluppa un tema importante: la fiducia nell’azione e nella relazione, che forse solo durante l’infanzia è possibile senza disagio. La partecipazione, dentro e fuori la scena, è totale, così che la responsabilità di ciò che si va componendo investe ognuno, il confine scompare, il palco è ovunque e il teatro continua a offrire il suo mantra: tutti possono essere tutto.

Simone Nebbia

Kids Festival Lecce – Gennaio 2026

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Simone Nebbia
Simone Nebbia
Professore di scuola media e scrittore. Animatore di Teatro e Critica fin dai primi mesi, collabora con Radio Onda Rossa e ha fatto parte parte della redazione de "I Quaderni del Teatro di Roma", periodico mensile diretto da Attilio Scarpellini. Nel 2013 è co-autore del volume "Il declino del teatro di regia" (Editoria & Spettacolo, di Franco Cordelli, a cura di Andrea Cortellessa); ha collaborato con il programma di "Rai Scuola Terza Pagina". Uscito a dicembre 2013 per l'editore Titivillus il volume "Teatro Studio Krypton. Trent'anni di solitudine". Suoi testi sono apparsi su numerosi periodici e raccolte saggistiche. È, quando può, un cantautore. Nel 2021 ha pubblicato il romanzo Rosso Antico (Giulio Perrone Editore)

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